La Nuova Sardegna

Il cambiamento dipende da noi non solo dai potenti

di Andrea Ruzzeddu
Il cambiamento dipende da noi non solo dai potenti

In questi giorni, si sta parlando tanto della Conferenza delle Parti (COP 26) che si sta tenendo a Glasgow il cui argomento principale è la salvaguardia del pianeta. È il ventiseiesimo anno che si...

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In questi giorni, si sta parlando tanto della Conferenza delle Parti (COP 26) che si sta tenendo a Glasgow il cui argomento principale è la salvaguardia del pianeta. È il ventiseiesimo anno che si svolge questa riunione ed è la ventiseiesima volta che i capi di Stato partono con i migliori propositi e poi realizzano poco, se non nulla di quello che dicono davanti alle telecamere. Anche quest’anno molti uomini di potere hanno tenuto grandi discorsi gonfiandosi con grandi parole. Degno di nota è il discorso del Prime Minister Boris Johnson che parrebbe essere veramente interessato a salvaguardare la vita sul pianeta. «Abbiamo ancora un minuto prima della mezzanotte», siamo sempre più vicini al punto di non ritorno il quale, una volta oltrepassato, renderà la vita sempre più complicata e il futuro dei giovani sarà sempre più incerto. Questo è quello che ha detto Johnson e molti altri uomini di Stato, incluso il nostro presidente del Consiglio Draghi. Sembrano tutti proiettati verso il futuro e verso la salvaguardia dei propri figli e nipoti. Ma come dice Greta Thunberg, molte volte dicono solo “blablabla” e i risultati concreti sono pochi. Che questa conferenza sia un’eccezione? Bisogna aspettare la fine dell’evento. Per il momento tutti i discorsi pronunciati sono parole vuote, sono appunto “blablabla”. È vero che è facile parlare a vanvera, ma non è altrettanto facile portare avanti le proprie idee e renderle condivisibili da tutti. Molti di coloro che oggi stanno discutendo per questo problema mondiale, lo hanno già fatto gli anni scorsi e non hanno alcuna intenzione di prendere in giro qualcuno (attenzione: alcuni forse sì, altri nella storia hanno detto da subito che non avevano intenzione di affrontare il problema), ciò che li blocca è il discutere: proporre in un’assemblea un piano ed essere d’accordo all’unisono è molto difficile se non impossibile. Dunque per questo motivo si discute e si rallenta, soprattutto perché quasi sempre le manovre proposte mirano alla limitazione di altre azioni attuabili dai singoli Stati o muovono soldi dandoli a qualcuno e togliendoli ad altri. Questo è il vero problema: trovare soluzioni che non nuociano a nessuno e che soddisfino tutte le parti in campo. E questo è irrisolvibile. Purtroppo il nostro mondo è una sfera regolata da interessi: nessuno vuole rinunciare a una fetta di soldi e potere per il benessere dell’umanità. Quindi Greta ha ragione a dire che in tutti questi anni i capi di Stato che si sono succeduti hanno parlato senza raggiungere una conclusione soddisfacente, ma forse fa troppo in fretta a dire “blablabla” perché purtroppo non è facile mettersi d’accordo, ma è sempre troppo facile lamentarsi di quello che gli altri fanno. L’azione deve partire da noi cittadini comuni, come dice Greta, dunque perché continuare ad accanirsi sugli altri? Perché anche loro devono essere parte del cambiamento. Giusto, ma quando si parla di rinunciare a qualcosa e si è Presidente del Consiglio, ogni sacrificio che si decide di prendere graverà sulle spalle dei propri cittadini. Non sono decisioni facili. Quindi per attuare questo cambio di rotta, bisogna che ognuno faccia la sua parte senza pensare a quello che gli altri fanno o come lo fanno, perché tutti dobbiamo fare qualcosa e collaborare.

*Liceo Europeo Canopoleno, Sassari

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