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le emittenti in crisi 

Calo della pubblicità e digitale: le piccole lottano per sopravvivere

Calo della pubblicità e digitale: le piccole lottano per sopravvivere

SASSARI. Nell’universo delle radio (non solo italiane) la Sardegna ha un ruolo importante, si può dire addirittura “storico”. Fu infatti Radio Sardegna, nata a Bortigali nel 1943, la prima radio...

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SASSARI. Nell’universo delle radio (non solo italiane) la Sardegna ha un ruolo importante, si può dire addirittura “storico”. Fu infatti Radio Sardegna, nata a Bortigali nel 1943, la prima radio libera ad annunciare, il 7 maggio 1945, alle 15.07, la fine della Seconda guerra mondiale. Radio Sardegna riuscì a battere sul tempo anche Radio Roma e persino la Bbc.

Passando a tempi più recenti, l’isola è stata protagonista di quella rivoluzione delle radio libere che cambiò per sempre il mondo dell’etere. Tempi per pionieri, con emittenti che nascevano nei sottotetti, con impianti di fortuna e sperimentazioni tecnologiche fatte in casa. Le prime prove di trasmissioni radiofoniche risalgono al 1974. La primogenitura è controversa, ma diverse fonti sostengono che l’esordio fu di Radio Oristanodi Nanni Di Cesare.

Da allora fu un tumultuoso moltiplicarsi di emittenti, in un clima di totale deregulation a cui si metterà ordine solo molti anni più tardi, anche se nel frattempo non mancarono le iniziative giudiziarie che tentarono di frenare un fenomeno inatteso.

A Cagliari nasce Radio Brasilia (poi diventata Radiotelelinea e quindi NBC) poi, a giugno 1975, Radio Rama. Il 19 giugno 1975 nasce Radiolina, fondata da Nicola Grauso che poi fu uno dei pionieri del web in Italia.

Ora le radio private in Sardegna vivono un momento di crisi e dopo i floridi anni ‘80 e ‘90 devono lottare per la sopravvivenza, confrontandosi con la concorrenza spietata del web e cercando di adeguarsi, per quanto possibile, al cambiamento tecnologico e al crollo del mercato pubblicitario.

In Sardegna sono rimaste due emittenti di grosse dimensioni, le cagliaritante Radiolina e Sintony, poi Supersound di Guspini, in ascesa anche sul piano della copertura del segnale e della campagna acquisti di deejay e speaker.

Poi qualche decina di emittenti in ambito pronvinciale e sub provinciale. Tra le altre Latte e Miele (agganciata a un network nazionale) Radio del Golfo a Porto Torres, Radio Venere a Sassari, Radio Nova a Sorso, Onda Stereo a Alghero, Radio Barbagia e Radio Nuoro Centrale, Radio Macomer Centrale, Radio Planargia a Bosa Radio Cuore a Oristano, Studio 2000 a Terralba, poi altre emittenti nel medio Campidano e nel Sulcis, oltre a una nutrita pattuglia a Cagliari.

Ora tutte queste emittenti sono attese dal difficile passaggio al digitale: un’innovazione che ha messo le radio con le spalle al muro, obbligandole ad accendere il segnale anche in territori dove sinora non arrivavano. Per fare questo molte emittenti sono state costrette a consorziarsi per cercare di affrontare la nuova situazione normativa e tecnologica, ma con un ulteriore aggravio di costi.

Il tutto in un momento in cui c’è una contrazione degli investimenti pubblicitari. Con Google e Facebook che drenano risorse dal mercato, anche le radio soffrono e cercano di barcamenarsi tra mille problemi: magari diversificando in eventi, service, siti web.

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