La Nuova Sardegna

Il Papa: «Il male più grande della vita è la mancanza d’amore»

«La malattia più grande della vita qual è? Il cancro? La pandemia? No... la malattia più grande della vita è la mancanza di amore». Nelle parole di Papa Francesco, rivolte ai fedeli in piazza San...

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«La malattia più grande della vita qual è? Il cancro? La pandemia? No... la malattia più grande della vita è la mancanza di amore». Nelle parole di Papa Francesco, rivolte ai fedeli in piazza San Pietro per l’Angelus, c’è un invito a riflettere sul significato dell’amore. «Oggi nel Vangelo Gesù si imbatte nelle nostre due situazioni più drammatiche, la morte e la malattia - ha detto il pontefice - Da esse libera due persone: una bambina, che muore proprio mentre il padre è andato a chiedere aiuto a Gesù; e una donna, che da molti anni ha perdite di sangue. Gesù ci dice che la morte non è la fine. Egli vince questo nemico, dal quale non possiamo liberarci da soli», ha detto quindi Francesco introducendo la sua preghiera dal Palazzo apostolico in piazza San Pietro. «La malattia più grande della vita - ha sottolineato a questo punto il Papa - è la mancanza di amore, è non riuscire ad amare. E la guarigione che più conta è quella degli affetti». «Soprattutto in questo tempo - ha aggiunto Francesco - abbiamo capito quanto siano importanti il contatto, le relazioni». «Gesù ci chiede uno sguardo che non si fermi all'esteriorità ma che vada al cuore, uno sguardo non giudicante. Finiamo di giudicare gli altri, Gesù ci chiede uno sguardo non giudicante ma accogliente, apriamo il nostro cuore per accogliere gli altri perchè solo l'amore risana la vita». Non ci sono naturalmente riferimenti espliciti ai festeggiamenti in Italia e nel mondo dei Gay Pride, nè alla vicenda della nota verbale vaticana sul Ddl Zan che ha rinfocolato il dibattito sula laicità dello stato e le supposte ingerenze della Chiesa negli affari interni italiani. Ma le parole di papa Francesco ieri all'Angelus non possono non essere lette in relazione al dibattito attuale su questi temi, con l'intenzione evidentemente di rimettere a fuoco l'atteggiamento pastorale da tenere nei confronti di tutti i fedeli, anche quelli che, come la Emorroissa del Vangelo da lui citata, possono aver vissuto situazioni di emarginazione. «Dio ama tutti, non giudicare la realtà personale e sociale degli altri, lasciate vivere gli altri e cercate di avvicinarvi» con amore, ha detto Francesco in un Angelus particolarmente denso in cui il suo invito a non giudicare è risuonato più volte ed è sembrato riecheggiare la famosa frase dei primi mesi di pontificato, quando, con tutta evidenza allo scopo di chiarire le linee programmatiche che avrebbe assunto il suo pontificato, disse: «Se una persona è gay e cerca il Signore, chi sono io per giudicare?». «Gesù non guarda all'insieme come noi, ma guarda la persona - ha spiegato oggi Bergoglio -, non si arresta di fronte alle ferite e agli errori del passato, ma va oltre i peccati e i pregiudizi».

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