La Nuova Sardegna

Smeraldina, impresa vincente

di Giuseppe Centore
Smeraldina, impresa vincente

Unica azienda sarda scelta da Banca Intesa San Paolo per innovazione, trasformazione e crescita

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CAGLIARI. Per Banca Intesa San Paolo è una impresa vincente, per sostenibilità, capitale umano e rapporto col territorio. Oggi Acqua Smeraldina fa conoscere il nome e la qualità della Sardegna dal Sudafrica alla Corea, dagli Usa alla Russia, con una attenzione ai conti e all’ambiente definita da uno dei figli del fondatore Giovanni Maria Solinas, «quotidiana». Quest’anno la società che vede Mauro Solinas amministratore delegato, «insieme ai miei fratelli», tiene a precisare, chiuderà il 2021 con un fatturato che si avvicina al 2019, circa 15 milioni di euro, in risalita rispetto all’anno nero del 2020, quando si sfiorarono i 12 milioni. «Quest’anno ha comunque comportato un incremento di costi materiali, ma abbiamo deciso di non aumentare i listini, per quello che chiamiamo “rispetto del consumatore”. È la chiave per Smeraldina, nell’approccio a mercato lontani ed esigenti come il Sol Levante o gli Usa, con la cura del prodotto. «Oltre ai controlli per ogni lotto che inviamo nei paesi extraeuropei, dobbiamo riporre una attenzione direi quasi maniacale per il consumatore giapponese, che non accetta etichette con grinze o errori o tappi non perfetti. Lo stesso per gli Stati Uniti o il Sudafrica, dove non esportiamo solo un prodotto, ma una isola, la sua natura, il suo territorio».

Un prodotto “povero” come l’acqua minerale ha bisogno di grandi numeri per arrivare a margini significativi, ma questo non vale per tutti i marchi. «Cerchiamo di investire nei mercati esteri, dove per adesso vendiamo circa il 5 per cento del prodotto, sia in quelli in apparenza ricchi, come la Svizzera, che in altri periferici, come la Moldavia. Ci accontentiamo di margini bassi, perchè vogliamo seminare e poi, più avanti, se tutto va bene, raccogliere». Il linguaggio della terra usato da Solinas non è casuale. Per lui, che nella chiaccherata alterna citazioni del padre a raffinate strategie di marketing, il mercato delle acque minerali va coltivato e seguito con attenzione come un tradizionale prodotto alimentare, con la massima attenzione alla qualità, soprattutto se dall’altra parte si ha come concorrenti le multinazionali. «Loro sono più lente, la loro catena di comando è complessa. Noi tutto sommato siamo una azienda familiare, che crede ancora nella “possibilità dell’impossibile”, per colpire non solo il palato ma l’occhio e il cuore del consumatore. L’esperienza che stiamo facendo in Russia è questa: la nostra acqua è associata naturalmente a una terra speciale per i russi che frequentano i ristoranti di pregio e che magari sognano di trascorrere le prossime vacanze in Gallura».

Secondo gli analisti di Banca Intesa San Paolo sono tre i fattori di successo di Smeraldina: creazione di valore e reputazione intorno al marchio, veloce adattamento alle richieste di mercato e massima attenzione alla qualità del prodotto. Un ruolo centrale lo svolge il laboratorio interno aziendale, dove si svolgono in continuazione controlli sulla qualità chimico-fisica del prodotto. Ma a questi elementi si associa una visione che fa del riciclo non una opzione ma una regola. «Importiamo il vetro delle bottiglie che vendiamo in Danimarca e Svizzera e che poi riutilizziamo qui, a costo zero». Favoriti da costi di rientro insignificanti, a Smeraldina tornano da questi due paesi un milione di pezzi l’anno.

I mercati esteri comunque sono la parte minore del business dell’azienda della famiglia Solinas. Nel 2024 si arriverà forse al 20 per cento di fatturato extra-Italia, «ma il mercato sardo copre l’80 per cento della produzione», dice l’amministratore di Alb, la società che controlla di diversi marchi del gruppo. Il motivo è quello che gli esperti di marketing chiamano oceano rosso: una area ricca di squali dove sopravvivono tantissime piccole aziende e dove la percentuale altissima di frammentazione delle quote di mercato porta ad una elevata competizione con una guerra del prezzo infinita che favorisce solo i giganti. «Meglio andare nell’oceano blu – ride Solinas – che scannarsi con una guerra sui prezzi che alla fine non conviene». Ben diverso che sottoporsi a regole alimentari e religiose per realtà come Israele, per la certificazione Kosher o la Emirates Quality Mark per gli Emirati. «Abbiamo avuto l’ok per la spedizione in Israele in un anno, ma i controlli negli Usa sono più costosi; lì ogni lotto va autorizzato con controlli dedicati, che facciamo in Europa in un laboratorio autorizzato dalla Food and Drug Administration». Il riconoscimento di Banca Intesa San Paolo è riferito anche alla qualità del lavoro e al rapporto tra dipendenti e società. «I nostri stakeholders (brutto termine inglese che significa “portatori di interesse”, ndr) sono l’ambiente che ci circonda, il Monti di Deu, le persone che con noi lavorano e i clienti. Cerchiamo di mantenere una dimensione umana, e nuotare nell’oceano blu».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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