La Nuova Sardegna

Sul numero dei tamponi la Regione non fa chiarezza

di Salvatore Santoni
Sul numero dei tamponi la Regione non fa chiarezza

Il bollettino quotidiano continua a fornire il dato delle persone testate

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SASSARI. Non è chiaro chi scriva i bollettini sull’aggiornamento Covid in Regione e perché si è deciso di stralciare il numero dei test giornalieri dai canali della comunicazione istituzionale. E non si sa nemmeno perché da un giorno all’altro il dato dei test effettuati è stato sostituito con quello delle “persone testate”, che rappresentano due dati distanti anni luce. L’unica costa certa, in quello che è diventato quasi un giallo, è che l’isola si è beccata una settimana con tassi di positività monstre forse soltanto a causa di un copia e incolla sbagliato.

Scambio di indici. Nell’ultima settimana il dato sul trend del contagio, cioè il tasso di positività (Rpt), è aumentato vorticosamente a causa di quello che resta tuttora un mistero burocratico-comunicativo. Da un paio di settimane, infatti, la Regione ha smesso di diffondere i dati dei tamponi effettuati giornalmente dal sistema sanitario sardo. E nel bollettino quotidiano – pubblicato sul sito e inviato anche alle testate giornalistiche – lo ha rimpiazzato con una voce, le “persone testate”, che non rappresenta il numero di tamponi giornalieri ma le persone che per la prima volta hanno effettuato un tampone. Un numero nettamente più basso dei tamponi. Questo dato viene poi erroneamente utilizzato per calcolare il tasso di positività giornaliero e fa sembrare la Sardegna più “positiva” di com’è realmente. Sì, perché i tamponi sono molti di più.

Discrepanze. Questa sostituzione di numeri è costata all’isola circa una settimana di tassi di positività spropositati. Tra il 2 agosto e l’8 agosto sono circolati numeri giornalieri dell’Rpt più alti da 2,5 a 9 punti percentuali rispetto a quelli reali. Tutto per colpa di un dato che diffuso forse per sbaglio. Non si sa e non è dato sapere. Sì, perché lo smartphone dell’assessore della Sanità, Mario Nieddu, squilla a vuoto. E all’ufficio stampa regionale, purtroppo, sono ancora nelle secche dell’azzeramento disposto dalla legge “Super staff”. In altri termini, dalla Regione continuano a non arrivare risposte. Nel frattempo, però, ieri è stato diramato il solito bollettino Covid, uguale a quello dei giorni scorsi, sempre con le persone testate e manco l’ombra dei tamponi effettuati.

Si resta bianchi. I dati più aggiornati dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), segnalano che, sebbene a livello nazionale il tasso di occupazione delle terapie intensive sia stabile al 3%, il monitoraggio giornaliero relativo all’8 agosto indica un aumento significativo in tre regioni. Tra queste la Sardegna, che arriva all’11%, oltre la soglia critica fissata al 10% e indicata come uno dei nuovi parametri per il cambio di colore. Sale nell’isola anche il tasso di occupazione dei posti letto Covid in area medica, che ora tocca il 7% (il livello da non superare è il 15%). E si avvicina pericolosamente la soglia dei 150 casi per 100mila abitanti, uno degli altri parametri che, combinati con la pressione sugli ospedali fa scattare il cambio di zona. «In questo momento non c’è rischio di zona gialla – rassicura ancora Temussi –. Ci sono tanti fattori da considerare e per ora siamo stazionari. Abbiamo ancora un po’ di margine con le terapie intensive, e non vogliamo attivarne di nuove perché in questo momento abbiamo un turnover molto veloce. I pazienti rimangono molto meno in rianimazione covid, la media è scesa ai 20 giorni di permanenza rispetto anche a punte di 3 mesi dei mesi scorsi».

Occhi al Sud. Ma c’è, invece, un problema serio nel Sud dell’isola, che ogni giorno conta centinaia di tamponi positivi. «L’area metropolitana di Cagliari ha una densità molto elevata – spiega il commissario Ats – e il centro del capoluogo è molto popolato dai giovani. Ultimamente i contagi avvengono prevalentemente tra 18enni e 20enni. Non c’è paragone tra quello che sta avvenendo a Sassari, dove la concentrazione delle persone è minore».

Medici no-vax. Nel frattempo tra le corsie degli ospedali sardi c’è aria di tempesta per i medici che rifiutano la vaccinazione anti-Covid.

«Molti si stanno precipitando a fare il vaccino – spiega il commissario dell’Ats, Massimo Temussi – ma c’è un gruppetto che non intende farlo». Le sospensioni potrebbero arrivare già domani: «Noi applichiamo la normativa – precisa Temussi – non possiamo permetterci di rischiare di portare l’infezione tra il personale sanitario tanto meno tra i pazienti. Pertanto verrà dato il preavviso di sospensione ai medici che rifiutano e rimarranno fermi finché non avranno completato la seconda dose».

Tra il personale sanitario ci sono no-vax talmente convinti che in Ats stanno già cominciando a fioccare lettere di avvocati. «Noi stiamo dalla parte della legge – dice ancora Temussi – dobbiamo garantire la salute dei cittadini. E se saremo costretti a sospendere medici in settori delicati che rischiano di fermare l’attività, andremo avanti addebitando a quei medici l’interruzione di pubblico servizio. Credo di aver chiarito che non c’è spazio per trattative».



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