Convegno a Ghilarza
Una battaglia genetica arma contro la Visna maedi
di Maria Antonietta Cossu
GHILARZA. Un'indagine a campione ha rilevato che la “Visna Maedi”, la malattia cronica degli ovini che attacca apparato mammario, polmoni e sistema nervoso centrale, è presente nel 90 per cento degli...
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GHILARZA. Un'indagine a campione ha rilevato che la “Visna Maedi”, la malattia cronica degli ovini che attacca apparato mammario, polmoni e sistema nervoso centrale, è presente nel 90 per cento degli allevamenti sardi, benché con tassi di sieropositività variabili tra le singole greggi, pari in media al 35%.
Malgrado l'elevata diffusione del lentivirus non esiste un piano regionale di eradicazione. Ma un cambio di passo potrebbe imprimerlo lo studio condotto dall'Agris per testare la resistenza genetica della pecora sarda alla malattia. I risultati ottenuti sono considerati una concreta base di partenza per la programmazione di un'azione strutturata di gestione e controllo della patologia che compromette gli organi degli ovini, soggetti soprattutto a mastiti, e dei caprini più esposti alle encefaliti. L'obiettivo non è di debellare il virus attraverso un intervento sulla quota di rimonta, separando cioè gli agnelli dalle madri alla nascita per impedire l'assunzione del colostro, il principale veicolo di trasmissione. Secondo gli esperti un metodo così laborioso e costoso non è di facile applicazione su un patrimonio di tre milioni di capi ovini. Molto più realisticamente si potrà imparare a convivere con il virus inibendone la circolazione.
La soluzione sarà genetica, come annunciato in un convegno organizzato a Ghilarza dall'Unione del Guilcier. I segnali che giungono dalle istituzioni politiche e dalle agenzie regionali sembrano indicare la volontà di voltare pagina rispetto al disimpegno del passato. Sarà istituito un tavolo di concertazione che riunirà tutte le parti con un ruolo nella lotta alla malattia, inclusi gli allevatori. Cambierà anche l'approccio alla gestione della Visna Maedi. «Bisogna adottare una strategia che non affronti il singolo problema sanitario all'interno di pochi allevamenti, ma che tenga conto dell' impatto, clinico e persino economico, delle diverse patologie che colpiscono l'intero patrimonio zootecnico» è la metodologia prospettata dal direttore dell'Istituto zooprofilattico Giovanni Filippini, che ha tracciato la rotta. «Ora abbiamo la soluzione: mettiamo insieme la parte sanitaria e diagnostica e la parte genetica, intraprendiamo un percorso condiviso e portiamolo a termine». La sperimentazione è stata condotta dall'Agris in tandem con l'istituto zooprofilattico, che hanno riscontrato negli arieti autoctoni una variante resistente al virus. La percentuale degli esemplari non ricettivi è del 2%, molto bassa ma sufficiente per avviare una selezione con capi totalmente resistenti alla Visna Maedi. «Abbiamo prodotto un nucleo di 30 arieti che metteremo a disposizione degli allevatori per testare la variante nelle aziende» ha detto il genetista di Agris, Antonello Carta. In questa fase l'obiettivo è di portare la frequenza di resistenza almeno al 15% per non perdere il gene. «Successivamente intensificheremo il processo di selezione per raggiungere l'immunità di gregge».
Malgrado l'elevata diffusione del lentivirus non esiste un piano regionale di eradicazione. Ma un cambio di passo potrebbe imprimerlo lo studio condotto dall'Agris per testare la resistenza genetica della pecora sarda alla malattia. I risultati ottenuti sono considerati una concreta base di partenza per la programmazione di un'azione strutturata di gestione e controllo della patologia che compromette gli organi degli ovini, soggetti soprattutto a mastiti, e dei caprini più esposti alle encefaliti. L'obiettivo non è di debellare il virus attraverso un intervento sulla quota di rimonta, separando cioè gli agnelli dalle madri alla nascita per impedire l'assunzione del colostro, il principale veicolo di trasmissione. Secondo gli esperti un metodo così laborioso e costoso non è di facile applicazione su un patrimonio di tre milioni di capi ovini. Molto più realisticamente si potrà imparare a convivere con il virus inibendone la circolazione.
La soluzione sarà genetica, come annunciato in un convegno organizzato a Ghilarza dall'Unione del Guilcier. I segnali che giungono dalle istituzioni politiche e dalle agenzie regionali sembrano indicare la volontà di voltare pagina rispetto al disimpegno del passato. Sarà istituito un tavolo di concertazione che riunirà tutte le parti con un ruolo nella lotta alla malattia, inclusi gli allevatori. Cambierà anche l'approccio alla gestione della Visna Maedi. «Bisogna adottare una strategia che non affronti il singolo problema sanitario all'interno di pochi allevamenti, ma che tenga conto dell' impatto, clinico e persino economico, delle diverse patologie che colpiscono l'intero patrimonio zootecnico» è la metodologia prospettata dal direttore dell'Istituto zooprofilattico Giovanni Filippini, che ha tracciato la rotta. «Ora abbiamo la soluzione: mettiamo insieme la parte sanitaria e diagnostica e la parte genetica, intraprendiamo un percorso condiviso e portiamolo a termine». La sperimentazione è stata condotta dall'Agris in tandem con l'istituto zooprofilattico, che hanno riscontrato negli arieti autoctoni una variante resistente al virus. La percentuale degli esemplari non ricettivi è del 2%, molto bassa ma sufficiente per avviare una selezione con capi totalmente resistenti alla Visna Maedi. «Abbiamo prodotto un nucleo di 30 arieti che metteremo a disposizione degli allevatori per testare la variante nelle aziende» ha detto il genetista di Agris, Antonello Carta. In questa fase l'obiettivo è di portare la frequenza di resistenza almeno al 15% per non perdere il gene. «Successivamente intensificheremo il processo di selezione per raggiungere l'immunità di gregge».
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