Complicato e costoso smaltire i rifiuti ripescati in mare
I pescatori vengono dissuasi da portare a terra la spazzatura. Slow food: serve una nuova legge. Due progetti in Sardegna
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SASSARI. I pescatori potrebbero avere un ruolo importante nella lotta all’inquinamento del mare: ogni giorno, nelle loro reti finiscono rifiuti d’ogni tipo, spesso di materiale plastico. E altrettanto di frequente, nelle loro uscite in mare, i pescatori si imbattono in materiali che potrebbero issare a bordo per poi smaltirli a terra. Ma il discorso è più complicato: i rifiuti che vengono portati sul molo dai pescatori vanno smaltiti come “speciali”, con tutto ciò che comporta in termini di costi e adempimenti.
Per cercare di arrivare a una normativa che consenta ai pescatori di svolgere anche un importante lavoro di pulizia senza complicazioni e soprattutto senza il rischio di incorrere in sanzioni, dalla rassegna Slow Fish 2021, che si è chiusa a Genova, parte un appello al governo: è urgente approvare la legge SalvaMare in modo che i rifiuti portati a terra dai pescatori non siano essere considerati “speciali”.
Il Mediterraneo affoga sommerso dai rifiuti, i pescatori potrebbero e vorrebbero fare la loro parte ma non possono, perché i rifiuti pescati accidentalmente o generati dall'attività di pesca sono considerati «speciali» e soggetti a una procedura di raccolta e trattamento complessa e onerosa che scoraggerebbe chiunque. Ed è proprio questo l'appello che lancia Slow Food nel giorno di chiusura della decima edizione di Slow Fish.
Durante la rassegna sono state illustrate alcune esperienze per ridurre i rifiuti in mare e quelli derivanti dall'attività di itticoltura. Una di queste riguarda la Sardegna, regione che insieme a Liguria e Toscana ha realizzato il progetto Prisma Med che ha permesso la realizzazione di cinque ecoisole. In Sardegna ne sono state realizzate due (una a Porto Torres e una a Tempio per gli scarti della molluschicoltura), altre due sono in Liguria e una in Toscana.
«Urge una soluzione immediata al problema e potrebbe essere la tanto attesa Legge SalvaMare, che prevede la possibilità di conferire i rifiuti accidentalmente pescati in mare e i rifiuti volontariamente raccolti in ambiente marino in apposite strutture di raccolta, anche temporanee, allestite in prossimità degli ormeggi. Gli operatori della piccola pesca possono dare un grande contributo» dice Marco Dadamo, biologo marino ed esponente dell'advisory board di Slow Fish. La legge SalvaMare andrebbe nella direzione della direttiva Ue 2018/851 che intende agevolare gli strumenti per fermare la dispersione dei rifiuti in mare.
Per cercare di arrivare a una normativa che consenta ai pescatori di svolgere anche un importante lavoro di pulizia senza complicazioni e soprattutto senza il rischio di incorrere in sanzioni, dalla rassegna Slow Fish 2021, che si è chiusa a Genova, parte un appello al governo: è urgente approvare la legge SalvaMare in modo che i rifiuti portati a terra dai pescatori non siano essere considerati “speciali”.
Il Mediterraneo affoga sommerso dai rifiuti, i pescatori potrebbero e vorrebbero fare la loro parte ma non possono, perché i rifiuti pescati accidentalmente o generati dall'attività di pesca sono considerati «speciali» e soggetti a una procedura di raccolta e trattamento complessa e onerosa che scoraggerebbe chiunque. Ed è proprio questo l'appello che lancia Slow Food nel giorno di chiusura della decima edizione di Slow Fish.
Durante la rassegna sono state illustrate alcune esperienze per ridurre i rifiuti in mare e quelli derivanti dall'attività di itticoltura. Una di queste riguarda la Sardegna, regione che insieme a Liguria e Toscana ha realizzato il progetto Prisma Med che ha permesso la realizzazione di cinque ecoisole. In Sardegna ne sono state realizzate due (una a Porto Torres e una a Tempio per gli scarti della molluschicoltura), altre due sono in Liguria e una in Toscana.
«Urge una soluzione immediata al problema e potrebbe essere la tanto attesa Legge SalvaMare, che prevede la possibilità di conferire i rifiuti accidentalmente pescati in mare e i rifiuti volontariamente raccolti in ambiente marino in apposite strutture di raccolta, anche temporanee, allestite in prossimità degli ormeggi. Gli operatori della piccola pesca possono dare un grande contributo» dice Marco Dadamo, biologo marino ed esponente dell'advisory board di Slow Fish. La legge SalvaMare andrebbe nella direzione della direttiva Ue 2018/851 che intende agevolare gli strumenti per fermare la dispersione dei rifiuti in mare.
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