La Nuova Sardegna

Solinas: «Il sistema ha retto la conflittualità non serve»

di Umberto Aime
Solinas: «Il sistema ha retto la conflittualità non serve»

Il presidente sulla marcia di Cagliari: «Non c’è bisogno di sollevazioni popolari»

4 MINUTI DI LETTURA





CAGLIARI. A due giorni dalla marcia sulla Regione, sarà domani mattina a Cagliari, di chi è terrorizzato dalla crisi della sanità pubblica, il governatore Christian Solinas ha provato a calmare gli animi. Con largo anticipo, ha voluto contenere vecchie e nuove sollevazioni popolari di comitati spontanei e sindaci indignati. Insieme all’assessore Mario Nieddu, al direttore generale dell’assessorato, Marcello Tidore, e al commissario dell’Ats-Ares, Massimo Temussi, cioè lo staff al completo della sanità, ha parlato in conferenza stampa, convocata nella cripta di Villa Devoto. Però sin dall’inizio è apparso evidente che il messaggio voleva essere indirizzato soprattutto a chi è sceso, scende o sta per scendere in piazza. «La conflittualità non serve – ha esordito – Oggi, come Regione, sentiamo l'esigenza di ricordare che serve una leale collaborazione tra istituzioni per risolvere i problemi. Ricordo a tutti che abbiamo affrontato e continuiamo ad affrontare una stagione complessa a causa di una pandemia alla quale nel mondo nessuno era preparato. E siamo qui per ribadire il nostro obiettivo: garantire a chiunque, dovunque si trovi, una sanità pubblica efficiente». Ma tutto questo – è stato il passaggio successivo – «non può essere ottenuto attraverso una dinamica conflittuale e continua tra la Regione e i tanti comitati che nascono come se noi non avessimo a cuore la soluzione dei problemi, o ci fosse bisogno di una mobilitazione popolare per sollevare un tema da sempre al centro di interventi già adottati o altri che stanno per esserlo». No, ha ripetuto, «il conflitto non serve», oppure «serve solo ad accendere le tensioni», con l’unico risultato – stando alla sua versione – che «questa tendenza a cavalcare l’evidente carenza di medici ha solo un effetto: rendere alcune sedi periferiche poco appetibili nella percezione del personale che potrebbe ricoprire quei ruoli vacanti». Infatti – ha aggiunto – «da mesi abbiamo medici che rifiutano quelle assegnazioni». Dunque: sì al confronto, no allo scontro.

Il punto. Per prevenire quanto potrebbe accadere fra due giorni, a Cagliari, ha aggiunto: «Non esiste una situazione fuori controllo nella sanità. Abbiamo retto con decisione all’onda d’urto scatenata dalla pandemia e siamo stati pronti nella risposta nonostante le mille difficoltà presenti da decenni presenti nella sanità». Poi, sempre più rivolto alla platea dei futuri marciatori sulla Regione, «capisco bene ed è scontato che proprio il tema della sanità sia quello che preoccupi di più, ma non c’è bisogno delle sollevazioni popolari». Perché, come sottolineerà poco dopo l’assessore Nieddu, finora «abbiamo fatto il possibile, in alcuni casi anche l’impossibile, e da oggi in poi siamo decisi a fare altrettanto per risolvere quei problemi che continuano a produrre effetti negativi nella qualità dei servizi soprattutto nei territori più periferici». È stato a quel punto che Solinas ha lasciato la parola all’assessore, ma dopo aver puntualizzato: «Qui con me qui ci sono i massimi vertici della sanità ed proprio questa la dimostrazione che fra loro non esistono contrapposizioni».

Il riassunto. È stato l’assessore Mario Nieddu a mettere in fila le cose fatte e da fare a breve, medio e lungo termine (vedi l’articolo in basso). Però più volte è stato proprio lui a denunciare: «Abbiamo trovato una situazione disastrosa frutto di scelte sbagliate negli ultimi dieci anni». Ha elencato: concorsi congelati dal 2014, borse di studio per le specializzazioni mediche ridotte a un lumicino, erano 29 nel 2019 ora sono 253, assunzioni mai fatte, perché il turn over era bloccato e chi è andato in pensione – va ricordato anche per l’esodo scatenato da quella quota 100 voluta dalla Lega, il suo partito – mai è stato sostituito. Ha poi ricordato che il confronto col governo, prima quello guidato da Conte e poi da Draghi, non è stato facile. Anche se oggi al ministro che è rimasto lo stesso, Roberto Speranza, «proprio la Sardegna ha sollecitato più di una deroga per uscire più in fretta dall’emergenza e siamo in attesa di risposte». Nella lunga conferenza stampa, non ci sono state ammissioni su eventuali colpe o possibili errori: «Abbiamo fatto il massimo e continueremo a farlo», è l’ultimo messaggio partito da Villa Devoto. La replica dei Progressisti, partito di opposizione, è stata immediata: «Solinas racconta una sanità tutta proiettata verso chissà quale futuro immaginario, ma senza dare una sola risposta ai problemi che ogni giorno affrontano medici, personale sanitario, pazienti e familiari». La controreplica è arrivata fra le righe di un successivo comunicato della presidenza: «Lo ribadiamo, la sanità non è fuori controllo».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il provvedimento

Abusi edilizi e scarichi irregolari: chiuso il ristorante “Sapore di mare”, ex Chicca Piperita

di Argentino Tellini
Le nostre iniziative