Nell’ospedale moribondo dove non si può protestare
di Simonetta Selloni
Una giornata al San Francesco di Nuoro tra reparti sovraffollati e altri chiusi
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NUORO. Le barelle sono tre. Una nell’androne, vicino alla macchinetta degli snack, le altre due nell’andito. Sopra ci sono pazienti che non trovano un letto tra i 46, tutti occupati, nel mega reparto sorto all’undicesimo piano della torre, il corpo centrale del San Francesco. Si chiama “Area medica”, da tre mesi ha messo insieme Geriatria e Medicina. Venerdì sera, di barelle in attesa di smistamento, ce n’erano cinque. Questo reparto è destinato a un perenne overbooking: e infatti i pazienti che non trovano posto, quasi tutti anziani, finiscono ospiti negli altri reparti. Con un piccolo problema: mancano internisti e quindi soprattutto la notte c’è un solo medico a fare la guardia. Chi fa il turno di notte si tiene in forma, deve tenere sotto controllo un numero altissimo di pazienti. La settimana scorsa anche 65: quelli ricoverati nel reparto e gli altri sparsi per i 13 piani. Il paradosso è che il decimo piano, reparto Covid nel momento cruciale della pandemia, ora è chiuso e vuoto.
Fuori dal Pronto soccorso. Giornata piena, al Pronto soccorso. Altro reparto in sofferenza, visto che in turno ci sono solo due medici. Dall’esterno non si entra, a meno che non si sia pazienti con patologie urgenti. Dall’interno ci si arriva attraverso uno slalom tra corridoi ma la regola è che nessuno può stazionarci – nemmeno i parenti dei pazienti – e quindi si deve stare fuori. In uno spazio esterno, coperto da una tettoia, ci sono i pazienti non gravi in attesa di essere visitati. «Ho una frattura composta a una gamba, aspetto che mi chiamino», spiega una donna accompagnata dalla figlia. Viene da un paese non lontano da Nuoro, ha con sé la lastra fatta in un laboratorio privato. «Ci hanno avvisato che ci sono problemi in Radiologia, abbiamo pensato di accorciare i tempi arrivando con la lastra fatta». Lungimirante decisione: «È una frattura composta, l’altro giorno un nostro compaesano, con una frattura scomposta, è dovuto andare a Ozieri per essere operato». Ricapitolando: Ozieri opera, l’ortopedia di Nuoro da qualche giorno ha sospeso la guardia attiva notturna e nei festivi e ha bloccato i ricoveri. Quindi: la signora – organizzata autonomamente con la lastra –, entra in Pronto soccorso e qualcuno si prenderà cura di lei. Aspetta una mezz’ora, la porta si apre e un addetto la fa entrare. Nessuna sedia a rotelle o barella. L’addetto non indossa un camice, è uno del portierato: «Non ci sono medici e infermieri, ma i posti politici, quelli già li coprono», commenta la figlia, che resta fuori ad aspettare. Meno male che è una bella giornata, c’è da chiedersi come si organizzeranno gli accessi con il freddo che arriva.
Camici e bavagli. Medici, personale infermieristico, tecnici, oss. Ufficialmente nessuno può parlare. Disposizione dell’assessore alla Sanità Nieddu. Rischiano il licenziamento. Raccontano comunque. «Cerchiamo di garantire il servizio, bisognerebbe sottolinearlo. Sarebbe ora di fare qualche domanda precisa – dice un operatore –. Intanto, dove sono le richieste per ottenere gli specialisti? Ats ha pubblicato bandi di concorso?». Si sentono soli e manifestano le perplessità per le scelte fatte, a tutti i livelli di governance. «Accorpare Medicina e Geriatria in un unico mega reparto, per esempio, in una provincia con una popolazione anziana, in una città senza una Rsa, ha davvero creato enormi problemi. Pazienti con diagnosi da definire, che arrivano anche perché non ci sono filtri nella medicina territoriale, smantellata pure questa. E non parliamo di quelli che vengono qui perchè non c’è posto nell’hospice. Vengono qui – dice ancora un medico – a morire. Non va bene».
«Non si è fatto tutto il possibile». Radiologia, endoscopia, ortopedia, chirurgia... Le ultime notizie danno in partenza anche il primario della Neurochirurgia. Destinazione, il Mater di Olbia. Non ci sono medici, ma anche gli infermieri e i tecnici mancano e non sono sostituiti. Minato dalle fondamenta il gioco di squadra. «Ma meglio dire che non ci sono neanche i concorsi. E non è vero che si sono percorse tutte le strade per garantire l’operatività», spiega un altro medico. «Ossia: esistono i trasferimenti per motivi d’urgenza. In via temporanea, si possono spostare le figure che servono. Non lo hanno mai fatto». A dire il vero, proprio l’altro ieri un vertice tra Ats, assessorato e Assl ha iniziato a prendere in considerazione una procedura che in qualunque altra amministrazione pubblica è largamente praticata. Chi si rifiuta, è fuori.
Su un punto, insistono, al San Francesco. «Chi c’è si fa in quattro per dare risposte. Scrivetelo. Quello che sta succedendo non è iniziato ieri». Il punto è capire la prospettiva che si vuol dare alla torre. Che fino a prova contraria è il più importante ospedale dell’Ats.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Fuori dal Pronto soccorso. Giornata piena, al Pronto soccorso. Altro reparto in sofferenza, visto che in turno ci sono solo due medici. Dall’esterno non si entra, a meno che non si sia pazienti con patologie urgenti. Dall’interno ci si arriva attraverso uno slalom tra corridoi ma la regola è che nessuno può stazionarci – nemmeno i parenti dei pazienti – e quindi si deve stare fuori. In uno spazio esterno, coperto da una tettoia, ci sono i pazienti non gravi in attesa di essere visitati. «Ho una frattura composta a una gamba, aspetto che mi chiamino», spiega una donna accompagnata dalla figlia. Viene da un paese non lontano da Nuoro, ha con sé la lastra fatta in un laboratorio privato. «Ci hanno avvisato che ci sono problemi in Radiologia, abbiamo pensato di accorciare i tempi arrivando con la lastra fatta». Lungimirante decisione: «È una frattura composta, l’altro giorno un nostro compaesano, con una frattura scomposta, è dovuto andare a Ozieri per essere operato». Ricapitolando: Ozieri opera, l’ortopedia di Nuoro da qualche giorno ha sospeso la guardia attiva notturna e nei festivi e ha bloccato i ricoveri. Quindi: la signora – organizzata autonomamente con la lastra –, entra in Pronto soccorso e qualcuno si prenderà cura di lei. Aspetta una mezz’ora, la porta si apre e un addetto la fa entrare. Nessuna sedia a rotelle o barella. L’addetto non indossa un camice, è uno del portierato: «Non ci sono medici e infermieri, ma i posti politici, quelli già li coprono», commenta la figlia, che resta fuori ad aspettare. Meno male che è una bella giornata, c’è da chiedersi come si organizzeranno gli accessi con il freddo che arriva.
Camici e bavagli. Medici, personale infermieristico, tecnici, oss. Ufficialmente nessuno può parlare. Disposizione dell’assessore alla Sanità Nieddu. Rischiano il licenziamento. Raccontano comunque. «Cerchiamo di garantire il servizio, bisognerebbe sottolinearlo. Sarebbe ora di fare qualche domanda precisa – dice un operatore –. Intanto, dove sono le richieste per ottenere gli specialisti? Ats ha pubblicato bandi di concorso?». Si sentono soli e manifestano le perplessità per le scelte fatte, a tutti i livelli di governance. «Accorpare Medicina e Geriatria in un unico mega reparto, per esempio, in una provincia con una popolazione anziana, in una città senza una Rsa, ha davvero creato enormi problemi. Pazienti con diagnosi da definire, che arrivano anche perché non ci sono filtri nella medicina territoriale, smantellata pure questa. E non parliamo di quelli che vengono qui perchè non c’è posto nell’hospice. Vengono qui – dice ancora un medico – a morire. Non va bene».
«Non si è fatto tutto il possibile». Radiologia, endoscopia, ortopedia, chirurgia... Le ultime notizie danno in partenza anche il primario della Neurochirurgia. Destinazione, il Mater di Olbia. Non ci sono medici, ma anche gli infermieri e i tecnici mancano e non sono sostituiti. Minato dalle fondamenta il gioco di squadra. «Ma meglio dire che non ci sono neanche i concorsi. E non è vero che si sono percorse tutte le strade per garantire l’operatività», spiega un altro medico. «Ossia: esistono i trasferimenti per motivi d’urgenza. In via temporanea, si possono spostare le figure che servono. Non lo hanno mai fatto». A dire il vero, proprio l’altro ieri un vertice tra Ats, assessorato e Assl ha iniziato a prendere in considerazione una procedura che in qualunque altra amministrazione pubblica è largamente praticata. Chi si rifiuta, è fuori.
Su un punto, insistono, al San Francesco. «Chi c’è si fa in quattro per dare risposte. Scrivetelo. Quello che sta succedendo non è iniziato ieri». Il punto è capire la prospettiva che si vuol dare alla torre. Che fino a prova contraria è il più importante ospedale dell’Ats.
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