LA CHIRURGA GALIMBERTI NELL’ISOLA
«Donne, fate prevenzione: cancellare il cancro si può»
di Silvia Sanna
SASSARI. Quelle cicatrici sono preziose perché raccontano una storia, di dolore e di ripartenza: dietro i segni sul corpo di una donna operata per tumore al seno ci sono paura, insicurezza, ma anche...
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SASSARI. Quelle cicatrici sono preziose perché raccontano una storia, di dolore e di ripartenza: dietro i segni sul corpo di una donna operata per tumore al seno ci sono paura, insicurezza, ma anche elaborazione del lutto e voglia di ricominciare. C’è quella grinta che ogni donna è capace di tirare fuori nella vita quotidiana, in cui si dedica senza risparmiarsi alla famiglia, al lavoro, alla gestione della casa. «Ecco, alle donne dico di impegnarsi con la stessa tenacia nella prevenzione, nella cura della propria salute. Perché un mondo senza cancro un giorno sarà possibile, lo diceva il mio maestro, il grande Umberto Veronesi». Con lui, al suo fianco, a carpire i segreti «dell’uomo di scienza dotato di umanità straordinaria» è cresciuta Viviana Galimberti, medico chirugo, direttrice della divisione di Senologia dello Ieo (Istituto europeo di Oncologia) di Milano. E dopo oltre 200 pubblicazioni scientifiche, ha deciso di raccontare in un libro (Preziose cicatrici, edito da Rizzoli, ricavato alla Fodazione Ieo, la sua storia di donna e di medico la cui vita è andata a incrociarsi molto presto con il tumore.
«Prima mia nonna Silvana, morta a poco più di 60 anni, dopo avere subito l’amputazione del seno. Poi la malattia che colpì mia madre, mia zia e le mie cugine, che dovettero combattere contro il tumore al seno o alle ovaie». Una familiarità importante, che 12 anni fa ha spinto la dottoressa Galimberti a decidere di fare l’asportazione dell’utero per prevenire l’insorgenza di un tumore altamente probabile. «Con i test genetici è aumentato molto il numero di donne che per familiarità si sottopongono a mastectomia e ovariectomia preventiva, la possibilità di ammalarsi può ridursi dall’80 al 2%». Anche questo racconta nel libro, nel quale la dottoressa Galimberti parla alle donne con la stessa dolcezza che mostra ogni giorno in ospedale: «È fondamentale imparare ad ascoltare le pazienti, parlare con loro e sostenerle in un percorso traumatico di fronte al quale ci sono reazioni molto diverse. Ho imparato dal professo Veronesi quanto sia importante prendere per mano chi soffre e accompagnarle con il carico di dubbi e paura sino alla fase post operatoria». Quella della ripartenza, e delle cicatrici. «Quando ho iniziato la professione medica era tramontata l’epoca della mastectomia radicale, che per le donne rappresentava una mutilazione dai pesanti risvolti psicologi. Gli interventi sono diventati gradualmente meno invasivi, le terapie personalizzate e mirate all’eliminazione delle cellule malate e alla salvaguardia di quelle sane. Questo consente di procedere alla ricostruzione immediatamente dopo l’intervento: prima era impossibile perché l’operazione era radicale con il totale svuotamento della ghiandola mammaria». Ma se la chirurgia fa passi da gigante, «la vera vittoria è eliminare del tutto il ricorso all’intervento. E questo sarà possibile grazie alla prevenzione, allo screening e alla diagnosi precoce. La situazione generale è migliorata molto, ma con il Covid c’è stata una brutta battuta d’arresto che ha provocato la scoperta in ritardo di circa 8mila tumori. Alle donne dico di fare gli esami, mammografie e pap test, e suggerisco uno stile di vita sano, a partire dall’alimentazione». Il sogno di Viviana Galimberti, raccontato nel libro presentato a Cagliari «è di non operare più». Via le cicatrici, ricordo del dolore e della nuova vita, per una ripartenza libera dalla paura.
«Prima mia nonna Silvana, morta a poco più di 60 anni, dopo avere subito l’amputazione del seno. Poi la malattia che colpì mia madre, mia zia e le mie cugine, che dovettero combattere contro il tumore al seno o alle ovaie». Una familiarità importante, che 12 anni fa ha spinto la dottoressa Galimberti a decidere di fare l’asportazione dell’utero per prevenire l’insorgenza di un tumore altamente probabile. «Con i test genetici è aumentato molto il numero di donne che per familiarità si sottopongono a mastectomia e ovariectomia preventiva, la possibilità di ammalarsi può ridursi dall’80 al 2%». Anche questo racconta nel libro, nel quale la dottoressa Galimberti parla alle donne con la stessa dolcezza che mostra ogni giorno in ospedale: «È fondamentale imparare ad ascoltare le pazienti, parlare con loro e sostenerle in un percorso traumatico di fronte al quale ci sono reazioni molto diverse. Ho imparato dal professo Veronesi quanto sia importante prendere per mano chi soffre e accompagnarle con il carico di dubbi e paura sino alla fase post operatoria». Quella della ripartenza, e delle cicatrici. «Quando ho iniziato la professione medica era tramontata l’epoca della mastectomia radicale, che per le donne rappresentava una mutilazione dai pesanti risvolti psicologi. Gli interventi sono diventati gradualmente meno invasivi, le terapie personalizzate e mirate all’eliminazione delle cellule malate e alla salvaguardia di quelle sane. Questo consente di procedere alla ricostruzione immediatamente dopo l’intervento: prima era impossibile perché l’operazione era radicale con il totale svuotamento della ghiandola mammaria». Ma se la chirurgia fa passi da gigante, «la vera vittoria è eliminare del tutto il ricorso all’intervento. E questo sarà possibile grazie alla prevenzione, allo screening e alla diagnosi precoce. La situazione generale è migliorata molto, ma con il Covid c’è stata una brutta battuta d’arresto che ha provocato la scoperta in ritardo di circa 8mila tumori. Alle donne dico di fare gli esami, mammografie e pap test, e suggerisco uno stile di vita sano, a partire dall’alimentazione». Il sogno di Viviana Galimberti, raccontato nel libro presentato a Cagliari «è di non operare più». Via le cicatrici, ricordo del dolore e della nuova vita, per una ripartenza libera dalla paura.
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