Nell’isola l’incidenza più alta d’Italia
La polemica: il principale Centro depotenziato, mancano strutture e personale
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SASSARI. Quasi il doppio rispetto alla media nazionale: la Sardegna è la regione con la più alta incidenza della patologia, 370 casi ogni 100mila abitanti a fronte di 197. Un altro triste primato, come quello per il diabete di tipo 1. Ignote le cause e molte le ipotesi: tra queste, possibili alterazioni del Dna dopo secoli di malaria o l’esposizione a sostenze inquinanti nelle aree industriali. La certezza è che colpisce prevalentemente le donne ed è la prima causa di disabilità tra i giovani. Con gli anni la medicina ha fatto passi da gigante, individuando numerose terapie e percorsi differenziati a seconda del quadro clinico individuale e dello stadio della malattia: la diagnosi precoce è fondamentale per evitare che la sclerosi multipla cammini silente nell’organismo spesso manifestandosi con sintomi che possono essere fraintesi perché comuni (come la spossatezza) e attribuiti ad altre cause (come lo stress da lavoro eccessivo per Alessio Melis). Ma nonostante abbia una diffusione così allarmante con circa 7mila pazienti certificati, il principale Centro regionale per la diagnosi e la cura della sclerosi multipla – al quele fanno riferimento 5mila malati – e che da sempre ha la sede all’ospedale Binaghi di Cagliari, ha subito una rivoluzione legata all’emergenza Covid e alla necessità di recuperare posti letto. Il Centro è stato trasferito all’ospedale Businco di Cagliari: qui vengono assicurare le terapie ai pazienti che per le visite di routine continuano però ad andare al Binaghi. Una struttura unica è stata dunque divisa in due e i pazienti – parte dei quali in sedia a rotelle – loro malgrado devono fare i pendolari. Una situazione di disagio dal punto di vista logistico resa ancora più grave dalla carenza di personale: sono 4 le neurologhe in servizio, per via di recenti pensionamenti ai quali non sono seguite sostituzioni. I tempi d’attesa si allungano moltissimo, in particolare quelli per eseguire le risonanze che consentono di valutare l’andamento della malattia. La continuità assistenziale in queste condizioni appare seriamente a rischio così come la diagnosi precoce dei nuovi casi. (si. sa.)
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