Il Covid non spaventa i turisti: nell'isola prenotazioni a livello pre pandemia

A differenza di altre regioni italiane in Sardegna sono poche le disdette

SASSARI. L'ondata di disdette che spaventa il settore turistico di alcune regioni non ha raggiunto l'isola. Certo, le ferie durante la pandemia hanno una preparazione diversa, l'apprensione induce molti viaggiatori a continue telefonate alle strutture di riferimento per ottenere informazioni sulla diffusione del contagio e sull'eventuale cancellazione dei servizi ma, per ora, le disdette non hanno superato il livello di guardia. Anzi, i numeri delle strutture ricettive sono ottimi e il mese di luglio ha addirittura permesso un avvicinamento a quanto rilevato nell'ultima stagione turistica prima della pandemia, quella del 2019.

La conferma. «Le disdette ci sono, ma non sono legate alla pandemia quanto piuttosto alle tantissime offerte a cui possono accedere i vacanzieri - spiega Stefano Visconti, presidente della Camera di commercio di Sassari -. Molti albergatori non chiedono la caparra e concedono la cancellazione gratuita, quindi può capitare che arrivi qualche disdetta ma il loro volume, per il momento, non supera la media di quanto accadeva in passato». Dunque, il nord dell'isola sembra scivolare tranquillo verso agosto, anche perché i dati turistici dell'ultimo mese sono confortanti: «Se me lo avessero detto lo scorso inverno, probabilmente non ci avrei creduto - continua Visconti -. Invece a luglio le strutture turistiche del nord dell'isola si sono avvicinate ai dati registrati nel 2019, mettendo a referto un calo del 15 per cento che, considerate le circostanze, è un dato davvero positivo». La paura del virus, comunque, gioca la sua parte: «Assolutamente, gli alberghi ricevono tante chiamate ma si tratta più che altro di richieste di informazioni, ad esempio sulle regole d'ingresso in Sardegna o sulla disponibilità dei servizi. Alcuni chiedono anche informazioni sulla diffusione del virus, ma è normale e credo accada praticamente ovunque».

Le nuove regole. Intanto, dal governo filtrano la possibili contromosse da giocare per arginare il contagio, soprattutto nel periodo di Ferragosto. Lo scorso anno, infatti, il picco dei contagi "estivi" era stato registrato proprio verso la metà del mese, con l'isola protagonista dopo i tantissimi casi registrati in Costa Smeralda. Per evitare che la storia possa ripetersi, potrebbero concretizzarsi contromisure come le mini zone rosse localizzate nelle area turistiche ad altro tasso di contagio o altre restrizioni nelle aree a rischio, come la distanza tassativa di dieci metri tra gli ombrelloni o l'obbligo dell'uso delle mascherina all'aperto. In questo scenario, l'isola è uno degli osservati speciali. A rischiare il giallo, se dovessero superare la soglia del 10 per cento di occupazione dei posti letto nelle terapie intensive e il 15 per cento nei reparti ordinari, sono infatti la Sicilia (già 8 per cento per i ricoveri ordinari e 4,7 per cento nelle terapie intensive), il Lazio (3,7 per cento nelle intensive) e la Sardegna (4,2 per cento nelle intensive). A questi numeri rischiano di avvicinarsi anche altre regioni a vocazione turistica che accoglieranno migliaia di villeggianti questo mese, come ad esempio la Puglia.

Per evitare il possibile tracollo agostano, nei 32 Comuni dell'isola che superano la soglia critica dei 250 casi per 100mila abitanti sono già state adottate alcune delle contromisure che potrebbero venire imposte in caso di un picco localizzato dei contagi. È ritornato l'obbligo della mascherina all'aperto in vari territori del Cagliaritano e dell'Oristanese, mentre la sindaca di Maracalagonis ha imposto il rispetto dei 10 metri di distanza tra gli ombrelloni nelle spiagge, anche in quelle libere. E queste sono solo alcune delle prescrizioni che i primi cittadini stanno adottando - generalmente sino al 5 agosto, ovvero prima che il sia il green pass a regolare il turismo in pandemia - per cercare di arginare la risalita dei contagi.

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