Operaio dilaniato dal tritarifiuti
di Luciano Onnis
Dramma a Villacidro. L’accusa dei sindacati: «Gravi inadempienze dell’azienda, chiediamo giustizia»
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VILLACIDRO. Un’altra morte bianca sul posto di lavoro. La vittima è Ignazio Sessini, 56 anni di Villacidro, operaio “storico” della Villaservice, società consortile a partecipazione pubblica per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti urbani con impianti nell’area industriale villacidrese. Lì, dove ha passato trent’anni della sua vita lavorativa, l’uomo, sposato e con una figlia di 10 anni, ha perso la vita tragicamente nella notte fra domenica e ieri, finendo nella tramoggia tritarifiuti che lo ha stritolato. Il suo corpo dilaniato è stato trovato nel vascone poco dopo le 6 di ieri mattina. Lo hanno individuato i carabinieri della Compagnia di Villacidro che erano arrivati nello stabilimento dopo la telefonata di un collega della vittima che segnalava la sua inspiegabile scomparsa.
Una morte bianca che apre inquietanti interrogativi sul come è avvenuta e sulla sicurezza nel posto di lavoro: gli impianti della Villaservice, a detta dei dipendenti e dei rappresentanti sindacali, non sarebbero un modello di efficienza. Ma quanto queste denunce siano rispondenti alla realtà dovrà stabilirlo l’inchiesta giudiziaria che è già stata avviata dai carabinieri della Compagnia, del Nucleo ispettorato del lavoro e dai tecnici dello Spresal della Asl di Sanluri. Il pubblico ministero Rita Cariello affiderà l’incarico di far luce su quanto accaduto a un consulente del tribunale.
Dai primi accertamenti sembra emergere che Ignazio Sessini non potesse essere da solo a lavorare in quella postazione, avrebbe dovuto essere affiancato per sicurezza da un collega incaricato di fermare le macchine in caso di emergenza. Collega che invece non c’era, per motivi tutti da chiarire. L’ultimo a vedere vivo l'operaio 56enne è stato Luca Usula, che al cambio turno delle 22 di domenica gli aveva dato le consegne. «Era allegro come sempre – ha raccontato Usula –, ci siamo dati la buonanotte e appuntamento all’indomani». Già da subito dopo la scoperta della tragedia sono cominciate ad arrivare accuse da parte di dipendenti e organizzazioni sindacali su ipotetiche responsabilità della Villaservice, peraltro tutte da dimostrare. La prima a lanciare accuse di inadempienze è stata la moglie della vittima, Lucia Murgia, quando è arrivata in preda alla disperazione nello stabilimento, accompagnata da familiari: «Si devono inginocchiare tutti davanti a mio marito – ha urlato la signora –-, e loro sanno perché. Lo hanno sempre osteggiato perché non si piegava alle ingiustizie e non aveva paura di dire le cose in faccia ai responsabili dello stabilimento».
Da quel che risulta dagli atti era stato demansionato e sarebbe attualmente in itinere un procedimento di licenziamento per motivi disciplinari. Tutti aspetti, questi, che sicuramente l’inchiesta giudiziaria dovrà valutare. Duri i commenti di parte sindacale. «Non si può lavorare da soli in un impianto di triturazione di quel tipo – dicono Cgil, Uil e i colleghi della vittima –. Davanti a un fatto tragico come questo ci sono responsabilità che devono essere accertate. È vergognoso che si muoia in questo modo». Anche il Pd prende posizione «È un fatto drammatico - si legge in una nota – che ci lascia sgomenti e davanti a cui è necessario fare al più presto luce».
Una morte bianca che apre inquietanti interrogativi sul come è avvenuta e sulla sicurezza nel posto di lavoro: gli impianti della Villaservice, a detta dei dipendenti e dei rappresentanti sindacali, non sarebbero un modello di efficienza. Ma quanto queste denunce siano rispondenti alla realtà dovrà stabilirlo l’inchiesta giudiziaria che è già stata avviata dai carabinieri della Compagnia, del Nucleo ispettorato del lavoro e dai tecnici dello Spresal della Asl di Sanluri. Il pubblico ministero Rita Cariello affiderà l’incarico di far luce su quanto accaduto a un consulente del tribunale.
Dai primi accertamenti sembra emergere che Ignazio Sessini non potesse essere da solo a lavorare in quella postazione, avrebbe dovuto essere affiancato per sicurezza da un collega incaricato di fermare le macchine in caso di emergenza. Collega che invece non c’era, per motivi tutti da chiarire. L’ultimo a vedere vivo l'operaio 56enne è stato Luca Usula, che al cambio turno delle 22 di domenica gli aveva dato le consegne. «Era allegro come sempre – ha raccontato Usula –, ci siamo dati la buonanotte e appuntamento all’indomani». Già da subito dopo la scoperta della tragedia sono cominciate ad arrivare accuse da parte di dipendenti e organizzazioni sindacali su ipotetiche responsabilità della Villaservice, peraltro tutte da dimostrare. La prima a lanciare accuse di inadempienze è stata la moglie della vittima, Lucia Murgia, quando è arrivata in preda alla disperazione nello stabilimento, accompagnata da familiari: «Si devono inginocchiare tutti davanti a mio marito – ha urlato la signora –-, e loro sanno perché. Lo hanno sempre osteggiato perché non si piegava alle ingiustizie e non aveva paura di dire le cose in faccia ai responsabili dello stabilimento».
Da quel che risulta dagli atti era stato demansionato e sarebbe attualmente in itinere un procedimento di licenziamento per motivi disciplinari. Tutti aspetti, questi, che sicuramente l’inchiesta giudiziaria dovrà valutare. Duri i commenti di parte sindacale. «Non si può lavorare da soli in un impianto di triturazione di quel tipo – dicono Cgil, Uil e i colleghi della vittima –. Davanti a un fatto tragico come questo ci sono responsabilità che devono essere accertate. È vergognoso che si muoia in questo modo». Anche il Pd prende posizione «È un fatto drammatico - si legge in una nota – che ci lascia sgomenti e davanti a cui è necessario fare al più presto luce».
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