La Nuova Sardegna

Oppi attacca Nieddu e l’Ats e agita la maggioranza

di Umberto Aime
Oppi attacca Nieddu e l’Ats e agita la maggioranza

In aula il brusco invito rivolto all’assessore: «Tiri fuori gli attributi»

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CAGLIARI. Giorgio Oppi è stato sempre spiccio e spesso anche brusco. Nella sua lunga carriera, dal 1979 in poi, il leader dell’Udc sempre è stato temuto per le sue sfuriate. Dovunque fosse, al governo o all’opposizione, mai ha avuto mezze misure, soprattutto con gli amici. Stavolta è stato ancora più immediato e schietto: «Assessore, tiri fuori le palle», ha detto in aula, rivolto a Mario Nieddu, titolare della sanità, in quota Lega. Nel dibattito, spesso caotico sulla Manovra di bilancio 2021, la voce tonante del decano dell’aula, Oppi appunto, ha messo a tacere l’intera platea, fino ad allora rumorosa e distratta. La frase ultimatum è rimbombata, rimbalzata, da un angolo all’altro, e ha lasciato il segno delle bruciature. Anche se poi nessuno, neppure l’assessore finito nel mirino, ha osato replicare, o sollecitato ulteriori spiegazioni. Non è stata certo una sorpresa, l’ultima sfuriata al microfono e in diretta streaming di Giorgio Oppi. Ventiquattr’ore prima, sempre lui, era stato secco nel denunciare: «Non c’è un’Asl che funzioni in Sardegna», gettando nello sconforto la coalizione di cui fa parte, il centrodestra, ma anche frenando sul nascere gli entusiasmi di chi era pronto ad osannarlo dai banchi dell’opposizione. Come? Così e con lo stesso alterato tono di voce: «Quando a governare siete stati voi, avete messo assieme il doppio dei danni e oggi gli strascichi li paghiamo». Però se è vero che Oppi si sente un battitore libero, libero di randellare chiunque, s’è capito da tempo che il suo vero bersaglio sta fuori dal Palazzo. È il commissario straordinario dell’Ats/Ares, Massimo Temussi, che tempo fa – sempre lui – aveva tratteggiato con parole taglienti: «Crede di essere il Re Sole. È convinto di poter fare e disfare a suo piacimento, ma non può e non deve farlo. Si ricordi (Temussi) che al Consiglio bisogna render conto». Nonostante sappia bene che il commissario è un manager voluto e sostenuto ancora dal governatore Solinas, Oppi l’ha contestato in continuazione su delibere, trasferimenti, bilanci, concorsi e graduatorie. Su tutto. Per questo, quando ha preteso gli attributi da Nieddu, l’interpretazione fornita da altri è stata: «Giorgio ha detto a Mario di non farsi mettere i piedi in testa». Perché, anche questo lo sanno tutti, i rapporti fra assessore e commissario sono stati tesissimi in un recente passato e forse lo sono ancora, nonostante più volte il governatore Solinas abbia gettato secchi d’acqua sulle polemiche interne, ma molto ha continuato a bruciare. Anche le relazioni fra il direttore generale della sanità – Marcello Tidore, è vicino all’Udc – e lo stesso commissario dell’Ats non sarebbero alle stelle. Dunque, in aula, ancora una volta, Oppi avrebbe giocato di sponda per centrare il vero obiettivo, perché – va ricordato anche questo – lui con l’assessore Nieddu ha spesso battibeccato, ma senza mai arrivare allo scontro plateale. Con Temussi invece, ormai l’hanno capito anche i lampadari, l’Udc ha impugnato e continuerà a impugnare la sciabola. Fino a quando? Forse fino al giorno in cui non cambierà qualche nome ai vertici della sanità. Ma non sarà subito: il 31 ottobre scadono i contratti dei commissari Ats-Asl e saranno tutti rinnovati fino a dicembre. Poi si vedrà.

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