«Ho ucciso io mio zio, ma non volevo»
di Michela Cuccu
Il nipote Giancarlo confessa l’omicidio di Paolo Fonsatti e fa ritrovare il coltello utilizzato che aveva gettato in un canale
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ORISTANO. Ha fatto trovare il coltello e poi ha detto: «non volevo uccidere mio zio». Giancarlo Fonsatti, noto Renato, il nipote di Paolo Fonsatti, ha confessato di essere l’unico autore del delitto.
Il 73enne ex maresciallo maggiore dell’esercito non è morto durante un tragico tentativo di rapina ma al termine di una lite con il nipote 55enne, forse per questioni di soldi. Martedì, all’ora di pranzo, quando era entrato al bar della borgata di S’Ungroni, per chiedere aiuto, Giancarlo, con le braccia coperte di sangue aveva raccontato di due rapinatori incappucciati, con l’accento est europeo che avevano fatto irruzione in casa dello zio e lo avevano colpito con un coltello, ferendo anche lui, per poi dileguarsi. Non era vero. Che si fosse inventato tutto lo avevano intuito da subito i carabinieri della Compagnia di Oristano e del nucleo investigativo del Comando provinciale. Coordinati dal procuratore della Repubblica Ezio Domenico Basso, avevano comunque seguito anche la pista della rapina. Quando però, i rilievi condotti con la collaborazione del Ris di Cagliari avevamo rivelato come in quell’androne, dove avevano trovato l’ex maresciallo privo di vita, immerso in un lago di sangue e nelle altre stanze della casa dove l’uomo viveva da solo, vi fossero solo le impronte delle scarpe del nipote, nei confronti di Giancarlo era stato emesso il provvedimento di fermo cautelare con l’accusa di omicidio volontario. Giancarlo, che aveva una profonda ferita da taglio alla mano destra, era stato immediatamente ricoverato all’ospedale san Martino, piantonato dalla polizia giudiziaria. Giovedì, durante il tragitto in ambulanza verso l’ospedale di Cagliari dove i chirurghi lo hanno sottoposto ad un delicato intervento di suturazione del tendine, Giancarlo avrebbe fatto delle ammissioni agli agenti che lo scortavano. Parole che gli stessi agenti hanno riportato in una relazione trasmessa immediatamente alla Procura.
A questo punto, il sostituto procuratore della Repubblica, Silvia Mascia, titolare dell’inchiesta, è andata all’ospedale Brotzu di Cagliari dove Giancarlo era ricoverato, per interrogarlo. Assisitito da legale di fiducia, avvocato Carlo Figus, Giancarlo Fonsatti si è avvalso della facoltà di non rispondere alle domande relative su quanto aveva detto in ambulanza. Ha però fatto delle dichiarazioni spontanee «telegrafiche», le ha definite il procuratore Basso, durante la conferenza stampa convocata ieri mattina per comunicare la svolta delle indagini. «Ha indicato con precisione dove aveva gettato il coltello», ha spiegato il procuratore. Per trovare l’arma usata per colpire sette volte lo zio, è stato necessario l’intervento dei carabinieri subacquei. Recuperato il coltello, gli inquirenti hanno potuto ricostruire quella drammatica mattina. Dopo essersi reso conto di aver ucciso lo zio, Giancarlo è salito in macchina, diretto al canale di Santa Giusta, dove, ha gettato il coltello. Poi è ritornato a S’Ungroni, a raccontare la storia che si era inventato. Lunedì, il gip Silvia Palmas deciderà sulla convalida dell’arresto.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Il 73enne ex maresciallo maggiore dell’esercito non è morto durante un tragico tentativo di rapina ma al termine di una lite con il nipote 55enne, forse per questioni di soldi. Martedì, all’ora di pranzo, quando era entrato al bar della borgata di S’Ungroni, per chiedere aiuto, Giancarlo, con le braccia coperte di sangue aveva raccontato di due rapinatori incappucciati, con l’accento est europeo che avevano fatto irruzione in casa dello zio e lo avevano colpito con un coltello, ferendo anche lui, per poi dileguarsi. Non era vero. Che si fosse inventato tutto lo avevano intuito da subito i carabinieri della Compagnia di Oristano e del nucleo investigativo del Comando provinciale. Coordinati dal procuratore della Repubblica Ezio Domenico Basso, avevano comunque seguito anche la pista della rapina. Quando però, i rilievi condotti con la collaborazione del Ris di Cagliari avevamo rivelato come in quell’androne, dove avevano trovato l’ex maresciallo privo di vita, immerso in un lago di sangue e nelle altre stanze della casa dove l’uomo viveva da solo, vi fossero solo le impronte delle scarpe del nipote, nei confronti di Giancarlo era stato emesso il provvedimento di fermo cautelare con l’accusa di omicidio volontario. Giancarlo, che aveva una profonda ferita da taglio alla mano destra, era stato immediatamente ricoverato all’ospedale san Martino, piantonato dalla polizia giudiziaria. Giovedì, durante il tragitto in ambulanza verso l’ospedale di Cagliari dove i chirurghi lo hanno sottoposto ad un delicato intervento di suturazione del tendine, Giancarlo avrebbe fatto delle ammissioni agli agenti che lo scortavano. Parole che gli stessi agenti hanno riportato in una relazione trasmessa immediatamente alla Procura.
A questo punto, il sostituto procuratore della Repubblica, Silvia Mascia, titolare dell’inchiesta, è andata all’ospedale Brotzu di Cagliari dove Giancarlo era ricoverato, per interrogarlo. Assisitito da legale di fiducia, avvocato Carlo Figus, Giancarlo Fonsatti si è avvalso della facoltà di non rispondere alle domande relative su quanto aveva detto in ambulanza. Ha però fatto delle dichiarazioni spontanee «telegrafiche», le ha definite il procuratore Basso, durante la conferenza stampa convocata ieri mattina per comunicare la svolta delle indagini. «Ha indicato con precisione dove aveva gettato il coltello», ha spiegato il procuratore. Per trovare l’arma usata per colpire sette volte lo zio, è stato necessario l’intervento dei carabinieri subacquei. Recuperato il coltello, gli inquirenti hanno potuto ricostruire quella drammatica mattina. Dopo essersi reso conto di aver ucciso lo zio, Giancarlo è salito in macchina, diretto al canale di Santa Giusta, dove, ha gettato il coltello. Poi è ritornato a S’Ungroni, a raccontare la storia che si era inventato. Lunedì, il gip Silvia Palmas deciderà sulla convalida dell’arresto.
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