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Addio dopo 33 anni alla prima trapiantata di rene nell’isola

Addio dopo 33 anni alla prima trapiantata di rene nell’isola

Di Armurgia, aveva 59 anni: fu operata nel 1988 al Brotzu Dopo l’intervento si è sposata e ha avuto figli e nipoti

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SASSARI. Quando ha ricevuto il rene era una ragazza di 26 anni e aveva di fronte un futuro denso di incognite. Tanti sogni da realizzare e la paura di non fare in tempo, di non poter vivere una vita normale a causa della malattia. Ieri, poco prima di chiudere gli occhi a 59 anni, Maria Ausilia Cardia, casalinga di Armurgia, forse ha ripensato a quel giorno di 33 anni fa che ha cambiato il suo destino: quel rene figlio della generosità le ha consentito di stare lontana dalla schiavitù della dialisi, di sposarsi, avere dei figli (due femmine) e anche di provare l’enorme gioia di diventare nonna.

La signora Maria Ausilia è stata la prima trapiantata di rene in Sardegna: il suo intervento era stato effettuato al Centro trapianti di rene dell’ospedale Brotzu di Cagliari nel 1988. La notizia della scomparsa ha suscitato grande commozione tra i medici che ricordano bene la sua storia e tra i trapiantati della della delegazione regionale dell’associazione Prometeo. «È stato proprio un amico trapiantato di Armurgia – spiega il presidente di Prometeo Giuseppe Argiolas – a comunicarci la morte di Maria Ausilia: nel porgere le condoglianze alla famiglia, la sua storia ci spinge a sottolineare l’importanza delle donazioni, perché i trapianti salvano la vita delle persone». A seguire il trapianto di Maria Ausilia Cardia fu l’équipe formata dai chirurghi Frongia, Ciccu e Giordano. Mauro Frongia, attuale primario dell’Unità di Urologia e responsabile del Centro trapianti di rene del Brotzu, ricorda che i due colleghi erano stati inviati dal policlinico Umberto I di Roma per eseguire i trapianti a Cagliari: appena un anno dopo, nel 1989, il centro sardo divenne autonomo.

Il trapianto andò bene e le incognite nel futuro di Maria Ausilia Cardia iniziarono a diradarsi e la giovane donna di allora acquistò la consapevolezza di poter vivere una vita serena, diventare madre e poi anche nonna. «Per questo invitiamo tutti i sardi a diventare potenziali donatori post mortem – dice Giuseppe Argiolas – quando rinnovano o fanno per la prima volta la carta d’identità nel proprio Comune riflettano sulla possibilità di regalare una chance di vita a chi sta soffrendo, autorizzando la donazione degli organi».

Nel 2020 grazie alla generosità dei sardi, nell’isola sono stati eseguiti 60 trapianti, di cui 28 di rene, 27 di fegato e 5 di cuore.

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