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Insularità, ora si lavora sui contenuti

Insularità, ora si lavora sui contenuti

Il comitato esulta per il primo passaggio in Senato: successo politico e culturale

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CAGLIARI. L’entusiasmo è ancora più evidente fra le mura di casa. Rientrato dalla sua ultima, vincente, missione romana, il Comitato promotore per l’«insularità riconosciuta (stavolta) anche dalla Costituzione», non più solo dalla geografia, ha voglia di celebrare lo storico primo passaggio favorevole al Senato della proposta di legge firmata da 200mila sardi. Dopo vent’anni, era il 2001 quando fu cancellato, sta per essere riscritto, nella e sulla Carta, questo principio: d’ora in poi «la Repubblica dovrà promuovere tutte le misure necessarie per rimuovere gli svantaggi» provocati dall’isolamento. È stato un successo politico al Senato, non ci sono dubbi, ma per Maria Antonietta Mongiu, presidente del comitato scientifico, innanzitutto «dobbiamo essere orgogliosi di quello culturale». La Sardegna, in questi tre lunghi anni che ci sono voluti, non pretendeva – ha sottolineato – che le fossero riconosciuti chissà quali privilegi, o regali, bensì il diritto sacrosanto di poter partire alla pari con la terra ferma». Il cammino, va ricordato, è ancora lungo – serviranno almeno altri tre passaggi parlamentari – però «siamo felici», perché «cominciamo a intravvedere il traguardo finale» e «viste le recenti e ottime premesse, siamo convinti che la proposta di legge dei sardi e delle isole potrebbe essere approvata entro questa legislatura nazionale», ha detto Michele Cossa, nel suo doppio ruolo di presidente del Comitato e della commissione speciale per l’insularità voluta dal Consiglio regionale. Se sarà una svolta, come auspicano dappertutto, dipenderà «molto da come sapremo riempire la cornice di contenuti», ha rilanciato Giovanni Lobrano, docente di diritto a Sassari, perché molto presto «servirà una traduzione operativa del riconquistato principio». E infatti, secondo la vicepresidente della Regione, Alessandra Zedda, «va avviato subito un confronto pubblico in Sardegna, per decidere come declinare in fatti concreti questo nostro innegabile successo». Conquistato, ha aggiunto Gianfranco Ganau, capogruppo del Pd in Consiglio regionale, «grazie al contributo fondamentale, appassionato, di tutti i sardi e quest’unità dovrà continuare a essere la nostra forza». È stato così sin dall’inizio, da quando Massimo Fantola, fondatore dei Riformatori, e Roberto Frongia, il compianto primo presidente del Comitato, ebbero l’intuizione di «intraprendere questa sfida», dimostrando, numeri alla mano, quanto l’insularità sia stata e continui a essere un «macigno per lo sviluppo sociale ed economico della Sardegna». Ogni anno ciascun sardo deve caricarsi sulle spalle oltre 5mila euro di maggiori costi. Ha detto Gianmario Demuro, docente di diritto costituzionale a Cagliari, «oggi abbiamo dalla nostra parte anche la Costituzione e proprio grazie a questo scudo, non solo formale, saremo più forti e tutelati nelle relazioni con il Governo e l’Europa». Attenzione, però, «non dobbiamo sprecare l’occasione, come purtroppo abbiamo fatto non sfruttando appieno lo Statuto speciale», è stato l’ammonimento del sindaco di Quartu Graziano Milia.

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