Sassari, un aiuto da altri ospedali per la donna col carcinoma
Avrebbe dovuto attendere almeno due mesi per essere operata in città. Dopo l’appello sull “Nuova” Lanusei e il Mater Olbia si sono offerti di accoglierla
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SASSARI. Se la Smac di Sassari deve fare i conti con le sale operatorie sold-out, e le pazienti con un tumore al seno si ritrovano con attese di due mesi prima di un intervento chirurgico, ecco che una mano arriva dagli altri ospedali del territorio. Maria Grazia Satta, la donna di 59 anni con carcinoma mammario diagnosticato a settembre scorso, ieri è stata contattata sia dall’equipe dell’ospedale di Lanusei sia da quella del Mater Olbia.
Il dottor Luigi Ferrai si è detto disponibile a prendere in carico la paziente in tempi ben più rapidi rispetto ai 60 giorni prospettati dall’Aou di Sassari. Una ciambella di salvataggio anche dal dottor Franco Meloni del Mater. Ha fissato un appuntamento alla donna sassarese che oggi si presenterà a Olbia per svolgere una serie di accertamenti necessari per la successiva asportazione chirurgica del tumore. Si parla di tempi strettissimi, con l’intervento fissato nell’arco di una decina di giorni.
Maria Grazia Satta aveva raccontato la sua esperienza nelle pagine della Nuova Sardegna. Aveva parlato di una unità super efficiente, la Smac di Sassari, appunto, che l’aveva presa in carico e che nell’arco di due settimane era arrivata alla diagnosi completa. Visite specialistiche, esami strumentali, ecografia, mammografia, un iter rapidissimo che poi si ingolfa nel momento in cui bisogna ricorrere alla chirurgia. Le sale operatorie dell’Aou non bastano a coprire la domanda di tutti gli altri reparti, soprattutto di quelli che lavorano in regime di urgenza. E la Smac, sebbene abbia una fascia di utenza oncologica, non rientra in quella categoria, e dunque i propri pazienti finiscono in fondo alla liste, superati anche da quaranta prenotazioni, come nel caso di Maria Grazia Satta. «Ora, solo chi ha avuto un cancro sa che dopo la diagnosi infausta il pensiero è che venga tolto al più presto e che si inizino subito le terapie oncologiche – ha detto Maria Grazia Satta –. Ma è possibile che si informi la popolazione sui benefici della prevenzione e poi non ci siano risposte adeguate per la risoluzione dei casi? Devo passare le giornate a cercare cliniche nella penisola che abbiano liste più snelle? Devo convivere ancora per quanto tempo con un mostro che mi consuma da dentro? Oltre il fisico quanto ne risente la mia psiche?». L’Aou di Sassari, da parte sua, ha ammesso le criticità, peraltro impossibili da risolvere nel breve periodo a causa dell’emergenza Covid. «Sono 81, da aprile, le donne operate per tumore al seno grazie all'attivazione di sedute operatorie in regime di prestazioni aggiuntive, avviate per ridurre la lista d'attesa. E ancora, una tempistica di attesa tra diagnosi e intervento chirurgico che si attesa intorno ai due mesi, con circa 48 pazienti in lista (31 ottobre). Ma purtroppo la presenza ancora del Covid limita l’operatività chirurgica e assorbe notevoli risorse». (lu.so.)
Il dottor Luigi Ferrai si è detto disponibile a prendere in carico la paziente in tempi ben più rapidi rispetto ai 60 giorni prospettati dall’Aou di Sassari. Una ciambella di salvataggio anche dal dottor Franco Meloni del Mater. Ha fissato un appuntamento alla donna sassarese che oggi si presenterà a Olbia per svolgere una serie di accertamenti necessari per la successiva asportazione chirurgica del tumore. Si parla di tempi strettissimi, con l’intervento fissato nell’arco di una decina di giorni.
Maria Grazia Satta aveva raccontato la sua esperienza nelle pagine della Nuova Sardegna. Aveva parlato di una unità super efficiente, la Smac di Sassari, appunto, che l’aveva presa in carico e che nell’arco di due settimane era arrivata alla diagnosi completa. Visite specialistiche, esami strumentali, ecografia, mammografia, un iter rapidissimo che poi si ingolfa nel momento in cui bisogna ricorrere alla chirurgia. Le sale operatorie dell’Aou non bastano a coprire la domanda di tutti gli altri reparti, soprattutto di quelli che lavorano in regime di urgenza. E la Smac, sebbene abbia una fascia di utenza oncologica, non rientra in quella categoria, e dunque i propri pazienti finiscono in fondo alla liste, superati anche da quaranta prenotazioni, come nel caso di Maria Grazia Satta. «Ora, solo chi ha avuto un cancro sa che dopo la diagnosi infausta il pensiero è che venga tolto al più presto e che si inizino subito le terapie oncologiche – ha detto Maria Grazia Satta –. Ma è possibile che si informi la popolazione sui benefici della prevenzione e poi non ci siano risposte adeguate per la risoluzione dei casi? Devo passare le giornate a cercare cliniche nella penisola che abbiano liste più snelle? Devo convivere ancora per quanto tempo con un mostro che mi consuma da dentro? Oltre il fisico quanto ne risente la mia psiche?». L’Aou di Sassari, da parte sua, ha ammesso le criticità, peraltro impossibili da risolvere nel breve periodo a causa dell’emergenza Covid. «Sono 81, da aprile, le donne operate per tumore al seno grazie all'attivazione di sedute operatorie in regime di prestazioni aggiuntive, avviate per ridurre la lista d'attesa. E ancora, una tempistica di attesa tra diagnosi e intervento chirurgico che si attesa intorno ai due mesi, con circa 48 pazienti in lista (31 ottobre). Ma purtroppo la presenza ancora del Covid limita l’operatività chirurgica e assorbe notevoli risorse». (lu.so.)
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