All’aperto via la mascherina, Babudieri: siate intelligenti
Il direttore di Malattie infettive di Sassari: «L’emergenza è passata, ma il virus no»
SASSARI. L’anno scorso, tra marzo e giugno, erano più ricercate di Mesina in questi ultimi 12 mesi: introvabili come un flacone di alcol o un paio di guanti di lattice. Le mascherine improvvisamente erano passate da oggetto di uso esclusivo di chirurghi e giapponesi a oggetto ambìto da tutti. Poi la produzione mondiale ha cominciato a pompare, come industrie riconvertite in periodo bellico, e sul mercato sono arrivate mascherine di tutti i tipi (molte di dubbia utilità). Così la caccia spasmodica, la ricerca di soluzioni alternative e fantasiose è terminata. Da lunedì 28 giugno decade in Italia l’obbligo di utilizzare le mascherine all’aperto, se si è da soli e si mantengono le distanze. Bisognerà continuare a portarle con sé, perché continueranno a essere obbligatorie in caso di riunioni di più persone o al chiuso.
Il messaggio che potrebbe arrivare (e che in parte sta già arrivando) è quello della fine dell’emergenza. Ma chi ha lavorato a stretto contatto col virus sa che non è così: «Non cambio idea: prima il coprifuoco, ora le mascherine - dice Sergio Babudieri, direttore di malattie infettive di Sassari -. Io sono rimasto della stessa idea di un mese e qualche giorno fa». Il medico cerca di dare l’esatta dimensione della situazione: «Oggi sono andato in aeroporto ad accompagnare mia figlia: rispetto a un mese fa la situazione è cambiata. Molti meno controlli, neppure la rilevazione della temperatura all’ingresso. Sembra un ritorno alla normalità e la gente potrebbe credere che il virus è scomparso. Ma non è vero. Il fatto che gli ospedali si siano svuotati vuol dire che l’emergenza è rientrata, ma non significa che il virus ha smesso di circolare».
La situazione è cambiata rispetto a un anno fa e la nuova situazione definisce meglio la responsabilità di ciascuno: «Ora se ci si infetta la colpa è solo di chi non si vaccina, di chi non usa le dovute precauzioni. E diventa un problema suo».
Babudieri non ci sta a rivivere una situazione di emergenza per colpa di chi non si immunizza o non usa più precauzioni: «Abbiamo riaperto da poco la degenza ordinaria di malattie infettive e non ho alcuna intenzione di chiuderla di nuovo. Non è pensabile che gli anestesisti siano di nuovo impegnati dei reparti di rianimazione Covid e non ci siano per le operazioni normali».
Per la verità in Italia e in Sardegna molti si sono portati avanti da giorni rispetto a quanto suggerito dal Comitato tecnico scientifico nazionale e confermato con un’ordinanza dal ministro della Salute, Roberto Speranza. È infatti tutt’altro che insolito incontrare nelle nostre strade e nelle nostre piazze persone che non indossano la mascherina, neppure come sottogola o come reggi-naso. Non hanno capito la lezione o la situazione è talmente migliorata che una certa rilassatezza è naturale? «Innanzitutto bisogna essere chiari sulla norma che regola l’uso della mascherina: non è vero che all’aperto non si deve più portare. Certo, se sono da solo a spasso col cane, non la indosso, ma se mi avvicino a un gruppo di persone in strada, eccome se la devo usare. L’invito alla prudenza è sempre valido. Il vero problema rimane come sempre il convivio. Se io prendo il virus al bar e lo porto a casa, a pranzo e a cena contagio tutti».
Eppure una differenza rispetto all’anno passato c’é: ora abbiamo una parte della popolazione vaccinata: «La mia supplica è rivolta soprattutto ai ragazzi che vanno a fare la stagione: non andate se non siete vaccinati. Ricordiamoci la cartina dell’isola a novembre scorso: tanti puntini rossi nel centro Sardegna. E da dove erano arrivati quei contagi? Dagli allevatori che portano le bestie al pascolo? No, erano arrivati dai ragazzi che hanno fatto la stagione e son tornati a casa. Perciò chi lavora nel turismo si deve vaccinare. O ci ritroveremo nella stessa situazione di un anno fa. Lo dico anche agli amici sassaresi, ora che sono membro onorario del Gremio credo di potermelo permettere (ride, ndr): cari amici siamo intelligenti! Non dico prudenti o impauriti, dico solo intelligenti».
L’obbligo di mascherina all’aperto è decaduto invece sabato notte in Spagna, ma in altre parti del mondo l’epidemia dà segni di risveglio e quindi le misure di contenimento ritornano rigide o non si ellentano come previsto. Il primo caso è quello dell’Australia, il secondo quello del Regno Unito dove i contagi aumentano (ma i ricoveri non sono più a livelli allarmanti).
«La lezione inglese ci è servita: la loro “furbata” di somministrare la prima dose al maggior numero di persone possibile rimandando la seconda era l’uvo di Colombo, ma nessuno ci aveva pensato. Una scelta che ha limitato le conseguenze maligne infezione, le insufficienze respiratorie, le terapie intensive. Non è che noi siamo stati bravi, abbiamo avuto fortuna, abbiamo copiato. Ma con la dose singola il virus circola lo stesso e va a colpire quelli più sensibili, ovvero i giovani. È quello che sta accadendo in Gran Bretagna. Serve attenzione, quindi. Ma nonostante tutto io un piccolo elemento di fiducia ce l’ho: se non arriva una variante che ci ammazza tutti, la realtà dei fatti, dal punto di vista clinico, è che non ci sono più pazienti. Ecco, il mio minimo ottimismo nasce da questo».
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