La Nuova Sardegna

Ferrovie, nel Pnrr soltanto due progetti

di Salvatore Santoni
Ferrovie, nel Pnrr soltanto due progetti

L’isola con tante idee ma senza carte da giocare porta a casa appena 300 milioni di euro sugli 8 miliardi a disposizione

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SASSARI. Da Roma dicono che quando le nuove ferrovie finanziate col Pnrr saranno realizzate il tempo medio di viaggio in treno si ridurrà del 17%. E il passaggio dalla gomma al ferro farà aumentare i passeggeri trasportati dal 6 al 10% e le merci dall’11 al 16%.

Tutti dati e previsioni che non riguardano minimamente la Sardegna. Sì, perché della vagonata di miliardi a disposizione, nell’isola arriveranno appena 300 milioni per due progetti: un primo step del raddoppio della Decimomannu-Villamassargia e il collegamento dell’aeroporto di Olbia. Il motivo? L’isola non aveva progetti pronti da far finanziare.

In ritardo. «La Sardegna si è svegliata intorno al 2015 – spiega il docente esperto di strade, ferrovie e aeroporti e coordinatore del corso di Ingegneria civile all’università di Cagliari, Mauro Coni – e ha deciso che voleva fare la “cura del ferro”. Era stata programmata anche una serie di interventi per connettere aeroporti e stazioni con la rete ferroviaria». A influire nei tempi di progettazione delle opere pubbliche, infatti, c’è un fenomeno che il ministero dello Sviluppo economico, in un recente studio, ha definito così: tempi di transizione. Cioè, banalizzando, quanto ci mette un pezzo di carta a passare da una scrivania all’altra.

Mancano i progetti. Ma è un’altra la cosa che ha colto impreparata l’isola: «La cosa più importante è questa: ci mancano i progetti – riprende l’esperto –. Se ne sente parlare di frequente, ma alla fine vai a vedere e spesso sono soltanto idee. Le carte che ci vogliono per andare in gara vanno preparate». Gli unici che sono stati inseriti erano anche gli unici pronti, tra l’altro non sono stati nemmeno finanziati completamente.

«Nella pianificazione delle opere pubbliche – aggiunge Coni – non è che ci si sveglia da un giorno all’altro. Sono processi che durano dagli otto a quindici anni, in funzione della complessità. Le opere devono essere programmate per tempo».

Gli stanziamenti. Gli interventi previsti in Sardegna nell’ambito del Pnrr all’interno del programma upgrading, elettrificazione e resilienza al Sud sono il raddoppio della tratta Decimomannu-Villamassargia e il collegamento dell’aeroporto di Olbia. Il primo intervento costa 230 milioni ma è stata finanziato soltanto il progetto “Prima fase” con 130 milioni; il secondo sarà finanziato interamente 170 milioni. I progetti sono già inseriti nel piano commerciale di Rfi in edizione Pnnr, pubblicato proprio questo mese. Per il resto dell’isola, invece, resta soltanto l’amaro in bocca. Non perché non ci sia bisogno di nuove ferrovie, ma perché nessuno si è preoccupato di progettarle.

Cosa è mancato. Come evitare che la storia si ripeta? «La cosa più importante da fare è rafforzare la capacità progettuale – riprende Coni – non stiamo parlando di fare una palazzina ma di opere pubbliche. Serve un’amministrazione in grado di farle queste cose. I lavori pubblici della regione gestiscono 4 miliardi di strade e sono in otto persone. Così le grandi opere non si fanno, è stato fatto un enorme errore strategico».

Cambio di visione. Ma non è tutto, perché in passato ci sono state valutazioni particolari che hanno frenato lo sviluppo delle strade ferrate. O meglio, che hanno rappresentato un’alternativa preferibile focalizzando gli investimenti sull’asfalto invece che sui binari. «Son successe anche altre cose – aggiunge l’esperto – la Sassari-Olbia è stata realizzata perché c’erano gli autoarticolati che facevano quell’itinerario dopo che è stato sospeso il trasporto merci su Golfo Aranci. Quindi i container hanno cominciato a viaggiare su gomma e si è deciso di contenere questo fenomeno facendo una strada 4 corsie».

Occasione persa. L’isola si è fatta trovare impreparata alla chiamata del Pnrr. E questo significa che la vagonata di miliardi che pioverà sul resto d’Italia non farà altro che allargare il divario tra la rete sarda e quella nazionale.

«Nessuno ci ha mai creduto abbastanza – sottolinea ancora Mauro Coni – sia le amministrazioni, i politici e anche la popolazione. Eppure ci sono tratte ferroviarie molto efficienti nell’isola, con livelli da infrastruttura del nord Italia».

Una speranza. Ma non tutto è perduto. «Qualche spiraglio di positivo c’è – riprende il docente – intanto bisogna realizzare questi progetti su Olbia e il raddoppio Decimomannu-Villamassargia, e poi so che la Regione si sta muovendo. Da molti anni si discute anche di migliorare il tracciato a sud di Macomer. E poi ci sono un sacco di idee, come la sperimentazione dei treni a idrogeno. So che la Regione ci sta lavorando, esiste la possibilità ma i tempi dei progetti non solo soltanto disegnare le tavole grafiche». Nel frattempo ci dovrà accontentare dei finanziamenti che non riguardano le strade ferrate: «La metà di questo Pnrr verte anche su altre opere, nei prossimi anni ci sarà una fame enorme di ingegneri civili per lavorare in Sardegna».



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