Scarcerati i tre pescatori di Sorso
di Antonello Palmas
Ieri l’interrogatorio nel tribunale ad Ajaccio, oggi il ritorno in Sardegna. Estradato in Francia il quarto “complice”
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SASSARI. Interrogati e subito liberati dal tribunale di Ajaccio nella prima udienza del processo per direttissima. Per i tre pescatori di Sorso accusati di aver violato la riserva marina delle Bocche di Bonifacio e di avere opposto resistenza alle autorità francesi che li avevano intercettati si chiude la prima fase di una avventura giudiziaria in cui mai avrebbero pensato di essere coinvolti e già questa mattina dovrebbero tornare a casa. Resta in Francia il quarto uomo di questa vicenda tutta da chiarire, un 37 enne che per un errore di notifica è stato estradato in ritardo rispetto ai compagni, è arrivato ieri in Francia e lunedì sarà condotto anche lui nel capoluogo della Corsica per l’interrogatorio.
I tre, di 27, 30 e 31 anni, erano stati estradati martedì scorso a Parigi in seguito a un mandato di cattura europeo e ieri sera sono comparsi davanti al giudice del tribunale di Ajaccio per esporre la loro versione dei fatti dopo aver passato una trentina di ore in carcere. Quindi sono stati rimessi in libertà e oggi si imbarcheranno sul primo traghetto per l’isola. Cosa che avrebbero volentieri voluto fare già ieri sera, se ci fosse stata la possibilità di un posto in traghetto. Loro e il quarto pescatore sono assistiti in Italia dall'avvocato sassarese Marco Salaris che lavora a stretto contatto con dei colleghi in Francia. Ora le autorità giudiziarie francesi avvieranno una nuova fase di indagini della durata di un anno che potrebbe portare i pescatori di Sorso a processo. La procedura della giustizia francese differisce da quella italiana: l’invito a comparire fatto attraverso il mandato di arresto europeo avviene durante la fase delle indagini, al termine delle quali vi sono due possibilità: l’archiviazione o il confronto in aula tra i pescatori e chi accusa, ovvero l’Oec, l’ufficio ambientale della Corsica.
I fatti risalgono al 2 luglio del 2020, quando i quattro pescatori di Sorso – secondo le accuse – a bordo di un gommone stavano pescando con un arpione nei pressi dell'Îlot des Moines, nella riserva delle Bouches de Bonifacio. Scoperti dagli agenti dell'Ufficio ambientale della Corsica, i tre sono accusati dalla giustizia transalpina di violenza e minaccia contro pubblico ufficiale, ostacolo alle funzioni di un funzionario, violazioni di reati in materia ambientale, pesca all’interno di un’area destinata a riserva naturale protetta. Il 5 giugno scorso i tre giovani erano stati arrestati dai carabinieri di Sorso, che avevano eseguito il mandato di cattura europeo spiccato dai francesi, trascorrendo un paio di notti in attesa dell’udienza di convalida prima di essere rimessi in libertà con obbligo di firma.
Sembra che in questa fase le autorità francesi contestino l’inadempienza a una sorta di invito a presentarsi (le accuse nel merito sono ancora oggetto di indagine). Ma i pescatori avrebbero ricevuto soltanto un semplice verbale di sanzione per le violazioni contestate nella riserva naturale delle Bocche di Bonifacio. Proprio il fatto di aver snobbato – secondo i francesi – l’invito a presentarsi avrebbe fatto scattare il mandato di cattura europeo, in esecuzione del quale i carabinieri di Sorso nella notte tra lunedì e martedì avevano prelevato i giovani per imbarcarli all’alba su un volo per Roma, da dove gli agenti dell’Interpol li hanno accompagnati su un altro volo diretto a Parigi. Quindi il trasferimento ad Ajaccio.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
I tre, di 27, 30 e 31 anni, erano stati estradati martedì scorso a Parigi in seguito a un mandato di cattura europeo e ieri sera sono comparsi davanti al giudice del tribunale di Ajaccio per esporre la loro versione dei fatti dopo aver passato una trentina di ore in carcere. Quindi sono stati rimessi in libertà e oggi si imbarcheranno sul primo traghetto per l’isola. Cosa che avrebbero volentieri voluto fare già ieri sera, se ci fosse stata la possibilità di un posto in traghetto. Loro e il quarto pescatore sono assistiti in Italia dall'avvocato sassarese Marco Salaris che lavora a stretto contatto con dei colleghi in Francia. Ora le autorità giudiziarie francesi avvieranno una nuova fase di indagini della durata di un anno che potrebbe portare i pescatori di Sorso a processo. La procedura della giustizia francese differisce da quella italiana: l’invito a comparire fatto attraverso il mandato di arresto europeo avviene durante la fase delle indagini, al termine delle quali vi sono due possibilità: l’archiviazione o il confronto in aula tra i pescatori e chi accusa, ovvero l’Oec, l’ufficio ambientale della Corsica.
I fatti risalgono al 2 luglio del 2020, quando i quattro pescatori di Sorso – secondo le accuse – a bordo di un gommone stavano pescando con un arpione nei pressi dell'Îlot des Moines, nella riserva delle Bouches de Bonifacio. Scoperti dagli agenti dell'Ufficio ambientale della Corsica, i tre sono accusati dalla giustizia transalpina di violenza e minaccia contro pubblico ufficiale, ostacolo alle funzioni di un funzionario, violazioni di reati in materia ambientale, pesca all’interno di un’area destinata a riserva naturale protetta. Il 5 giugno scorso i tre giovani erano stati arrestati dai carabinieri di Sorso, che avevano eseguito il mandato di cattura europeo spiccato dai francesi, trascorrendo un paio di notti in attesa dell’udienza di convalida prima di essere rimessi in libertà con obbligo di firma.
Sembra che in questa fase le autorità francesi contestino l’inadempienza a una sorta di invito a presentarsi (le accuse nel merito sono ancora oggetto di indagine). Ma i pescatori avrebbero ricevuto soltanto un semplice verbale di sanzione per le violazioni contestate nella riserva naturale delle Bocche di Bonifacio. Proprio il fatto di aver snobbato – secondo i francesi – l’invito a presentarsi avrebbe fatto scattare il mandato di cattura europeo, in esecuzione del quale i carabinieri di Sorso nella notte tra lunedì e martedì avevano prelevato i giovani per imbarcarli all’alba su un volo per Roma, da dove gli agenti dell’Interpol li hanno accompagnati su un altro volo diretto a Parigi. Quindi il trasferimento ad Ajaccio.
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