Estradizione in Francia per i tre pescatori di Sorso
di Salvatore Santoni
La Corte d’appello sugli arresti per la violazione di un’area marina in Corsica
4 MINUTI DI LETTURA
SORSO. La Corte d’appello ha deciso che i tre pescatori di Sorso, finiti al centro di un caso diplomatico tra Sardegna e Corsica, devono essere consegnati alle autorità francesi. Ora ai tre giovani di 27, 30 e 31 anni resta soltanto un’ultima speranza: il ricorso in Cassazione.
La sentenza. La decisione del tribunale è arrivata ieri mattina all’esito della camera di consiglio del collegio di giudici formato dal presidente Maria Teresa Lupinu e dai consiglieri Marina Capitta e Maria Grixoni. Il procuratore generale ha chiesto l’accoglimento della richiesta di consegna e i difensori dei tre giovani – i legali Marco Salaris, Mario Perantoni, Luca Sciaccaluga e Luigia Crabu – hanno chiesto chiaramente il rigetto. I giudici hanno ritenuto che i fatti per i quali il tribunale di Ajaccio chiede la consegna sono perseguiti penalmente anche nel nostro paese, confermando quindi che c’è una situazione di doppia punibilità e non risultano cause ostative all’estradizione. Inoltre, il collegio ha deciso che risultano esaustivamente contestati i fatti ascritti come commessi da tutti gli arrestati in concorso tra loro. E che il luogo del commesso reato è specificamente indicato nella riserva naturale francese. In altre parole, sono rispettati tutti i termini per dare corso al mandato di cattura europeo.
La condizione. Disponendo la consegna ai francesi però, i giudici hanno deciso che deve essere applicata una riserva di legge. I tre giovani, infatti, sono cittadini italiani residenti da oltre cinque anni. In questo caso la norma consente una sorta di uscita di emergenza: se i pescatori, dopo essere sottoposti a processo ed essere eventualmente condannati a scontare una pena o una misura privativa della libertà personale, dovranno essere rinviati in Italia. Inoltre, in attesa della consegna, i tre giovani dovranno continuare a presentarsi in caserma. I giudici hanno infatti confermato la misura cautelare dell’obbligo di firma. «È purtroppo un’amara realtà – spiega l’avvocato Sciaccaluga –. I ragazzi erano preparati a questa possibilità ma è chiaro che la speranza era che la situazione si risolvesse diversamente. La normativa è molto stringente, la Corte ha fatto quello che è previsto dalla legge». «L’unico dato positivo – aggiunge il legale – è che la Corte ha stabilito che l’eventuale pena andrà scontata in Italia. Ora ci sono pochi giorni per un eventuale ricorso, e stiamo valutando con gli altri colleghi come muoverci».
Le accuse. Nell’ultima udienza la Corte aveva disposto la traduzione del mandato di cattura europeo emesso dalle autorità francesi e scritto nella loro lingua. Nel frattempo è arrivata la traduzione in italiano (oltre alla Corte lo hanno ricevuto, soltanto ieri, anche i difensori) e così sono stati meglio specificati anche i presunti reati commessi dai tre giovani sorsensi. I tre pescatori sono accusati dalla giustizia francese di violenza e minaccia contro pubblico ufficiale, ostacolo alle funzioni di un funzionario, violazioni di reati in materia ambientale, pesca all’interno di area destinata a riserva naturale protetta. Reati che si sarebbero consumati nella riserva naturale delle Bocche di Bonifacio il 2 luglio del 2020.
Ultima chance. La sentenza di ieri è stato un duro colpo per i giovani e i loro legali, ma non tutto è perduto. I margini sono molto stretti ma, se pur flebile, c’è la speranza di non imbarcarsi per la Corsica. A partire da ieri, infatti, i pescatori hanno cinque giorni di tempo per esercitare la facoltà di fare ricorso in Cassazione. Impugnando così la decisione della Corte d’appello nella speranza di ribaltare tutto.
L’incognita. In queste ore i legali dei pescatori stanno valutando come procedere. La situazione è molto delicata e le opportunità date dalla legge sono risicatissime. Questo perché la normativa rispetto ai mandati di cattura europei è cambiata nel febbraio del 2021. E sostanzialmente ora non è più possibile entrare nel merito della vicenda oggetto del mandato. I fatti contestati ai tre pescatori risalgono al mese di luglio del 2020, mentre il mandato è stato spiccato nel mese di aprile di quest’anno. «È partito quando era già entrata in vigore la nuova normativa – riprende l’avvocato Sciaccaluga – quindi il margine è strettissimo». Significa che le contestazioni ed eventuali prove a discarico potranno essere esibite soltanto nel corso del processo che si celebrerà in terra francese.
La sentenza. La decisione del tribunale è arrivata ieri mattina all’esito della camera di consiglio del collegio di giudici formato dal presidente Maria Teresa Lupinu e dai consiglieri Marina Capitta e Maria Grixoni. Il procuratore generale ha chiesto l’accoglimento della richiesta di consegna e i difensori dei tre giovani – i legali Marco Salaris, Mario Perantoni, Luca Sciaccaluga e Luigia Crabu – hanno chiesto chiaramente il rigetto. I giudici hanno ritenuto che i fatti per i quali il tribunale di Ajaccio chiede la consegna sono perseguiti penalmente anche nel nostro paese, confermando quindi che c’è una situazione di doppia punibilità e non risultano cause ostative all’estradizione. Inoltre, il collegio ha deciso che risultano esaustivamente contestati i fatti ascritti come commessi da tutti gli arrestati in concorso tra loro. E che il luogo del commesso reato è specificamente indicato nella riserva naturale francese. In altre parole, sono rispettati tutti i termini per dare corso al mandato di cattura europeo.
La condizione. Disponendo la consegna ai francesi però, i giudici hanno deciso che deve essere applicata una riserva di legge. I tre giovani, infatti, sono cittadini italiani residenti da oltre cinque anni. In questo caso la norma consente una sorta di uscita di emergenza: se i pescatori, dopo essere sottoposti a processo ed essere eventualmente condannati a scontare una pena o una misura privativa della libertà personale, dovranno essere rinviati in Italia. Inoltre, in attesa della consegna, i tre giovani dovranno continuare a presentarsi in caserma. I giudici hanno infatti confermato la misura cautelare dell’obbligo di firma. «È purtroppo un’amara realtà – spiega l’avvocato Sciaccaluga –. I ragazzi erano preparati a questa possibilità ma è chiaro che la speranza era che la situazione si risolvesse diversamente. La normativa è molto stringente, la Corte ha fatto quello che è previsto dalla legge». «L’unico dato positivo – aggiunge il legale – è che la Corte ha stabilito che l’eventuale pena andrà scontata in Italia. Ora ci sono pochi giorni per un eventuale ricorso, e stiamo valutando con gli altri colleghi come muoverci».
Le accuse. Nell’ultima udienza la Corte aveva disposto la traduzione del mandato di cattura europeo emesso dalle autorità francesi e scritto nella loro lingua. Nel frattempo è arrivata la traduzione in italiano (oltre alla Corte lo hanno ricevuto, soltanto ieri, anche i difensori) e così sono stati meglio specificati anche i presunti reati commessi dai tre giovani sorsensi. I tre pescatori sono accusati dalla giustizia francese di violenza e minaccia contro pubblico ufficiale, ostacolo alle funzioni di un funzionario, violazioni di reati in materia ambientale, pesca all’interno di area destinata a riserva naturale protetta. Reati che si sarebbero consumati nella riserva naturale delle Bocche di Bonifacio il 2 luglio del 2020.
Ultima chance. La sentenza di ieri è stato un duro colpo per i giovani e i loro legali, ma non tutto è perduto. I margini sono molto stretti ma, se pur flebile, c’è la speranza di non imbarcarsi per la Corsica. A partire da ieri, infatti, i pescatori hanno cinque giorni di tempo per esercitare la facoltà di fare ricorso in Cassazione. Impugnando così la decisione della Corte d’appello nella speranza di ribaltare tutto.
L’incognita. In queste ore i legali dei pescatori stanno valutando come procedere. La situazione è molto delicata e le opportunità date dalla legge sono risicatissime. Questo perché la normativa rispetto ai mandati di cattura europei è cambiata nel febbraio del 2021. E sostanzialmente ora non è più possibile entrare nel merito della vicenda oggetto del mandato. I fatti contestati ai tre pescatori risalgono al mese di luglio del 2020, mentre il mandato è stato spiccato nel mese di aprile di quest’anno. «È partito quando era già entrata in vigore la nuova normativa – riprende l’avvocato Sciaccaluga – quindi il margine è strettissimo». Significa che le contestazioni ed eventuali prove a discarico potranno essere esibite soltanto nel corso del processo che si celebrerà in terra francese.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
