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Quel cognome si porta dietro una scia di sangue

Quel cognome si porta dietro una scia di sangue

Il netturbino che viveva nell’abitazione fu accusato anche della rapina all’armeria di Capo Bellavista

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ARZANA. Il cognome dei Balzano, proprietari della casa in cui è stato trovato il bunker, riporta alla memoria alcuni tra i più gravi fatti accaduti in Ogliastra negli ultimi due decenni. Cesare Balzano, ucciso due anni fa in un agguato, viveva proprio in quella abitazione sino al giorno della sua morte, una palazzina color ruggine su due piani che oggi appare come abbandonata in tutta fretta, con le finestre aperte.

Balzano è il convitato di pietra del processo in corso a Cagliari per fare luce sulla lunga scia di sangue versata negli ultimi vent’anni in Ogliastra e su altri episodi criminosi, a partire dalla rapina nel distaccamento militare di Bellavista ad Arbatax nel 2004. Uno dei morti di quella catena di delitti, Marco Ferrai, fu visto in compagnia di Cesare Balzano prima di scomparire e non essere più ritrovato. Sparì proprio la sera della rapina, il 21 settembre 2004. Una lupara bianca che è solo uno dei tanti episodi raccapriccianti seguiti alla rapina di tredici mitragliatrici dell’esercito. Tre mesi dopo la scomparsa, i genitori di Ferrai, che indagavano sulla sorte del figlio, furono a loro volta uccisi in un agguato. Per questi e altri fatti di sangue attualmente sette persone sono sotto processo a Cagliari. Uno di loro è Angelo Balzano, fratello di Cesare, anche lui residente non lontano dal bunker scoperto dai carabinieri.

Cesare Balzano, conosciuto con il nomignolo di "Mazzini", era tra gli otto ogliastrini accusati, a vario titolo, di una lunga serie di delitti: appunto la rapina messa a segno il 21 settembre 2004 nell'armeria della base militare di Arbatax, da dove vennero portati via tredici fucili mitragliatori, poi la scomparsa di Marco Ferrai, il giovane di Tortolì, probabilmente implicato nell’assalto, che non venne mai ritrovato, e il duplice omicidio dei genitori di Marco, Nino Ferrai e Mariangela Bangoni, avvenuto a Tortolì il 3 dicembre 2004. Ancora, Balzano era accusato dell’uccisione dell’allevatore Angelo Tangianu, il 26 dicembre 2000 ad Arzana.

Il coinvolgimento del netturbino nelle indagini su alcuni dei fatti criminali più eclatanti degli ultimi anni risale al 2016, quando il pm Danilo Tronci, in seguito agli accertamenti del comando provinciale di Nuoro, notificò gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari, tra gli altri, anche a Balzano. L'inchiesta venne incentrata, in una prima fase, sulla rapina nella base militare. In quell’occasione due banditi mascherati, dopo aver puntato le pistole contro un caporalmaggiore dell'esercito, l'unico di guardia alla struttura, si impossessarono delle armi. Ben presto si aprirono altri fronti: le indagini portarono gli investigatori a ipotizzare che Cesare Balzano, insieme con un compaesano, fosse il responsabile del duplice assassinio dei coniugi Ferrai. I due genitori il giorno dopo la clamorosa rapina di Bellavista si recarono dai carabinieri di Tortolì per denunciare la scomparsa del figlio. Il padre raccontò che il giovane si era allontanato da casa nel pomeriggio del 21 settembre assieme a Cesare Balzano. In più circostanze i due genitori puntarono l'indice proprio sull'operatore ecologico ritenendolo responsabile della sua scomparsa. Comparvero persino a “Chi l’ha visto”. Furono uccisi due mesi dopo.

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