Riti religiosi all’Asl anzichè terapie, medico condannato
Tre anni e 2 mesi a uno psichiatra per rifiuto di atti d’ufficio La difesa: «Ricorreremo, mai interrogata la parte offesa»
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CAGLIARI. L’aver trascurato le chiamate e le richieste d’aiuto di due pazienti forse per dedicarsi alla sua attività di promotore dell’istituto Sales, dove le malattie della psiche potevano essere affrontate con liturgie collettive e preghiere, è costato una condanna a tre anni e due mesi al medico psichiatra dell’Asl cagliaritana Enrico Loria (60 anni) che il tribunale presieduto dal giudice Giampiero Sanna ha riconosciuto colpevole di rifiuto continuato di atti d’ufficio e abbandono di persona incapace. Loria, che era difeso dagli avvocati Patrizio Rovelli e Carlo Murtas, è stato assolto dall’accusa di truffa per assenteismo dal lavoro e da un’altra accusa di rifiuto d’atti d’ufficio, ma è stato sospeso dalla professione medica per due anni e otto mesi e dovrà pagare a una delle vittime una provvisionale di 50 mila euro. Il resto del risarcimento, compreso quello nei confronti dell’Ats che si è costituita nel giudizio come parte lesa, sarà stabilito dal giudice civile.
I fatti risalgono al periodo fra l’estate e l’inverno del 2015, il più grave – secondo il pm Marco Cocco, che aveva chiesto la condanna a tre anni e sette mesi – riguarda una paziente che lo chiamò al telefono decine di volte senza ricevere alcuna risposta dopo aver tentato il suicidio recidendosi le arterie radiali: scoraggiata, alla fine provò a togliersi la vita per la quinta volta buttandosi dal secondo piano di un palazzo e finì all’ospedale con vertebre e arti fratturati. Secondo il capo d’imputazione, che la sentenza ha però in parte ridimensionato, Loria avrebbe omesso di intervenire anche su un giovane affetto da disturbi mentali, che al turno di accoglienza del centro Asl aveva aggredito una collega: serviva un Cto, ma per lui non si trovò il tempo neppure per una visita di routine. Andava così, per il pm Cocco: schivate le emergenze lo psichiatra cagliaritano preferiva trascorrere altrove l’orario di lavoro. Oppure nelle vesti vagamente sacerdotali di promotore dell’istituto Sales: l’idea era che certi problemi si possono affrontare in comunità, pazienti e fedeli disposti in circolo, mano nella mano, circondati da ceri accesi. E lui faceva così, tutto negli uffici pubblici del centro Asl: i pazienti lo chiamavano e lui pregava. Riti collettivi e penombre terapeutiche fino al giorno in cui una delle pazienti trascurate si è rivolta all’avvocato Gigi Porcella e l’ha denunciato. Risultato: sospensione dal servizio prima ancora che il gup Cristina Ornano disponesse l’interdizione.
In serata i difensori del medico hanno diffuso una nota: «In ordine all’episodio per cui il dottor Loria è stato condannato va sottolineato che la persona offesa coinvolta non è mai stata esaminata nel corso dell’intero procedimento. Ciò in palese contrasto con quanto obbligatoriamente disposto dall’articolo 111 della Costituzione e dall’articolo 6 della Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo. Proporremo appello muovendo da questa grave violazione delle regole del giusto processo». (m.l)
I fatti risalgono al periodo fra l’estate e l’inverno del 2015, il più grave – secondo il pm Marco Cocco, che aveva chiesto la condanna a tre anni e sette mesi – riguarda una paziente che lo chiamò al telefono decine di volte senza ricevere alcuna risposta dopo aver tentato il suicidio recidendosi le arterie radiali: scoraggiata, alla fine provò a togliersi la vita per la quinta volta buttandosi dal secondo piano di un palazzo e finì all’ospedale con vertebre e arti fratturati. Secondo il capo d’imputazione, che la sentenza ha però in parte ridimensionato, Loria avrebbe omesso di intervenire anche su un giovane affetto da disturbi mentali, che al turno di accoglienza del centro Asl aveva aggredito una collega: serviva un Cto, ma per lui non si trovò il tempo neppure per una visita di routine. Andava così, per il pm Cocco: schivate le emergenze lo psichiatra cagliaritano preferiva trascorrere altrove l’orario di lavoro. Oppure nelle vesti vagamente sacerdotali di promotore dell’istituto Sales: l’idea era che certi problemi si possono affrontare in comunità, pazienti e fedeli disposti in circolo, mano nella mano, circondati da ceri accesi. E lui faceva così, tutto negli uffici pubblici del centro Asl: i pazienti lo chiamavano e lui pregava. Riti collettivi e penombre terapeutiche fino al giorno in cui una delle pazienti trascurate si è rivolta all’avvocato Gigi Porcella e l’ha denunciato. Risultato: sospensione dal servizio prima ancora che il gup Cristina Ornano disponesse l’interdizione.
In serata i difensori del medico hanno diffuso una nota: «In ordine all’episodio per cui il dottor Loria è stato condannato va sottolineato che la persona offesa coinvolta non è mai stata esaminata nel corso dell’intero procedimento. Ciò in palese contrasto con quanto obbligatoriamente disposto dall’articolo 111 della Costituzione e dall’articolo 6 della Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo. Proporremo appello muovendo da questa grave violazione delle regole del giusto processo». (m.l)
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