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Flavio Briatore: «Chiedo scusa a Ragnedda e ai cittadini di Arzachena»

«Nell’estate del 2020 l’ordinanza del sindaco era giusta. Non avevamo capito Il turismo nell’isola non può migliorare se non si risolve il problema dei trasporti»


02 settembre 2021 di Roberto Petretto


SASSARI. C’era un discorso aperto con la Sardegna, dall’estate del 2020: i contagi al Billionaire, le polemiche con Arzachena, le accuse di un complotto contro il divertimentificio della Costa Smeralda. A stagione quasi conclusa torna, in questa intervista con la nuova, su alcuni di questi temi sospesi e ne apre altri.

Signor Briatore, quest’anno le cose sono andate meglio?
«Per noi sono andate molto bene. La discoteca l’abbiamo tenuta chiusa anche se riteniamo che la decisione del governo di non far aprire sia stata una follia, una gran cavolata. La gente non va a dormire alle 10 solo perché le discoteche sono chiuse. Negli altri paesi dove operiamo le discoteche hanno aperto, con l’ingresso con green pass e tampone. E non è successo nulla, tutto sotto controllo. Al Billionaire abbiamo deciso di fare soltanto ristorante con esperienza di show. Abbiamo avuto molto successo, ogni sera esaurito. C’è stato un riscontro positivo, con il mantenimento delle distanze la gente si sentiva tranquilla. Bisogna rendersi conto che il Covid c’è ancora nella testa della gente. Noi abbiamo scelto di attenerci alle regole e le cose sono andate bene. Ho visto il rapporto della nostra manager che ha ricevuto anche i complimenti del maresciallo dei carabinieri della stazione di Porto Cervo che ha definito il Billionaire “esemplare”».

Insomma, tutta un’altra storia rispetto alla tormentata estate del 2020?
«Nel 2020 quando si è iniziato con l’apertura di locali non c’era chiarezza. La situazione sanitaria veniva descritta come tranquilla. Tanto che la Regione aveva anche autorizzato l’apertura delle discoteche. Ad Arzachena prima di Ferragosto c’erano 2 contagiati, il 15 erano saliti a 7. Con le informazioni che avevamo l’ordinanza del sindaco ci pareva ingiustificata. Nessuno sapeva che da Ibiza e Mikonos stavano arrivando gruppi di ragazzi che si erano contagiati lì e che giravano nelle discoteche della Sardegna. Nessuno poteva immaginare che avremmo avuto il caos che poi c’è stato tra la gente e i dipendenti delle nostre attività. Improvvisamente il problema è esploso. Se fossimo stati coscienti della situazione avremmo condiviso l’ordinanza».

Cos’è, un mea culpa?
«Credo che le critiche che ho fatto a Roberto Ragnedda fossero ingiustificate. Sinceramente dobbiamo chiedere scusa al sindaco di Arzachena se ci sono state delle situazioni spiacevoli, ma la realtà dei fatti è che aveva ragione lui. E poi devo chiedere scusa anche ai cittadini di Arzachena. Bisogna essere corretti nella vita. Il 15 agosto c’erano 7 contagiati, era difficile capire il senso di quelle restrizioni, nessun sapeva di quei gruppi di ragazzi e la Sardegna è stata criminalizzata, ma il problema ha riguardato tutta Italia. La Sardegna a molti non piace, perché è vista come sinonimo di turismo ricco. C’è un’invidia di fondo che la Sardegna non merita. Comunque, se l’anno scorso ho detto delle parole in più che hanno offeso gli arzachenesi, chiedo scusa».

Tante polemiche l’anno scorso e invece quest’anno niente…
«Il Billionaire è stato preso di mira, ma anche perché mediaticamente ha un peso diverso rispetto a… non faccio nomi. Noi abbiamo fatto il possibile, ma senza protocolli di sicurezza certi siamo stati travolti da uno tsunami. Quest’anno le regole erano chiare. Abbiamo scelto di non fare discoteca perché se metti la musica non può fare lounge: la gente si alza e balla, non c’è nulla da fare».

È sempre dell’idea che il turista venga in Sardegna solo per il mare e non per le sue ricchezze culturali?
«Guardi, se c’è uno che ama la Sardegna interna sono io. Ma devi avere una porta d’ingresso che funziona per valorizzare anche tutto il resto. Le porte d’ingresso sono la Costa Smeralda e la zona marina di Cagliari, che è bellissima. Da lì partire con le escursioni verso l’interno. Verso gli agriturismo, gli stazzi. Io sono stato tante volte a Bitti, è una parte della Sardegna molto importante. La Sardegna è ricca di bellezze naturali e di storia, però bisogna arrivarci».

E qui arriviamo alla questione dei trasporti. Problemi sulla navi e da ottobre rischiamo di non avere più collegamenti aerei regolari. Come se ne esce?
«Quest’anno sono stato dieci giorni in Sardegna e poi a Mikonos. Lì arrivava un aereo ogni 5 minuti e ci sono 32 compagnie che operano su quell’aeroporto. Il problema dei trasporti è quello centrale. La situazione rischia di diventare drammatica prima di tutto per i sardi e, in prospettiva, per il turismo dell’isola il prossimo anno. Si rischia di avere ancora meno voli. Già quest’anno moltissimi avrebbero voluto prenotare, ma non riuscivano ad arrivare. A luglio non si trovava posto e qualcuno cercava addirittura di arrivare passando dalla Corsica. E così un viaggio di un’ora si allungava. La Sardegna come bellezza dei luoghi è perfetta: abbiamo il problema di far arrivare la gente. Dopo ottobre le cose potrebbero andare peggio, quindi è bene preoccuparsi adesso per migliorare la situazione».

Il presidente Solinas ha rilanciato l’idea di una compagnia regionale. La ritiene una soluzione percorribile?
«Ci vuole un tavolo in cui si analizzi il problema e si trovino soluzioni semplici e praticabili. Certo, ci vuole il contributo da parte della Regione, per avere dei costi corretti per i sardi. C’è un problema di rispetto delle norme europee, ma mi chiedo come mai le altre isole hanno gli aerei e la Sardegna no? La stagione si può allungare. Le faccio ancora l’esempio di Mikonos. La clientela che aveva figli che dovevano tornare a scuola è andata via, ma è arrivata un altro tipo di clientela. E ora è ancora pieno di turisti».

Invece in Costa Smeralda?
«Da ieri le presenze sono calate drammaticamente. In Sardegna la stagione dura al massimo tre settimane: non è sostenibile, né per noi né per gli operatori importanti. Con 35 giorni al massimo di attività e costi molto alti, si va in sofferenza. La stagione deve durare almeno 60 giorni. A giugno era vuoto, abbiamo iniziato il 15 luglio e il 20 agosto era già tutto finito».

L’offerta di collaborazione che aveva lanciato alla Regione non si è mai realizzata?
«Dovrebbero capire quali sono i problemi fondamentali. Essendo in un’isola la prima attenzione deve essere rivolta ai trasporti. È difficile investire in un posto che non è servito da collegamenti efficienti, non tutti sono innamorati della Sardegna come me: gli operatori fanno i conti. E i trasporti, lo ripeto, sono il problema fondamentale. Torniamo sempre lì. Se hai un tumore cerchi di guarire da quello, non pensi all’unghia spezzata. Per arrivare in Sardegna abbiamo solo due modi: nave o aereo, quindi non ci sono alternative. Cerchiamo di allungare la stagione: il tutto esaurito lo abbiamo al massimo per 15-18 giorni e questa situazione non è sostenibile. Concentrando tutto in pochi giorni gli operatori aumentano i prezzi e così la Sardegna si fa la fama di meta troppo cara. È un circolo vizioso che bisogna spezzare”.

Anche la sua vecchia idea della compagnia aerea BillionAir non ha avuto un seguito.
«Più che la compagnia bisogna trovare il modo di charterizzare, coinvolgendo le compagnie che hanno tanti aerei fermi. La dimostrazione che il problema dei trasporti è centrale ci arriva da Forte dei Marmi dove abbiamo battuto tutti i record di fatturato da quando esiste il Twiga. Lì il problema dei trasporti non esiste, si arriva in auto facilmente da Milano, Genova, Firenze. Bisogna essere creativi, charterizzare nell’estate, creare degli eventi. Ma servono aerei per allungare la stagione».

Se ne parla ogni anno, rischiamo di ritrovarci qui l’anno prossimo a dire le stesse cose…
«È vero, ne parliamo ogni anno, ma i problemi bisogna affrontarli. Altrimenti si diventa come la Ferrari che ogni anno dice che vincerà il mondiale l’anno successivo. E invece ogni anno che passa è peggio».

A proposito di Formula Uno, chi vince il mondiale?
«Secondo me vincerà Verstappen. Max sta facendo molto bene e sarebbe giusto avere un ricambio. Quest’anno c’è un bello spettacolo, due team diversi in una lotta che affascina tutti»

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