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Grano, vola il prezzo ma non per i cerealicoltori

Grano, vola il prezzo ma non per i cerealicoltori

Report di Coldiretti: il +65% vanificherà la crescita di ettari e produttori fatta registrare nell’isola

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SASSARI. In Sardegna crescono ettari coltivati e cerealicoltori. Ma Coldiretti lancia un allarme: l’inversione finalmente positiva di quest’anno, dovuta anche al prezzo dello scorso anno, quando si andò anche oltre i 30 euro a quintale, rischia di essere vanificata non solo dal nuovo calo (27 euro al quintale), ma soprattutto dall’impennata di oltre il 65% che si è verificati appena venduto il grano da parte dei produttori. Sono stati raggiunti i 45 euro a quintale con un surplus di oltre 10milioni di euro, secondo il report dell’organizzazione. E ora i produttori si ritroveranno a seminare per la prossima annata con nuovi prezzi altissimi che stanno tirando su anche il grano da seme, a cui si sommano un prezzo dei concimi alle stelle (+90%), oltre a quello del gasolio. Il rischio è poi di assistere nel momento della raccolta magari ad un nuovo crollo che farebbe schiantare il settore cerealicolo sardo.

Coldiretti Sardegna denuncia come «per l’ennesima volta assistiamo alla privatizzazione degli utili, mentre i debiti sono sempre socializzati: una visione miope che strozza il primo anello della filiera». Eppure nell’ultimo anno in Sardegna – secondo le elaborazioni di Coldiretti Sardegna sui dati Istat – si è registrata una storica crescita degli ettari coltivati a grano duro del 14,6% passando da 18.066 ettari del 2020 ai 20.696 e una crescita del 25,6% della produzione, passata dai 462.932 quintali del 2020 a 581.355. Una piccola inversione che arriva dopo anni neri che hanno portato ad una caduta libera sia della superficie coltivata che dei cerealicoltori. Vittime anche i consumatori: la pasta e gli altri derivati del grano che continuano a lievitare (nel prezzo) anche nello scaffale con un gioco di prestigio che vede bloccati gli utili nel segmento monco degli anelli estremi della filiera: il produttore ed il consumatore.

«Questo dimostra – dice il presidente Battista Cualbu – che gli accordi di filiera devono essere seri e virtuosi come quelli che stiamo proponendo come Coldiretti che vanno a vantaggio di tutti gli attori come quello con il caseificio piemontese Biraghi». Spiega il direttore Luca Saba: «Sul frumento duro destinato alla produzione di pasta l’Italia ha un deficit del 40%. E in Sardegna siamo ai minimi storici nella produzione. Ridurre la dipendenza dall’estero significa anche ridurre i rischi per la sicurezza alimentare in un Paese come l’Italia dove è scoppiato quasi un allarme alimentare al giorno per un totale di ben 297 notifiche Ue durante il 2020, di cui solo il 17% hanno riguardato prodotti con origine nazionale».

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