La Nuova Sardegna

I sindacati e le imprese: «La politica sia veloce»

Davanti al rischio che la legge si blocchi, l’appello è uno solo: «Votatela subito» È sempre più probabile uno stralcio per gli indennizzi e i contributi più urgenti

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CAGLIARI. La Manovra di bilancio da 293,5 milioni – è questo l’ammontare esatto – potrebbe dare l’attesa scossa, seppure le perplessità di sindacati e imprese non manchino. Ma potrà essere efficace solo in un caso: dovrà essere approvata subito dal Consiglio regionale. Invece, come si sa da settimane, non sarà così: i tempi saranno lunghi. Allora che si fa? Martedì prossimo, dopo un nuovo confronto fra la maggioranza di centrodestra e le opposizioni, si saprà se i provvedimenti più urgenti – sono gli indennizzi e i contributi – saranno stralciati. Cioè: votati prima del 10 ottobre, che è l’ultima data utile perché buona parte di quei milioni possano essere spesi entro l’anno, o altrimenti molti finiranno congelati. L’ipotesi più probabile è che lo stralcio finirà per essere la sola via d’uscita.

Le audizioni. In un clima politica fin troppo calo, non sono mancati i battibecchi fra chi governa e la minoranza, nell’aula della commissione bilancio c’è stato il confronto fra i consiglieri e le parti sociali. Con in premessa l’appello lanciato dal presidente dell’Aula ai partiti. Gli argomenti contenuti nella legge – le parole di Michele Pais – sono troppo importanti per dilatare i tempi. Dobbiamo accelerare». Una prima accelerata c’è stata proprio con le audizioni lampo, con 22 sigle ascoltate on line in meno di quattro ore. Un metodo contestato dalle opposizioni, ma per ora anche l’unico possibile. Nel frattempo dalla Giunta è arrivata l’attesa relazione tecnica-finanziaria. È un faldone di 150 pagine.

I sindacati. Cgil, Cisl e Uil, con i segretari regionali Samuele Piddiu, Gavino Carta e Francesca Ticca, sono stati chiari sin dall’inizio. «Qualunque ritardo – hanno detto – nell'approvazione e nell'entrata in vigore della legge metterebbe a rischio non solo la spesa, ma soprattutto «ingolfare la macchina regionale con una sovrapposizione fra questa Manovra di bilancio e la prossima Finanziaria 2021». È un pericolo concreto e da evitare - hanno ribadito – perché «è arrivato il momento di chiudere la lunga emergenza sanitaria, sociale ed economica, e accompagnare la ripresa con una solido programma di investimenti condiviso. Programma che, invece, non esiste». Poi, in particolare, Piddiu ha detto: «È evidente che ci sia uno squilibrio tra le molte risorse assegnate alle imprese e quelle poche previste per i lavoratori». Carta ha contestato la strategia dei soliti interventi a pioggia: «Manca una strategia ed è colpa di una politica al governo che semplifica le cose con il ricorso ai contributi, finendo per aggirare la complessità del mondo del lavoro dopo la pandemia». Per Francesca Ticca: «Oggi più che mai bisogna avviare una stagione di investimenti e puntare molto sul potenziamento dell’istruzione, o non ci sarà un futuro». Confsal e Ugl, con Elia Pili e Francesco Cabras, hanno puntato il dito contro la burocrazia regionale: «Purtroppo da troppo tempo qualunque legge finisce per impantanarsi e a non avere effetti sul territorio».

Le imprese. «Dovete fare in fretta», ha detto il presidente di Confindustria Maurizio De Pascale. Per poi rilanciare: «Servono interventi concreti e strutturali se vogliamo far uscire la Sardegna dal tunnel della crisi». Dunque, «è indispensabile cominciare con la tempestività e andare avanti con la semplicità nei bandi». Secondo Confindustria, comunque, l’impianto della Manovra è buono. Ad esempio è apprezzabile «il voler finalmente migliorare la sinergia fra la formazione e il mercato del lavoro, per far crescere di nuovo la produzione, i fatturati e le assunzioni». In un lungo documento, poi Confindustria ha sollecitato più attenzione per l’esportazione, la destagionalizzazione della stagione turistica, i trasporti e più soldi destinati al Fondo Resisto, per evitare che «troppe imprese chiudano in questa difficile fase di transizione». Giorgio Delpiano di Confapi ha insistito sulla necessità che tutte le misure siano assegnate entro l’anno. Sulla responsabilità della politica hanno incentrato i loro interventi Daniele Serra (Confartigianato) e Francesco Porcu (Cna). Secondo Coldiretti, Confagricoltura e Cia, «l’agricoltura è emerginata». Per Confcommercio, nella legge, «non c’è nulla cper il rilancio dei consumi azzerati dalla pandemia». (ua)

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