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Profughi, la vita ricomincia nell’isola

Profughi, la vita ricomincia nell’isola

Secondo sbarco: tra le 51 persone anche un bimbo di pochi mesi. A Sassari iniziate le pratiche per la richiesta d’asilo

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SASSARI. C’è un bimbo di appena 5 mesi, il più piccolo nel gruppo di 51 profughi afghani sbarcati ieri mattina a Cagliari. È il secondo arrivo dopo la prima nave che ha accompagnato nell’isola 79 profughi nella serata di mercoledì. In entrambi i casi si tratta di nuclei familiari con minori che troveranno accoglienza nelle strutture della Caritas o presso privati. In due giorni la Sardegna ha aperto le porta a 130 persone ma almeno altre 60 sono attese nella giornata di oggi, come comunicato dal prefetto di Cagliari Gianfranco Tomao, che ha anche spiegato che i numeri potrebbero variare sulla base della distribuzione su base provinciale. Ad attendere i 51 profughi di ieri , nel campo di accoglienza allestito sulla banchina del molo Sabaudo, c'erano tra gli altri Protezione civile, Croce rossa italiana, Ats, Caritas. Dopo il pranzo offerto dalla Caritas, le visite mediche e i tamponi per la verifica del Covid, sono iniziate le operazioni di trasferimento: il piano prevede che una trentina resterà a Cagliari, 10 andranno a Sassari, gli altri tra Nuoro e Oristano. In ogni caso le famiglie non saranno separate: due nuclei, genitori con bambini piccoli, hanno già trovato sistemazione nell’Oristanese, a Silì e a Norbello. Mentre del primo gruppo di 79 sbarcati mercoledì, 26 sono stati trasferiti a Sassari e accolti nella Casa delle Figlie della carità in via Solari dove sono arrivati poco dopo la mezzanotte, stremati ma felici. Nel gruppo di 26 persone la maggior parte sono donne, due delle quali in stato di gravidanza avanzato. Una decina i minori di cui due molto piccoli e alcuni adolescenti. All'arrivo del pullman erano presenti diversi responsabili delle strutture diocesane che stanno lavorando insieme nel progetto: don Gerolamo Derosas (Caritas), don Marco Carta e Mirko Casu (Centro pastorale diocesano), don Giuseppe Faedda e Antonello Canu (Fondazione Accademia Casa di popoli, culture e religioni). La cena è stata preparata da una mamma siriana, arrivata a Sassari dal Libano un anno e mezzo fa insieme al marito e ai suoi tre figli, attraverso i corridoi umanitari, e seguita dalla Caritas diocesana. Sarà lei a occuparsi della cucina in questi primi giorni.

Per garantire un'effettiva accoglienza, la Diocesi di Sassari si avvarrà dell’ausilio di mediatori linguistici. Soltanto pochi conoscono l’inglese mentre uno di loro parla qualche parola di italiano. Dopo la notte di riposo, ieri mattina il Centro di ascolto immigrati della Caritas ha effettuato il censimento e la conoscenza più approfondita delle persone e delle loro necessità e partiranno le pratiche di asilo. Tutte le attività relative al progetto di accoglienza vengono svolte in sinergia con il Prefetto di Sassari, Maria Luisa D’Alessandro.



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