La Nuova Sardegna

Allarme in Sardegna, troppi posti restano vuoti: non si trovano più medici

di Roberto Petretto
Allarme in Sardegna, troppi posti restano vuoti: non si trovano più medici

In affanno medicina generale, continuità assistenziale e guardie turistiche

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SASSARI. Mancano medici di medicina generale, di continuità assistenziale, di guardia medica turistica. Tre problemi che stanno creando disagi e proteste in tutta l’isola, da nord a sud, da est a ovest, in particolare nei piccoli centri, e che hanno tutti una radice comune: i medici proprio non ci sono. «Sono problemi connessi tra loro - dice Massimo Temussi, commissario dell’Ats -. Stiamo vivendo il momento peggiore, una situazione paradossale. In 5 anni sono andati via in 786 e quest’anno, solo nell’Ats, tra medici e infermieri andranno via in 800».

Tre fronti aperti. Il tutto mentre l’isola subisce la nuova aggressione del virus, per di più in piena stagione turistica: «È il momento peggiore, siamo impegnati su tre fronti: il virus che si diffonde, la stagione turistica che viaggia fortunatamente a pieno ritmo ma che richiede assistenza sanitaria anche per tante persone in più, e i reparti non Covid regolarmente aperti, cosa che invece non avevamo nella prima fase della pandemia. Però non bisogna mollare».

Problema comune. Il problema della carenza di medici è comune a tutta Italia: «Se n’è parlato di recente anche in un convegno: Il grosso del contingente dei medici è quello che si è laureato negli anni 80 e che ora sta andando in pensione. Il numero chiuso nelle facoltà di medicina è un problema nazionale, ma in Sardegna stiamo anche peggio. Continuiamo a rubarci i medici tra un’Asl e l’altra».

Dati drammatici. C’è un recente studio dell’Ats sulla condizione attuale, su come si è evoluta la situazione e sulle prospettive del quadro del personale in servizio. Dal 2014 al 2019 si è passati da 18.251 dipendenti a 14.862: 3.382 unità in meno. Nel ruolo sanitario in appena due anni (dal 2017 al 2019) l’organico dell’Ats ha visto una diminuzione di 511 unità. Nel 2020 c’è srtata una leggera ripresa, soprattutto grazie a contratti di lavoro flessibile adottati per far fronte all’emergenza Covid.

Il futuro non prevede nulla di buono: entro l’anno dovrebbero andare in pensione 881 dipendenti dell’Ats, di cui ben 553 tra il personale sanitario. L’anno prossimo 729 in totale e 466 tra il personale sanitario che diventeranno rispettivamente 614 e 407 nel 2023. Quindi sarà sempre più difficile trovare personale. E stiamo parlando solo dei dipendenti dell’Ats. I medici di medicina generale, che con il sistema sanitario hanno un rapporto in convenzione, non sono compresi in questo computo.

I concorsi e le rinunce. Per l’Ats sono previste 123 procedure per il reclutamento di personale 55 concorsi, 67 selezioni, una manifestazione di interesse permanente per incarichi libero professionali. 109 di queste procedure sono relative al reclutamento di personale sanitario. Le procedure espletate sinora non sempre sono andate a buon fine: su 7.694 chiamate (di cui oltre l80 per cento riservate a ruolo sanitario) ci sono state circa 3.500 rinunce: «Nella lettura di questi dati - specifica l’Ats - si deve considerare anche la casistica di chi è già dipendente e partecipa a una ulteriore selezione».

Le proteste. «Nel sistema della medicina di base permangono carenze pluriennali e le sedi scoperte, nonostante il nuovo bando del 2021, sono più di 170, con dati ancora da perfezionare e sempre in evoluzione per via del mancato turn over», lamenta il segretario generale della Cisl sarda, GavinoCarta.

«La problematica – conclude il segretario generale - ha certamente anche una dimensione nazionale, ma il tema delle zone interne e delle sedi svantaggiate deve trovare una risposta in Sardegna non più rinviabile, per evitare che a pagare il prezzo più alto in termini di salute siano gli anziani ed i più fragili».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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