Eolico off shore, 16 progetti presentati al ministero

Uno dovrebbe sorgere a 35 km dalla costa di Buggerru: 42 pale alte 265 metri

CAGLIARI. Eolico off-shore, dalle parole si passa ai fatti, anche se la strada per arrivare a impianti in esercizio, sicuri e utili al sistema non sarà breve né facile. La Sardegna è direttamente interessata al dossier, per ragioni tecniche più che politiche.

E di Sardegna si è parlato lo scorso fine settimana nel corso di una riunione che si è svolta al Ministero della transizione ecologica presieduta dal capo di gabinetto Roberto Cerreto con i funzionari interessati e le imprese e le associazioni che hanno partecipato all’avviso pubblico del 25 giugno scorso del Mite, per manifestazioni d’interesse da parte dei soggetti imprenditoriali in grado di realizzare impianti eolici offshore flottanti.

Le manifestazioni di interesse pervenute, di cui 55 da parte di imprese e associazioni di imprese. Di queste sedici proposte sono già corredate da progetti per la realizzazione di specifici impianti offshore flottanti, da collocare, in sei casi, e la Sardegna è uno di questi, in acque oltre le 12 miglia. Per i singoli progetti il bando ha già previsto come criteri di valutazione «la minimizzazione degli impatti ambientali, la celerità della realizzazione e il dimensionamento ottimale di ciascun progetto sotto il profilo della produzione energetica». I rappresentanti del Ministero hanno parlato di un clima di condivisione e collaborazione «necessario per consentire la rapida definizione e approvazione dei progetti nel pieno rispetto delle istanze ambientali. Da oggi – riporta una nota – riunioni bilaterali con i soggetti interessati».

Tra questi c’è anche la Ichnusa Wind Power, srl nata nel 2019 a Milano con un capitale sociale contenuto, che vede tra i suoi azionisti lo stesso progettista Luigi Severini, ingegnere pugliese, che ha partecipato alla riunione venerdì al Mite. Il progetto della Ichnusa è gigantesco: 42 pale eoliche galleggianti alte 265 metri e distribuite in due sottoparchi, su una superficie marina di 49 mila metri quadri, a circa 35 chilometri da Cala Domestica e a nord del punto indicato per l’attracco del cavidotto: Portoscuso. La potenza prevista per ogni aerogeneratore è di 12 megawatt ciascuna, per complessivi 504 megawatt, mentre la durata prevista della centrale eolica sarebbe di 30 anni. Sul progetto la Regione e i comuni interessati, Buggerru, Fluminimaggiore, Iglesias, Arbus e Carloforte hanno tutti espresso parere negativo, bocciandolo senza appello. La bocciatura però è avvenuta un anno fa: adesso le regole, le priorità, la volontà politica nazionale sono del tutto cambiate. Come ha ripetuto più volte lo stesso ministro Roberto Cingolani, «dobbiamo mettere a terra potenza da eolico dieci volte superiore a quella che adesso realizziamo ogni anno, se vogliamo avere i fondi europei e rispettare gli accordi sulla decarbonizzazione». Le nuove leggi lasciano margini ridotti di manovra agli enti locali, sia sul fronte decisionale che sul versante autorizzativo. Si decide a Roma, non “contro” ma “insieme” agli enti locali, ma soprattutto si decide in fretta. Fonti ministeriali concordano nel voler veder chiusa la pratica di questo primo pacchetto di eolico off-shore entro i primissimi mesi del 2021.

Questo significa che questo progetto così come è passerà il vaglio del ministero? Non è detto, anche per le sue dimensioni finanziarie: il progetto “chiavi in mano” vale 1,4 miliardi di euro, solo le turbine con le fondazioni galleggianti costano 1 miliardo, i cavi marini 250 milioni e la stazione elettrica off-shore 91 milioni. Un impegno sovradimensionato rispetto ai fondi disponibili e alla loro divisione geografica in tutto il paese. E sicuramente non realizzabile da una srl con capitale sociale di 10mila euro, in questa fase solo apripista per soggetti ben più grossi. Non è escluso dunque che nell’incontro bilaterale con i progettisti, i tecnici del ministero, forti anche dei pareri negativi di Regione e Comuni chiedano una riduzione complessiva dell’intervento, e magari un suo leggero spostamento ancora al largo per risultare del tutto invisibile da terra (adesso dalle simulazioni si intravvedono i generatori). E non è detto neanche che questo sarà il progetto realizzabile per l’isola. La partita è appena iniziata. Quando si conosceranno regole e tempi sicuramente altri privati proporranno il loro “eolico” sardo. Allora si aprirà il vero confronto.

@gcentore. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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