«Abbiamo lavorato bene, e nessuno si è fatto male»
di Umberto Aime
Il capo della Protezione civile Curcio elogia la gestione dell’emergenza: «La strategia vincente è stata allontanare la popolazione con largo anticipo»
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CAGLIARI. Il capo della Protezione civile nazionale, Fabrizio Curcio, è nella sala operativa di Cagliari. Il faccia a faccia col governatore Christian Solinas è fitto. «Abbiamo lavorato bene, tutti insieme, in una situazione molto complicata», le sue prime parole. Le scandisce dopo aver ringraziato, qualche ora prima all’aeroporto di Alghero, gli equipaggi dei due Canadair arrivati dalla Francia e dalla Grecia: «Anche l’Europa s’è schierata subito al nostro fianco». Poi: «La macchina organizzativa ha funzionato e di questo dobbiamo essere orgogliosi. Nelle ultime 24 ore la situazione è migliorata soprattutto nell’Oristanese, ma ci aspettano altri giorni difficili. Oggi le bonifiche sono la priorità. Dobbiamo continuare a essere compatti nell’agire». Ancora: «Il fatto che nessuno si sia fatto male è un successo. Lo voglio sottolineare, perché invece troppo spesso proprio quest’ultima mia considerazione è data per scontata. Ma sappiamo bene che purtroppo non sempre è così nella realtà». Stavolta, prosegue, è stato decisivo che i «centri abitati siano stati evacuati con largo anticipo rispetto al drammatico susseguirsi degli eventi e all’avanzata del fuoco. È stata la strategia vincente per mettere al sicuro le persone. Un modello come questo va studiato, migliorato e replicato». Infine: «L’attenzione del premier Draghi è massima, la mia presenza qui lo conferma. Porterò subito le istanze della Sardegna, che vuole rialzarsi con decisione, all’attenzione del Governo cui spettano gli interventi politici, a partire dai ristori». Per chiudere con una frase forte: «Non sappiamo ancora – dice Curcio – cosa abbia scatenato l’incendio. C’è un’indagine in corso. Se dovesse arrivare la conferma che è stato di origine dolosa, non potrei che commentare: individuiamo e puniamo gli autori di queste azioni criminali».
Le istanze. Al tavolo sono presenti i vertici della Protezione civile regionale, del Corpo forestale, dei vigili del fuoco e dell’Esercito. Ognuno fa il punto della situazione, mentre sul pannello sfilano le immagini di una Sardegna ferita. «Nel profondo nell’anima», dirà Diego Loi, sindaco di Santu Lussurgiu e consigliere regionale dei Progressisti, nel contemporaneo dibattito in aula. In cui tra l’altro, un attimo prima, l’assessore all’ambiente Gianni Lampis aveva dichiarato: «Abbiamo fatto e dato il massimo. Quanto accaduto non è un problema del Montiferru, ma dell’intera Sardegna. La fase dell’emergenza va chiusa al più presto e infatti abbiamo strappato un impegno: la flotta dei Canadair rimarrà a nostra disposizione nelle operazioni di bonifica che sono cominciate, o altrimenti, col solo intervento delle squadre a terra, ci vorrebbe ben più di un mese. Invece, in queste settimane, dobbiamo far risollevare in fretta i territori devastati». Nella sala operativa, il governatore Solinas parla di quello che è stato, «la macchina antincendi ha dato una risposta importante nel saper fronteggiare un’emergenza enorme», ma soprattutto del futuro. «È il momento di quantificare i danni e poi fare il massimo per restituire un futuro a chi ha perso tutto». La Sardegna da sola mai potrà farcela. «Il premier Draghi – sottolinea – ha confermato che i nostri appelli saranno raccolti in tempi rapidi. Noi faremo la nostra parte, il Governo altrettanto, mettendoci a disposizione le risorse per avviare la ripresa economica e sociale a breve scadenza ma anche a media e lunga». A breve con i ristori: «Replicheremo il modello Bitti – fa sapere – dove gli aiuti al Comune e ai privati sono arrivati pochi mesi dopo l’alluvione». Poi sarà la volta della riforestazione: «Ho chiesto al capo della Protezione civile – prosegue Solinas – di farsi portavoce a Roma delle nostre richieste: dagli investimenti, compreso il Piano di ripresa e resilienza, fino alla possibilità che cadano al più presto alcuni vincoli oggi presenti per ripristinare i pascoli e rimettere a dimora gli alberi nei terreni percorsi dagli incendi. Non possiamo certo aspettare i cinque anni, sono addirittura dieci in alcuni casi, imposti dal 2000 da una legge nazionale che invece vieta qualunque intervento nell’immediato. No, lo ribadisco, la Regione e il Governo devono dare risposte certe, veloci, e dovrà essere così su tutti i fronti».
Le istanze. Al tavolo sono presenti i vertici della Protezione civile regionale, del Corpo forestale, dei vigili del fuoco e dell’Esercito. Ognuno fa il punto della situazione, mentre sul pannello sfilano le immagini di una Sardegna ferita. «Nel profondo nell’anima», dirà Diego Loi, sindaco di Santu Lussurgiu e consigliere regionale dei Progressisti, nel contemporaneo dibattito in aula. In cui tra l’altro, un attimo prima, l’assessore all’ambiente Gianni Lampis aveva dichiarato: «Abbiamo fatto e dato il massimo. Quanto accaduto non è un problema del Montiferru, ma dell’intera Sardegna. La fase dell’emergenza va chiusa al più presto e infatti abbiamo strappato un impegno: la flotta dei Canadair rimarrà a nostra disposizione nelle operazioni di bonifica che sono cominciate, o altrimenti, col solo intervento delle squadre a terra, ci vorrebbe ben più di un mese. Invece, in queste settimane, dobbiamo far risollevare in fretta i territori devastati». Nella sala operativa, il governatore Solinas parla di quello che è stato, «la macchina antincendi ha dato una risposta importante nel saper fronteggiare un’emergenza enorme», ma soprattutto del futuro. «È il momento di quantificare i danni e poi fare il massimo per restituire un futuro a chi ha perso tutto». La Sardegna da sola mai potrà farcela. «Il premier Draghi – sottolinea – ha confermato che i nostri appelli saranno raccolti in tempi rapidi. Noi faremo la nostra parte, il Governo altrettanto, mettendoci a disposizione le risorse per avviare la ripresa economica e sociale a breve scadenza ma anche a media e lunga». A breve con i ristori: «Replicheremo il modello Bitti – fa sapere – dove gli aiuti al Comune e ai privati sono arrivati pochi mesi dopo l’alluvione». Poi sarà la volta della riforestazione: «Ho chiesto al capo della Protezione civile – prosegue Solinas – di farsi portavoce a Roma delle nostre richieste: dagli investimenti, compreso il Piano di ripresa e resilienza, fino alla possibilità che cadano al più presto alcuni vincoli oggi presenti per ripristinare i pascoli e rimettere a dimora gli alberi nei terreni percorsi dagli incendi. Non possiamo certo aspettare i cinque anni, sono addirittura dieci in alcuni casi, imposti dal 2000 da una legge nazionale che invece vieta qualunque intervento nell’immediato. No, lo ribadisco, la Regione e il Governo devono dare risposte certe, veloci, e dovrà essere così su tutti i fronti».
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