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A Cagliari bandiere e cori: bregungia

A Cagliari bandiere e cori: bregungia

Un migliaio di manifestanti rilancia la battaglia per i diritti del mondo Lgbt

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CAGLIARI. Vergogna. Però, detto in sardo campidanese: bregungia. I mille che a Cagliari hanno voluto protestare scendendo in piazza per la tagliola riservata al ddl Zan lo hanno urlato una decina di volte. Poi, quando è arrivato lui, Alessandro Zan, deputato Pd promotore del disegno di legge, accompagnato dal collega sardo Andrea Frailis, ecco un nuovo coro. Con Zan che ha imparato subito il termine. E lo ha gridato anche lui in un mini intervento per salutare i partecipanti alla manifestazione. Una protesta pacifica, quella tra il parco della musica e il T hotel, che ha visto la partecipazione di una ventina di associazioni, molte in rappresentanza del mondo Lgbt. «Siamo qui – ha urlato una manifestante – per votare la rivoluzione. Con la sceneggiata in senato avete decretato la vostra fine». I partecipanti hanno letto un “manifesto” di protesta. «Avete parlato di libertà di opinione – ha detto Camilla Soru, una delle promotrici della manifestazione – ma insulti, denigrazioni e minacce non sono opinioni». In trincea non solo per il mondo Lgbt. Poi intermezzo musicale con Ymca dei Village People e Rumore di Raffaella Carrà. Alessandro Zan è comparso in cima alle scale dell’ingresso dell’albergo alle 16.15. «Abbiamo assistito – ha detto subito riferendosi a quanto accaduto in Senato – a uno sgangherato e cafone applauso: quelle urla non ci rappresentano: non rappresentano il Paese reale, l’Italia migliore e la volontà delle nuove generazioni». No alle trattative. «Ci hanno chiesto di mediare – ha continuato – ma non potevano farlo sulla vita e la dignità delle persone: abbiamo tenuto la schiena dritta. Ci chiedevamo di togliere il riferimento all’identità di genere. Ma non ma non potevano escludere le nostre sorelle e fratelli». Quindi un richiamo alla Costituzione: «Il ddl Zan era la repubblica che rimuove gli ostacoli all’esercizio dei diritti».

«Abbiamo subito una battuta d’arresto – ha concluso – ma la strada è ancora lunga. Non possiamo essere discriminati per quello che siamo. L’applauso è una scena vergognosa, può avere delle ricadute sulla società perché manda un segnale negativo. Per questo sono importanti tutti i mezzi, a partire dalla legge di iniziativa popolare, per dire che non ci fermeremo. Non vogliamo che il nostro Paese sia quella cosa succesa in Senato». Una bregungia - ha ripetuto - prima di salutare la folla.

(stefano ambu)

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