Legge sulle Province: senza referendum il Governo dice no
Le motivazioni dell’impugnazione. Nessun rilievo sui costi Ora spunta l’ipotesi di una consultazione confermativa
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CAGLIARI. La Sardegna può tirar fuori dal cilindro quante Province vuole, ma senza chiamare prima in causa gli elettori, con un referendum, non può stravolgere i confini interni a suo piacimento. È questo l’unico motivo ufficiale per cui il governo Draghi ha impugnato davanti alla Corte costituzionale la riforma degli enti locali, approvata ad aprile dal Consiglio regionale e la settimana scorsa finita nel mirino di Palazzo Chigi. Fino all’altra mattina sembrava che Roma avesse avuto da ridire anche sul numero delle Province, diventate sei, delle Città metropolitane, Sassari e Cagliari, e sul costo della rivoluzione amministrativa. Invece, come si legge sul sito del ministero per gli affari regionali, l’unica contestazione costituzionale è proprio il mancato referendum preventivo. Referendum previsto dallo Statuto speciale, ma finora mai indetto ogni qualvolta le Province sono state restaurate, compresse o dilatate nelle altre legislature. Stavolta, invece, il Governo ha messo la consultazione popolare davanti a tutto il resto e per questo – si legge – «ogni singola variazione dovrà essere approvata, con i referendum, nelle singole Province di volta in volta interessate». Ora il caso sarà discusso nell’aula della Corte Costituzionale e l’udienza potrebbe essere subito dopo l’estate. A meno che le parti in causa, il Governo e la Regione, non si mettano d’accordo prima.
Cosa può accadere. Di sicuro la riforma rimarrà in un limbo per un bel po’ di mesi e quindi le Province continueranno a essere commissariate chissà fino a quando. Soprattutto perché la Giunta ha fatto sapere che «resisterà in giudizio, per dimostrare che il ricorso del Governo è un attacco all’autonomia e alle competenze della Regione». Oggi questo stesso concetto sarà ribadito dall’assessore agli enti locali, Quirico Sanna, che è stato convocato dalla commissione autonomia del Consiglio regionale. Consiglio che, almeno stando alle indiscrezioni, sembra intenzionato a prendersi sulle spalle il problema: più che andare allo scontro, sembra intenzionato a correggere la legge, per uscire così dalla contrapposizione costituzionale.
Le possibili soluzioni. Una correzione potrebbe essere un referendum confermativo sui confini decisi mesi fa dal Consiglio regionale. Nel pomeriggio questa ipotesi potrebbe essere al centro del confronto nell’aula della commissione autonomia, presieduta da Pierluigi Saiu della Lega, ma non è detto il Governo si accontenti di quest’aggiustamento per ritirare il ricorso. Un’altra ipotesi potrebbe essere andare alla trattativa con il ministero degli affari regionali per concordare una via d’uscita e non dover aspettare la decisione della Corte costituzionale.
Parte del Pd contento. «Siamo soddisfatti – scrivono i consiglieri regionali Roberto Deriu e Salvatore Corrias – che le censure del Governo si siano limitate al mancato referendum, perché proprio questo aspetto ricalca sia le nostre richieste in prima commissione e sia perché significa che lo Stato si fa garante di tutte le leggi della Repubblica, comprese quelle che garantiscono alla Sardegna la sua autonomia speciale». (ua)
Cosa può accadere. Di sicuro la riforma rimarrà in un limbo per un bel po’ di mesi e quindi le Province continueranno a essere commissariate chissà fino a quando. Soprattutto perché la Giunta ha fatto sapere che «resisterà in giudizio, per dimostrare che il ricorso del Governo è un attacco all’autonomia e alle competenze della Regione». Oggi questo stesso concetto sarà ribadito dall’assessore agli enti locali, Quirico Sanna, che è stato convocato dalla commissione autonomia del Consiglio regionale. Consiglio che, almeno stando alle indiscrezioni, sembra intenzionato a prendersi sulle spalle il problema: più che andare allo scontro, sembra intenzionato a correggere la legge, per uscire così dalla contrapposizione costituzionale.
Le possibili soluzioni. Una correzione potrebbe essere un referendum confermativo sui confini decisi mesi fa dal Consiglio regionale. Nel pomeriggio questa ipotesi potrebbe essere al centro del confronto nell’aula della commissione autonomia, presieduta da Pierluigi Saiu della Lega, ma non è detto il Governo si accontenti di quest’aggiustamento per ritirare il ricorso. Un’altra ipotesi potrebbe essere andare alla trattativa con il ministero degli affari regionali per concordare una via d’uscita e non dover aspettare la decisione della Corte costituzionale.
Parte del Pd contento. «Siamo soddisfatti – scrivono i consiglieri regionali Roberto Deriu e Salvatore Corrias – che le censure del Governo si siano limitate al mancato referendum, perché proprio questo aspetto ricalca sia le nostre richieste in prima commissione e sia perché significa che lo Stato si fa garante di tutte le leggi della Repubblica, comprese quelle che garantiscono alla Sardegna la sua autonomia speciale». (ua)
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