La Nuova Sardegna

Per giudici del Riesame non ci sono stati “saltafila”

di Enrico Carta
Per giudici del Riesame non ci sono stati “saltafila”

Dopo quella del Gip arriva una seconda bocciatura per la richiesta della Procura No alla sospensione: «I medici hanno agito nell’ambito delle loro funzioni»

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ORISTANO. Alle pagine 14 e 15 i giudici del tribunale del Riesame scrivono: «Hanno sempre agito nell’ambito delle loro funzioni e a vantaggio di persone ricomprese nel piano di vaccinazione». È la frase che sintetizza il provvedimento con cui, per la seconda volta, viene respinta la richiesta di interdizione per tre degli undici medici, indagati assieme a quattro infermieri nell’inchiesta sui presunti furbetti dei vaccini. Le ipotesi di peculato e abuso d’ufficio avevano subito un primo semaforo rosso imposto dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Oristano. La procura però non si era fermata e, convinta delle proprie ragioni, aveva presentato appello contro il primo diniego collegato alla richiesta di sospendere dal lavoro i medici Peppinetto Figus, direttore del Distretto socio-sanitario di Oristano; Salvatorangelo Piredda, coordinatore dei tre poliambulatori territoriali che fanno capo all’Assl; Clelia Peddio referente del poliambulatorio del capoluogo – sono assistiti dalle avvocatesse Rossella Oppo e Anna Laura Lutzu –.

A presentarla era stato il sostituto procuratore Andrea Chelo che, sotto la supervisione del procuratore Ezio Domenico Basso, coordina l’inchiesta affidata al Nas dei carabinieri e ribattezzata “Saltalafila”. Il nome comprende già in sé una sintesi delle accuse, perché l’indagine riguarda proprio la somministrazione di dosi di vaccino, in una fase ancora embrionale della campagna di immunizzazione, a persone che in quel momento non ne avrebbero dovuto avere diritto. Negli elenchi dei vaccinati di marzo erano finiti parenti e amici dei medici, fatto che per la procura avrebbe generato un danno per le categorie che invece sarebbero dovute essere immunizzate prioritariamente ovvero anziani e soggetti fragili.

Se la giudice per le indagini preliminari toccava nel merito alcuni punti fondamentali dell’inchiesta, il Riesame rafforza quei concetti. Restano valide le questioni legate al diritto e al fatto che la reiterazione del reato sia impossibile perché i tre medici hanno lasciato gli incarichi nelle equipe vaccinali successivamente al momento in cui erano finiti sotto inchiesta. È però soprattutto sul reato in sé che l’accusa subisce già un ridimensionamento, se non di più. La fase di immunizzazione del personale sanitario, degli ospiti e del personale che lavora nelle Rsa si era già conclusa, spiegano i giudici. Era l’unica ad avere una scansione ben precisa in quel momento, mentre quella per gli ultraottantenni non aveva ancora una definizione ben precisa nelle procedure né tanto meno liste di riserva. Nel conto – elemento non secondario – va messo il fatto che il rischio di sprecare le dosi era alto. Alcune persone convocate non si presentavano e le fiale diluite dovevano essere utilizzate entro sei ore. Solo allora parenti e amici sarebbero stati coinvolti. È per questo che i giudici affermano che è stato «evitato un inutile spreco delle dosi residue» e che agendo così i medici hanno risposto «a esigenze di interesse pubblico».

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