Dai bagni di folla al porto al regalo dei Mamuthones
La giornata dell’ex numero uno della Generalitat dopo la scarcerazione Il sindaco Conoci: «Hanno provato a rovinare la nostra grande festa di popolo»
ALGHERO. Il primo giorno Puigdemont aveva scelto di non presentarsi in pubblico. Nonostante la piazza del teatro civico gremita di catalani aveva preferito rintanarsi in albergo anche per riprendersi dopo la notte trascorsa in carcere a Bancali. Si era fatto vedere solo alla cena istituzionale con il presidente della Regione, Christian Solinas, e quello del Consiglio regionale, Michele Pais. Ieri l’ex presidente della Generalitat ha cambiato registro. Da mattina a sera Puigdemont ha fatto avanti e indietro per le strade del centro di Alghero. Un alternarsi continuo di bagni di folla - oltre mille i catalani arrivati ad Alghero per la tre giorni del 33esimo Aplec international, il più importante appuntamento culturale catalano - e incontri istituzionali con le autorità. La prima tappa è il porto dove è in corso la grande festa folk. Il popolo catalano lo accoglie come un eroe. Abbracci, strette di mano, selfie. Quando cantano l’inno della Catalogna gli occhi gli diventano lucidi. Ma anche gli algheresi gli fanno sentire la loro vicinanza, il loro sostegno. «Sto bene, qui mi sento come a casa». E infatti la seconda tappa è proprio l’ufficio del sindaco, Mario Conoci, sempre al suo fianco in questa festa con amara sorpresa. «La presenza di Puigdemont è per noi un grande onore – sottolinea il primo cittadino –. La liberazione è stata un grande sospiro di sollievo. Per fortuna l’arresto è durato poco e si è risolto in maniera positiva. La Sardegna è una terra di ospitalità. E il fatto che i presidenti Solinas e Pais siano andati a Bancali a portarlo fuori ne è una dimostrazione. E così è potuta riprendere la grande festa di popolo per cui Puigdemont era venuto in Sardegna. Questo è il messaggio più bello che mandiamo all’Europa. E anche alla Spagna, che ha cercato di rovinare una festa che noi siamo riusciti a mantenere viva».
Al pranzo l’ex presidente della Generalitat ha ricevuto una sorpresa - gradita, questa volta - targata Sardegna. I Mamuthones, presenti alla grande festa folk anche grazie al gemellaggio tra l’Adifolk di Barcellona e la Fondazione Maria Carta guidata da Leonardo Marras, gli hanno donato una maschera. Nel pomeriggio ancora incontri i con i vertici della Catalogna: il presidente, Pere Aragonès, il suo vice, Jordi Puigneró, la ministra Victoria Alsina e il rappresentante della Generalitat a Roma, Luca Bellizzi. Insieme vanno a visitare la sede algherese della Generalitat. Poi un’altra passeggiata per le strade del centro, e ancora abbracci e strette di mano. Passaggio in piazza di Porta Terra. C’è anche il coordinatore sardo della Lega, il deputato lombardo Eugenio Zoffili. Con lui il presidente Pais, che a Puigdemont dona una spilla dei quattro mori e gliela mette nella giacca.
Arriva l’ora della conferenza stampa. Puigdemont si presenta al mercato, al suo fianco l’avvocato, Conoci e Jordi Sanchez, che «ora è qui, ma in Spagna si è fatto quattro anni di carcere per motivi politici». Un’ora e più di botta e risposta con i giornalisti, poi via a cena. E oggi si ricomincia da Oristano per l’appuntamento con gli indipendentisti sardi. «Io non posso dire quello che potrà fare la Sardegna – conclude –, ma dovranno essere i sardi a decidere il loro futuro in questa Europa di libertà e democrazia. E l’Italia dovrà rispettare le decisioni dei sardi».
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