Professionisti pronti ad affrontare le emergenze
Dietro il bancone delle farmacie c’è personale formato. «Ora spero che possa avere una vita migliore»
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ORISTANO. Cosa si prova davanti a un racconto del genere? Come si agisce quando si riceve una richiesta di aiuto come quella della ragazzina vittima di abusi? Non sono racconti da tutti i giorni, generalmente sono articoli di cronaca che solo raramente riguardano in prima persona chi li ascolta o li legge. Non stavolta, perché dentro questa storia ci finisce anche chi mai aveva visto prima quelle due adolescenti. Sole e forti, con la voglia di avere qualcuno al loro fianco e tante paure. «All’inizio ero incredula, poi mi sono detta che bisognava immediatamente fare qualcosa e farlo nel miglior modo possibile. Siamo preparati a ciò grazie agli accordi tra il ministero per le Pari opportunità e le associazioni di categoria Federfarma, Fofi e Assofarm, però affrontare davvero la situazione è diverso», spiega la farmacista. Quel faccia a faccia è durato meno di un pomeriggio, ma non si è certo concluso nel momento in cui le ragazzine sono andate via. «Per me è stato un dovere morale – spiega –. Sono anch’io donna, sono una sorella, un’amica. È stato come se la conoscessi da sempre. Ho provato tanta tenerezza nei suoi confronti, la vedevo davanti a me indifesa e ho tentato di creare subito un rapporto di empatia. Dovevo assolutamente fare in modo che lei si fidasse di me, è per quello che abbiamo parlato anche di musica. Volevo che si sentisse subito protetta, che mi vedesse come un’amica».
Il giorno dopo, la farmacista è andata in questura per la deposizione, poi ha aspettato di sapere qualcosa: «Dal pomeriggio in cui sono state in farmacia non ho più avuto modo di vedere lei e la sua amica, che è stata eccezionale. L’ha incoraggiata, si sentiva che le trasmetteva forza e infatti era stata proprio lei a convincerla a fare il passo per liberarsi da quella prigione fisica e interiore. Quando mostrava perplessità o paure, ho provato a spiegarle che la persona che era lei stessa la persona più importante della sua vita».
Poi il ragionamento si fa più elaborato rispetto ai pensieri dei primissimi momenti e dei giorni successivi alla confidenza: «È normale che mi capiti di tornarci su. Se c’è una cosa che mi farebbe felice, è che un giorno venisse a raccontarmi che la sua vita è diversa e migliore. Che è una vita. Capisco che non sarà semplice, che ci vorrà del tempo e magari molto coraggio, in ogni caso so di aver agito nell’unico modo che la mia morale poteva accettare». (e.carta)
Il giorno dopo, la farmacista è andata in questura per la deposizione, poi ha aspettato di sapere qualcosa: «Dal pomeriggio in cui sono state in farmacia non ho più avuto modo di vedere lei e la sua amica, che è stata eccezionale. L’ha incoraggiata, si sentiva che le trasmetteva forza e infatti era stata proprio lei a convincerla a fare il passo per liberarsi da quella prigione fisica e interiore. Quando mostrava perplessità o paure, ho provato a spiegarle che la persona che era lei stessa la persona più importante della sua vita».
Poi il ragionamento si fa più elaborato rispetto ai pensieri dei primissimi momenti e dei giorni successivi alla confidenza: «È normale che mi capiti di tornarci su. Se c’è una cosa che mi farebbe felice, è che un giorno venisse a raccontarmi che la sua vita è diversa e migliore. Che è una vita. Capisco che non sarà semplice, che ci vorrà del tempo e magari molto coraggio, in ogni caso so di aver agito nell’unico modo che la mia morale poteva accettare». (e.carta)
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