Nasce nell’isola Vermuto il vermouth di Cannonau

Prodotto a Galtellì da Michele Mastio e da sua moglie Paola Hofmannn 18 gradi, ha profumi e gusto che richiamano la camomilla e il giaggiolo

Sembrava una bevanda destinata all'oblio, di quelle che si bevevano nei circoli ufficiali dell'esercito molti decenni fa. Lo bevevano uomini in divisa e raffinate signore. Lo incontravi sempre nelle feste familiari, soprattutto in Piemonte. Ed era lo spirito che l'Italia esportava all'inizio del secolo scorso con destinazione Nuovo Mondo. Perché, si diceva, “reggeva il viaggio in mare”. Nel senso che arrivava a destinazione senza alterarsi. Stiamo parlando del vermouth. Era bianco o rosso. Ma ne esisteva anche una versione dry.

Ora il vermouth affascina anche i produttori sardi che hanno dimostrato di farlo molto bene grazie all'impiego di vini isolani di qualità. L'ultimo nato, in ordine di tempo, viene da Galtellì e lo produce l’azienda di Michele Mastio e sua moglie Paola Hofmann. Si chiama Vermuto. Un nome che suona simile a quello del famoso vino rinforzato di origine piemontese, ma si distingue dal primo perché è meno austero e serioso. Più moderno e scanzonato nel nome ma anche nella bella etichetta della bottiglia disegnata da Paolo Ottokin Campana, grafico e fumettista di fama.

«Vermuto non può essere un Vermouth classico – dice Michele Mastio – perché ha meno botaniche, ma soprattutto è un vino di base fiero, testardo, difficile da piegare, per il quale ci sono voluti anni di studio e di prove. Vermuto è piacevole ma non piacione, non abboccato nel senso peggiore del termine, capace di intontire le papille gustative con un senso di novità. E poi a Vermuto piace sedere a tavola, essere abbinato a tutto pasto e giocare con i cocktail». È Cannonau al 100% con una gradazione alcolica di 18 gradi alcol, ha profumi e gusto che richiamano il raffinato gioco tra la camomilla, l'artemisia e il giaggiolo e si candida a essere il Vermouth del futuro.

Grazie alla sua versatilità si presta a essere impiegato in tante formule di servizio. Assoluto con un cubetto di ghiaccio per un fine pasto goloso o con una fetta di arancia e 20 cl di Acqua Tonica speziata, per un aperitivo fresco e armonico. E ancora 1\3 insieme a Bitter secco e un London Dry Gin per un Negroni non troppo morbido, adatto a un “tutto pasto” elegante e di carattere. Ma è liscio, a 10° di temperatura massima, in un calice ampio che regala la sua massima espressione. La cantina Mastio-Hofman sorge a Galtellì, il borgo della Baronia già cantato da Grazia Deledda in “Canne al vento”.

Da 46 anni è qui che la famiglia Mastio racconta il territorio sardo racchiudendo i suoi sapori in bottiglie, calici e vino. I primi filari di Cannonau sono stati impiantati nel 1974 da Michele Mastio, patriarca della famiglia, e da allora la coltivazione è andata avanti senza soluzione di continuità. Nulla è stato capace di interrompere quella che è una vera e propria storia d’amore con la terra e i suoi frutti. A continuare questo racconto pratico, fatto di sudore in vigna e attenzione quotidiana, oggi sono Michele, il nipote del fondatore, e sua moglie Paola Hofmann. Due volti giovani a incarnare la terza generazione di vignaioli, che ha portato in Cantina una nuova ventata di energia.

Quasi cinquant’anni di vita sono passati sui vigneti di proprietà della famiglia Mastio Hoffmann, che non soffrono il passare del tempo. Anzi, si sono affacciati al nuovo decennio pronti ad affrontare le sfide più contemporanee. Nel 2019 la cantina si è rinnovata, trasformandosi restando sempre fedele ai suoi principi. Il primo cambiamento è stato un’apertura ad altre sfumature del mondo vino. Accanto al Cannonau è arrivato prima il Vermentino, poi il Montepulciano e il Sangiovese, oggi utilizzati per alcuni blend di grande raffinatezza. Oggi gli ettari totali sono 7, per una capacità produttiva di circa 40mila bottiglie.



WsStaticBoxes WsStaticBoxes