Stadio e Sant’Elia, cubature ridotte del 10%
di Silvia Sanna
Cagliari, non si placa la polemica sulla variante urbanistica approvata dal consiglio comunale
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SASSARI. Tre punti al centro della discussione: i metri cubi, i costi e i tempi di realizzazione. Ma soprattutto un diverso approccio al tema della riqualificazione. La minoranza in consiglio comunale a Cagliari ha scelto di astenersi o non partecipare al voto sulla variante urbanistica al Puc che dà il via libera alla realizzazione del nuovo stadio e al progetto di riqualificazione del quartiere che lo ospita, cioé Sant’Elia. Tutti i componenti dell’opposizione di centrosinistra, esclusa Camilla Soru del Pd che ha votato a favore, ritengono che la variante concepita dallo studio di architetti guidato da Laura Peretti, stravolga il precedente progetto benvisto dall’ex giunta Zedda, aggiunga cubature (sistemandole in maniera sbagliata) e sia irrealizzabileper via dei costi esorbitanti e dei tempi dilatati. Per quanto riguarda le volumetrie, l’architetta Peretti precisa che non c’è un aumento: le modifiche apportate alla proposta iniziale si sono declinate in una distribuzione differente dei metri cubi che complessicamente sono stati ridotti di circa il 10%. Camilla Soru dà i numeri nel dettaglio sulla base di quanto stabilito nel Piano urbanistico comunale: «Nell’area di Sant’Elia e San Bartolomeo si possono costruire un totale di 1.180.167 metri cubi. Con la variante urbanistica votata in consiglio comunale i metri cubi edificabili sull’intera area diventano 1.067.336, cioé 112.831, pari al 10% in meno del consentito». L’esponente Dem fa un esempio: «Tagliamo il volume di circa 417 case da 80 metri quadrati di superficie». Dunque la colata di cemento aggiuntiva non c’è, c’è invece una diversa distribuzione. Nella prima proposta curata dallo studio Oma, lo stadio era adiacente alla costa, in linea con il Museo del Betile immaginato sul lungomare e con il porticciolo turistico. Nella proposta Peretti, lo stadio è più all’interno e i volumi del centro commerciale inizialmente previsto all’interno del blocco sono distribuiti in varie costruzioni lungo un asse che si snoda tra lo stadio e il quartiere. Anche i parcheggi sono spalmati lungo l’area e non più concentrati in uno solo punto così come le aree verdi. «Questo progetto non aggiunge volumi, ma li sposta e li riduce», dice Camilla Soru. Di parere opposto tutto il resto dell’opposizione, che ha organizzato un dibattito per ribadire che la variante urbanistica approvata «non riqualifica Sant’Elia ma aggiunge un quartiere e cemento dove non serviva, mantenendo una separazione netta tra la città e la periferia». Il punto nodale è questo: per ricucire e creare continuità servono aree verdi o servizi? Secondo la minoranza di centrosinistra servono aree verdi e sportive più interventi mirati nel quartiere, secondo la maggioranza sono necessari anche i servizi che rendono la zona attrattiva. Tutti d’accordo sull’aumento dei costi e sui tempi: la modifica alla viabilità con l’intervento di eliminazione del sottopasso di viale Ferrara inciderà moltissimo nel calendario. È su questo punto che si giocherà la partita più importante.
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