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Riforma sanitaria 

Sarà un liquidatore ad azzerare i conti dell’Ats

Sarà un liquidatore ad azzerare i conti dell’Ats

CAGLIARI. È confermato: sarà un’Azienda parallela a liquidare la vecchia Ats, per lasciar spazio al ritorno delle otto Asl territoriali. A votare a favore è stata la maggioranza di centrodestra nell’a...

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CAGLIARI. È confermato: sarà un’Azienda parallela a liquidare la vecchia Ats, per lasciar spazio al ritorno delle otto Asl territoriali. A votare a favore è stata la maggioranza di centrodestra nell’aula della commissione bilancio. Finora la figura del liquidatore – dovrà occuparsi della montagna di crediti e debiti del passato – non era prevista neanche nella delibera approvata ad agosto dalla giunta Solins. È quella per cui, stando alla mappa dell’assessorato alla sanità – «entro la fine dell’anno dovrà essere azzerata l’attuale Ats, nascere l’Ares, che dovrà occuparsi di acquisti centralizzati e personale, e poi dal primo gennaio le Asl dovranno riacquistare la loro piena autonomia nella gestione del sistema sanitario territoriale». Ora la Giunta dovrà mettere nel conto anche la figura del liquidatore – che avrà a disposizione un budget di 2 milioni e una ventina di collaboratori – e quindi i tempi della riforma potrebbero slittare ancora una volta.

Il parere. In questi giorni la commissione sanità del Consiglio regionale avrebbe dovuto esprimere il parere sulla delibera di Giunta, ma il confronto s’è subito arenato. Sono stati i consiglieri regionali di maggioranza e opposizione a chiedere più tempo disposizione prima del voto. Fra i motivi del rinvio c’è soprattutto il battesimo della nuova Azienda, sarebbe la quattordicesima, che dovrà occuparsi di chiudere i conti dell’Ats.

Il confronto. Nell’aula della commissione, l’assessore Mario Nieddu ha ribadito lo spirito della riforma approvata alla fine del 2020. «Abbiamo un unico obiettivo – le sue parole – riportare la sanità il più vicino possibile ai cittadini. Ares si occuperà solo dei servizi centralizzati (appalti e personale), mentre le Asl di sanità». Di conseguenza, da quel momento in poi ogni Azienda avrà un suo patrimonio e saprà di cosa dovrà occuparsi. Ma è un cammino tutt’altro che semplice. A sottolinearlo dai banchi della maggioranza è stato Giorgio Oppi dell’Udc: «Serve più chiarezza, o altrimenti si rischia di mortificare il personale con anomalie e acrobazie inammissibili». In sintesi, ha ribadito: «Sono inaccettabili progetti prevaricatori. Per evitare questo rischio, quanto abbiamo letto finora sullo scorporo dovrà essere rivisto e corretto».

Le contestazioni. Le opposizioni hanno affondato i colpi. Daniele Cocco, LeU, ha ribadito che «il centrodestra continua a navigare a vista, prigioniero degli scontri fra l’Ats e l’assessorato». Per il capogruppo del Pd, Gianfranco Ganau, «sarebbe bastato dare autonomia ai direttori delle Asl per ottenere lo stesso risultato ipotizzato dalla riforma». Francesco Agus, capogruppo dei Progressisti, si è chiesto «se per caso sia un corso un tentativo surrettizio per fare di Ares una centrale unica di committenza, facendo rientrare dalla finestra quanto sarà smantellato con l’azzeramento dell’Ats».

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