Amburgo e Parigi, l’agenda si riempie
L’artista atteso da un lungo tour che lo porterà anche a Bari, Padova e Shangai
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SASSARI. L’attesa è stata lunga ma i frutti del lavoro svolto prima della pandemia stanno arrivando: Tokyo sarà solo la prima tappa di una lunga stagione internazionale per Leonardo Sini, che si prepara a girare il mondo. La sua carriera è sempre stata internazionale, dopo la vittoria del concorso “Solti”ha avuto l’opportunità di dirigere l'Orchestra dell'Opera di Stato Ungherese, l'Orchestra Filarmonica di Gyor e la Pannon Philharmonic Orchestra esibendosi al Teatro Erkel di Budapest ed al Kodály Centre di Pécs. Nella primavera del 2019 ha poi debuttato al Teatro dell’Opera di Budapest con Le Villi e la Messa di Gloria di Puccini in forma di Concerto. Nell’autunno 2019 ha poi fatto il suo debutto in una produzione operistica dirigendo al Teatro Sociale di Como con La Sonnambula di Bellini.
Adesso è arrivato il momento di fare le valigie e prepararsi a un lungo tour in tutti i continenti e non per modo di dire: dopo le date di Tokyo, la sua agenda prevede “Il Trittico” (nuova produzione) ad Amburgo, “Elisir d’amore” all’Opéra de Paris, “Don Pasquale” al Teatro Petruzzelli di Bari e al Teatro Verdi di Padova, “Il Barbiere di Siviglia” a Shangai e nel circuito di Opera Lombardia e “Turandot” all’Opera Australia. Un programma impegnativo e anche gratificante, soprattutto per lui che ama l’opera in maniera particolare: «Mi affascina moltissimo questo genere perché mette insieme tante arti. Intanto è bellissimo lavorare coi cantanti e il rapporto che riesci a costruire con loro, ma nell’opera c’è anche la regia, il meccanismo teatrale, i costumi». Dal punto di vista musicale i gusti invece vanno «sul repertorio romantico, compositori come Beethoven e Tchaikovsky sono sicuramente nelle mie corde». Nella sua professione non ha però un modello: «La tradizione musicale è ricca di grandi direttori d’orchestra, molti dei quali italiani, non posso però dire che uno in particolare mi abbia ispirato, i modelli in questo campo sono veramente tanti. Anche se è chiaro che guardi in un certo modo a direttori come Riccardo Muti e Claudio Abbado».(r.s.)
Adesso è arrivato il momento di fare le valigie e prepararsi a un lungo tour in tutti i continenti e non per modo di dire: dopo le date di Tokyo, la sua agenda prevede “Il Trittico” (nuova produzione) ad Amburgo, “Elisir d’amore” all’Opéra de Paris, “Don Pasquale” al Teatro Petruzzelli di Bari e al Teatro Verdi di Padova, “Il Barbiere di Siviglia” a Shangai e nel circuito di Opera Lombardia e “Turandot” all’Opera Australia. Un programma impegnativo e anche gratificante, soprattutto per lui che ama l’opera in maniera particolare: «Mi affascina moltissimo questo genere perché mette insieme tante arti. Intanto è bellissimo lavorare coi cantanti e il rapporto che riesci a costruire con loro, ma nell’opera c’è anche la regia, il meccanismo teatrale, i costumi». Dal punto di vista musicale i gusti invece vanno «sul repertorio romantico, compositori come Beethoven e Tchaikovsky sono sicuramente nelle mie corde». Nella sua professione non ha però un modello: «La tradizione musicale è ricca di grandi direttori d’orchestra, molti dei quali italiani, non posso però dire che uno in particolare mi abbia ispirato, i modelli in questo campo sono veramente tanti. Anche se è chiaro che guardi in un certo modo a direttori come Riccardo Muti e Claudio Abbado».(r.s.)
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