La Nuova Sardegna

l’inchiesta della dda 

200 chili di cannabis sarda intercettati in Germania

di Mauro Lissia
200 chili di cannabis sarda intercettati in Germania

CAGLIARI. Un carico da duecento chilogrammi di cannabis già lavorata e pronta all’uso è partito dalla Sardegna la scorsa primavera ed è arrivato in Germania, nell’area di Berlino. Non solo carciofi,...

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CAGLIARI. Un carico da duecento chilogrammi di cannabis già lavorata e pronta all’uso è partito dalla Sardegna la scorsa primavera ed è arrivato in Germania, nell’area di Berlino. Non solo carciofi, zafferano, formaggi e bottarga: nell’isola c’è chi punta a produzioni e a traffici ben più lucrosi. È stata la polizia federale tedesca a informare la Direzione distrettuale antimafia di Cagliari con una nota in cui sono contenuti elementi inoppugnabili per stabilire che il prodotto ad alto tasso di tetraidrocannabinolo, considerato quindi stupefacente, è stato coltivato nell’isola in una piantagione ancora ignota. Come sia finito nel centro Europa è un mistero che gli investigatori sardi stanno cercando di svelare con indagini a che riguardano ormai l’intera isola. C’è un dato che svetta su tutto il resto: è la prima volta che la Sardegna si trasforma in una sorta di Colombia del Mediterraneo e si allontana dal ruolo ormai cinquantennale di mercato ad alto consumo di sostanze stupefacenti: non più isola di soli consumatori ma terra di produzione della materia prima. Non solo: l’esistenza del carico segnalato dalle autorità tedesche segna un punto di svolta nelle indagini a tutto campo condotte dalla Dda e dalle procure territoriali attraverso polizia, carabinieri e guardia di finanza che hanno portato soprattutto in tempi recentissimi al sequestro di intere piantagioni di cannabis sativa e l’altro ieri a una sequenza di arresti nell’Oristanese. L’operazione di trasporto intercettata in Germania conferma anche che gli investigatori sardi hanno visto giusto, i sospetti erano in buona parte fondati: se una parte dei coltivatori di cannabis ha approfittato della legge 242 del 2016, quella che ha liberalizzato la produzione a scopo agroindustriale, per avviare un’attività economicamente promettente e legale, qualcuno ha usato gli incentivi offerti dallo Stato per dedicarsi a un’impresa ancora più lucrosa: quella di aspirante narcos, mettendo in piedi senza neppure l’obbligo di chiedere un’autorizzazione, ettari di piantagioni il cui prodotto sarebbe destinato non al mercato dei derivati legali ma a quello degli stupefacenti.

La Procura di Cagliari ha confermato la segnalazione formale al proprio ufficio di un carico certamente portato dalla Sardegna a una città tedesca. Non è difficile immaginare che altre spedizioni di cannabis siano arrivate in Germania e in altri paesi come l’Olanda nel corso degli ultimi tempi, mettendo in luce quello che potrebbe già essere un traffico di sostanze stupefacenti, con l’isola nella veste del tutto inedita di centro di produzione. Da qui a immaginare l’esistenza di una rete di coltivatori accomunate da un progetto di esportazione ad ampio raggio però il passo è ancora lungo: la Procura ha confermato che ad oggi non esistono elementi d’indagine che lascino spazio a questa ipotesi. Al contrario l’impressione dell’ufficio è che i coltivatori al centro degli ultimi sequestri del prodotto, in ogni angolo dell’isola, non facciano capo ad una regia unica ma lavorino ciascuno per conto proprio, senza alcun rapporto fra di loro. Questo nonostante alcuni nomi degli arrestati, secondo la Procura, corrispondano a personaggi coinvolti in vicende legate al traffico di sostanze stupefacenti.

Molti punti interrogativi attorno a questa vicenda con una certezza in primo piano: leggi alla mano esiste ormai una cannabis legale e una cannabis illegale, il criterio di valutazione è il contenuto di delta-9-tetraidrocannabinolo, il principio attivo che conferisce al prodotto vegetale gli effetti psicotropi o stupefacenti. Il lavoro degli investigatori, sotto la guida delle procure territoriali, continuerà ad essere la mappatura delle piantagioni, con la distinzione tra attività agricole, quindi legali, da quelle illegali, rivolte al commercio dei derivati della cannabis come l’hashish e la marijuana.

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