La Nuova Sardegna

In Sardegna una fattoria speciale dove si allevano batteri

Alessandro Pirina
In Sardegna una fattoria speciale dove si allevano batteri

Dalle loro molecole la Bacfarm estrae un ingrediente utile per la cosmesi

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SASSARI. La Sardegna si conferma un’isola all’avanguardia nella ricerca. È infatti “made in Sardinia” la prima fattoria in cui si allevano batteri. Nulla a che vedere con le classiche aziende con mucche, cavalli e steccati, ma - anche se avviene in laboratorio - si tratta di un vero e proprio allevamento. Il suo nome è Bacfarm e porta la firma di tre giovani ricercatori sardi che si sono uniti in questa avventura che ha subito ottenuto riconoscimenti anche oltre Tirreno, tanto da essere considerata una delle startup più innovative, anche perché capace di ottenere importanti risultati in campo cosmetico. Per ora. Perché il suo obiettivo è ampliare il suo raggio d’azione.

La startup. La fattoria è in realtà una piattaforma tecnologica per lo sfruttamento di particolari batteri che vivono negli ambienti più estremi, in particolare ad altissima temperatura. Grazie a un processo brevettato la Bacfarm è in grado di allevare i batteri ed estrarre rare molecole in grado di proteggere dagli agenti esterni. Le stesse che in natura aiutano i batteri a resistere alle condizioni più estreme sulle terra, soprattutto le alte dosi di radiazioni. Una volta isolate, queste biomolecole hanno un enorme potenziale in vari campi. Per Bacfarm il punto di partenza è il campo cosmetico, dove propone un ingrediente inedito: Pink Layer, un potente filtro Uv e antiossidante per superare le problematiche di efficacia e sicurezza degli ingredienti oggi in commercio.

La storia. La piccola rivoluzione in laboratorio nasce a Cagliari dall’incontro tra tre giovani ricercatori. Un “The big band theory” in salsa sarda. «Dopo la laurea in Biologia io ho fatto il tirocinio nel laboratorio di fisiologia vegetale e fotobiologia della università di Cagliari – racconta Giulia Guadalupi, 26 anni, Ceo di Bacfarm –. Qui sono diventata portavoce di uno dei progetti di ricerca e ho conosciuto quelli che sarebbero diventati i miei soci, Samuele Gaviano e Davide Emilio Lobina. Insieme abbiamo deciso di portare avanti il progetto». Il primo appuntamento è il Contamination lab dell’ateneo cagliaritano dove l’idea della Bacfarm ottiene il primo posto. «Di fatto siamo nati in quella occasione – dice ancora Guadalupi –. Nello stesso anno siamo arrivati primi anche al Premio nazionale Innovazione nella categoria life science. Questo ci ha permesso di raccogliere i primi fondi. Abbiamo conosciuto la Fondazione Golinelli di Bologna che ha deciso di investire su di noi». E così nel 2020 la Bacfarm diventa startup grazie all’investitore G-Factor, appunto la Fondazione Golinelli, che diventa il quarto socio. Il team di Bacfarm comprende anche il professor Dario Piano e la dottoressa Domenica Farci. «Grazie alla Fondazione Golinelli – spiega Guadalupi – abbiamo avuto accesso a un programma di accelerazione che ci ha permesso di fare crescere il progetto e ora stiamo allestendo il nostro laboratorio nella sede di Sardegna Ricerche». La startup è già attiva e in poco tempo ha ottenuto risultati considerevoli, ma i suoi orizzonti sono ben più ampi. «Oggi noi partiamo dall’ambito cosmetico – racconta la Ceo della Bacfarm – ma come startup siamo in una grande fase di sviluppo e miriamo a estrarre altri ingredienti da utilizzare in ulteriori ambiti».

L’università. Il successo di Bacfarm è figlio di una politica universitaria che ha deciso di investire sulla ricerca. «L’università di Cagliari ha avuto una visione verso il futuro – conclude Guadalupi –. Il Contamination lab è stata una grande opportunità che ci ha fatto gettare le basi del nostro progetto. Non è facile affermarsi nel campo del lifestyle, l’ambito digitale ha uno sviluppo più veloce. Noi invece abbiamo bisogno di più tempo e di più fondi. Ma per quanto riguarda l’università di Cagliari e la Fondazione Golinelli che ha voluto investire su Bacfarm, noi non ci possiamo lamentare».

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