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Jo Coda: «I personaggi di successo incoraggiano chi ha paura»

Jo Coda, 57 anni, regista
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Jo Coda, 57 anni, regista

Il regista che lavora e vive a Cagliari: "Ogni coming out è benvenuto perché rappresenta un segnale di apertura"

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SASSARI. «Ogni coming out è benvenuto perché rappresenta un segnale di apertura e di incoraggiamento, soprattutto quando ricopri un ruolo pubblico e hai responsabilità puoi aiutare chi vuole farlo ma ha paura. Per questo dico bene, benissimo, all’ex ministro Spadafora, a Matano, come anche Tiziano Ferro alcuni fa. Il loro gesto serve a fare capire, perché purtroppo ce n’è ancora bisogno, che l’orientamento sessuale non condiziona il tuo successo e se sei gay o lesbica puoi diventare un grande cantante, politico, giornalista o quello che ti pare, come chi è etero. Personalmente non mi sono mai preoccupato di fare coming out, ero un ragazzo curioso, sono andato avanti per la mia strada».

Il regista cagliaritano Giovanni (Jo) Coda, 57 anni, invita però a non perdere di vista chi non ha la stessa forza o gli stessi strumenti, culturali ed economici: «Bisogna ricordarsi dei ragazzi e delle ragazze di provincia, che vivono in contesti piccoli e arretrati e non sono tutelati. Fare coming out espone agli sguardi, agli insulti e non tutti hanno la forza di reagire».

Il regista ricorda la vicenda dolorosissima di Jamey Rodemeyer, youtubber e attivista americano: «Fece coming out a scuola, divenne popolare con i video contro il bullismo. Nel 2011, a 14 anni, si suicidò a seguito di atti di cyberbullismo omofobico messi in atto nei suoi confronti da coetanei. Per questo – aggiunge Jo Coda – bisogna proteggere i ragazzi e le ragazze, mai farli sentirli soli. Ed estirpare l’omofobia. I giovani, la maggior parte, sono pronti, l’Italia no. Siamo un Paese di geni e di inventori ma anche profondamente bigotto, che non riflette l’epoca in cui viviamo. Se il Parlamento fosse composto dai giovani, il Ddl Zan non sarebbe stato neppure pensato perché nessuno avrebbe sentito il bisogno di stabilire regole sul rispetto della dignità. Invece quel Ddl, assolutamente necessario, è stato affossato in una delle giornate più avvilenti della storia del Parlamento: è stato sgradevole e mortificante vedere senatori ridere sguaiati e abbracciarsi, festeggiare sul dolore altrui».

Ma è proprio dallo sdegno generato da quelle risate che si può e si deve ripartire. Jo Coda è da sempre impegnato sul tema dell’omofobia. Porta la sua firma “Il rosa nudo” film sperimentale del 2013 ispirato alla vita di Pierre Seel: arrestato dai nazisti all'età di 17 anni con l'accusa di omosessualità, fu torturato e violentato, costretto ad assistere impotente all'atroce morte del suo compagno. Alla liberazione non parlò con nessuno della sua drammatica esperienza, si sposò ed ebbe tre figli. Ma poi , indignato dai violenti attacchi contro i gay da parte del vescovo di Strasburgo, decise di scrivere la sua autobiografia e di denunciare le atrocità subite. «Chi subisce insulti per il proprio orientamento sessuale dovrebbe trasformare le offese in qualcosa di diverso e andare avanti – dice Coda –ma non per tutti è semplice, anzi. Tanti muoiono dentro, altri scappano lontano per sentirsi liberi. Non è giusto, è una sconfitta per tutti». (si. sa.)
 

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