I sindaci del nord ovest: investiamo sulla cultura

Nanni Campus: l’Isola fatica ancora a vendere una sua immagine unitaria Massimo Mulas: siamo la porta di accesso del Mediterraneo, ripartiamo da qui

SASSARI. Candidare la città a capitale della cultura? Si può fare, ma con giudizio e ribaltando il concetto. Ovvero mettendo la cultura e i centri culturali al centro del progetto per recuperare l’identità e proporla poi al resto del mondo. Così come, nell’altrettanto suggestivo dibattito sulla possibilità di costruire a Porto Torres il Betile, diventa strategico prima di tutto recuperare e riqualificare un territorio umiliato dalla triste parabola del petrolchimico. All’indomani dell’intervista rilasciata alla Nuova Sardegna dall’architetto Stefano Boeri, il territorio accarezza le suggestioni di un riscatto a lungo atteso. E suggerito dall’archistar milanese attraverso temi comunque noti che passano dalle cattedrali del deserto e al prezzo pagato dal territorio per l’industrializzazione e trovano nella cultura una sorta di redenzione.

«L’idea dalla quale parte l’architetto Stefano Boeri è certamente apprezzabile e molto affascinante – dice il sindaco di Sassari Nanni Campus – ma onestamente credo che in questo momento non abbiamo molte frecce al nostro arco. Una resta quella che avevo proposto vent’anni fa durante il mio primo mandato, quando ancora non si parlava di Bètile. Avevo immaginato di creare al Museo Sanna un Centro regionale di archeologia nuragica, un evento temporaneo che consentisse di radunare tutto l’immenso patrimonio archeologico che la Sardegna ha disperso in mille rivoli. Qualcosa che durasse uno-due anni ma che consentisse di costruire un sito realmente internazionale capace di valorizzare la nostra immagine. Inutile dire come andò a finire, venni praticamente sbranato e me ne dissero di tutti i colori. Certamente la Sardegna non sa ancora vendere una sua immagine unitaria, come dimostra la vicenda dei Giganti di Mont’e Prama, ma se riuscissimo a liberarci di queste lotte di campanile e radunarci attorno a un unico sito e riuscire a farlo conoscere potremmo fare anche un altro tipo di ragionamento».

Il sindaco di Sassari concorda poi con Boeri anche su un altro punto: «Il Bètile non si sposta, mi sembra anche logico. Però, e la foto pubblicata proprio dalla “Nuova” nei giorni scorsi rende bene l’idea, questo territorio ha vissuto lo stupro dell’area industriale che oggi è diventata il cimitero delle speranze di tutta un’isola. Ferite, o meglio cicatrici che hanno diritto a una compensazione. In questo territorio noi adesso possiamo costruire e rappresentare tutta la Sardegna, certamente non può essere il Bètile ma questo è il concetto che noi dobbiamo prendere per accostarlo a qualcos’altro e farlo conoscere a tutto il mondo».

«L'architetto Boeri ha arricchito il dibattito sullo spostamento del Bètile con alcuni spunti cruciali – aggiunge il sindaco di Porto Torres Massimo Mulas –. Il primo riguarda il punto di partenza del suo ragionamento: Porto Torres è una delle porte di accesso alla Sardegna, snodo fondamentale del rapporto dell'isola con le altre aree del Mediterraneo. La rigenerazione del nostro territorio deve partire da questo assunto: tutto il Nord Ovest ha bisogno di una Porto Torres forte e moderna. Se cresce Porto Torres cresce il territorio. Per puntellare quest'idea, l'architetto descrive le potenzialità inespresse dello scalo turritano e l'esigenza di trasformare quella che ora è una “banchina tecnica e spoglia”. Senza dubbio questa immagine contrasterebbe con quella di un museo avveniristico dedicato a un inedito connubio tra archeologia e arte moderna: da una parte un polo culturale d'eccellenza, che crea un ponte ideale e suggestivo tra passato, presente e futuro; dall'altro, e a pochi metri, un porto "vecchio" e impreparato ad affrontare le sfide dei nuovi mercati. Il Bètile, o qualsiasi progetto di rigenerazione di quella natura, diventa allora la metafora della visione ampia e strategica che bisogna avere per riqualificare un territorio. Per questo, anche sull'onda del dibattito avviato dalla Nuova Sardegna, vorremmo lanciare una grande tavola rotonda su questi temi. Un momento di confronto tra chi ha idee, visioni, progetti e suggestioni, affinché la provocazione di Marcello Fois diventi l'occasione per gettare semi concreti».

«Quindici anni fa, il territorio ha conosciuto la stagione dei piani strategici, momenti irripetibili di scambio e confronto creativo, che a distanza di anni hanno prodotto diversi frutti rappresentando la base per l'accesso a diversi canali di finanziamento – ricorda il primo cittadino turritano –. Vogliamo lanciare un processo del genere su Porto Torres: è un momento storico di transizione e ricostruzione, ora più che mai la nostra città deve diventare un cantiere di idee che delineeranno lo sviluppo almeno fino al 2050. Tutto a questo a una condizione: come è avvenuto per la ricostruzione del ponte Morandi, la programmazione strategica deve essere favorita da procedure prive di orpelli burocratici. Perché alla fine, spesso, è questo che blocca i piani di rinascita. Duemila anni fa Roma ha scelto Porto Torres per fondare la sua prima colonia nell'isola. Il simbolo di quella scelta è il ponte sul rio Mannu, talmente ben fatto da sopportare anche il traffico dei mezzi pesanti del petrolchimico. Ora dobbiamo costruire un ponte ideale ugualmente saldo e lungimirante: quello che ci porterà verso il futuro. Dobbiamo farlo col contributo di tutti: per questo ringraziamo le autorevoli personalità che con le loro idee, anche critiche, stanno smuovendo acque rimaste stagnanti per troppo tempo».

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