Covid, in ospedale solo “no vax” e l’età media cala ancora

Temussi (Ats): «Percentuali sui posti letto basse: non c’è rischio di zona gialla»

SASSARI. Che i vaccini funzionino sarà pure un’ovvietà per la scienza, ma quando ci si mettono anche la statistica e la matematica anche i più arcigni no-vax sono condannati a finire al tappeto. C’è un dato tutto sardo che non si trova nei bollettini sulle stime dei nuovi contagi, dei decessi e dei ricoveri. È quello sulle persone che finiscono nelle terapie intensive degli ospedali dell’isola: sono tutte non vaccinate. «Fino a qualche giorno fa – spiega il commissario straordinario dell’Ats, Massimo Temussi – avevano 48 su 49 ricoverati tutti non vaccinati. E il 49esimo era un paziente che aveva fatto soltanto la prima dose, tra l’altro in Cina. In terapia intensiva, invece, sono tutte persone che non hanno fatto il vaccino».

In ospedale. Il tasso di occupazione dei posti letto negli ospedali è doppiamente importante. Prima di tutto perché dà l’idea del carico di lavoro che pesa sul servizio sanitario. E poi perché è diventato un parametro di riferimento per stabilire quando scattano i semafori a zone, cioè le restrizioni. Le nuove regole varate dal Governo nelle scorse settimane dicono che per far scattare la zona gialla servono il 15% di posti occupati in area medica e il 10% di quelli nelle terapie intensive.

Cosa rischia quindi la Sardegna? «Oggi siamo molto bassi sulle percentuali dei posti letto occupati – rassicura il commissario Temussi – visto che quelli ordinari sono al 4% e le terapie intensive al 2%. Quindi siamo ancora lontani dai numeri per i quali l’isola rischierebbe l’entrata in vigore delle restrizioni».

Crolla l’età media. Un altro dettaglio che stanno osservando nell’azienda per la tutela della salute riguarda l’età media dei pazienti. «Siamo passati da 47 a 32,5 anni – dice ancora il commissario dell’Ats – in ospedale stanno finendo un sacco di ventenni. L’età si è abbassata tanto, e molti sono giovanissimi non vaccinati».

Nuovi posti Covid. Mentre la variante Delta galoppa e la campagna vaccinale cerca, seppure a fasi alterne, di raggiungere tassi da immunità di gregge, in Ats hanno pensato che è meglio prevenire che curare. «Dobbiamo essere pronti con una struttura modulare che copra un po’ tutta la Sardegna», riprende il commissario Temussi, che aggiunge: «Ci siamo riorganizzando perché anche se i ricoveri rimangono bassi, l’esperienza si insegna che con le ondate non dobbiamo mai rilassarci. L’unica cosa da fare è non sottovalutare i segnali che arrivano ogni giorno».

Di qui la scelta dell’Ats di anticipare gli eventi per non rischiare di essere colti impreparati qualora il numero di ricoveri dovesse esplodere improvvisamente.

«Nell’Unità di crisi regionale – dice ancora Temussi – ho detto quindi che Alghero passerà da 8 a 22 posti di terapia intensiva. Poi stiamo ampliando il discorso al Binaghi fino a 12 posti e stiamo anche iniziando ad aprirne qualcuno a Nuoro, a scalare verso Ghilarza».

Una passeggiata. Quindi chi è vaccinato non rischia l’ospedalizzazione come le cronache raccontavano quando i vaccini non erano ancora arrivati. In confronto, entrare in ospedale da vaccinati è una passeggiata. «La scorsa settimana – riprende Temussi – abbiamo avuto qualche paziente ricoverato che aveva fatto soltanto la prima dose, ma è semplicemente rimasto sotto osservazione per 48 ore. E’ chiaro, chi è vaccinato non rischia l’ospedalizzazione. Per questo da un anno vado dicendo che bisogna vaccinarsi, chi non lo fa sta sbagliando».

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