Tecnologia troppo cara: chiudono tante piccole tv
Il sistema promette un segnale più chiaro e stabile ma molto più costoso Chiesto l’intervento urgente della Regione: in ballo decine di posti di lavoro
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SASSARI. E’ il giorno dello switch-off, termine inglese che rende un po’ meno amaro l’italianissimo spegnimento. Oggi l’Isola sarà la prima regione italiana a avviare il passaggio al digitale televisivo di seconda generazione. Una rivoluzione a tappe (si comincerà nel Cagliaritano per poi salire verso il Sassarese) che come tutte le rivoluzioni promette un futuro radioso ma non sarà indolore. Il passaggio, oltre a mettere fuori gioco tantissimi apparecchi televisivi ancora funzionanti anche se un po’ datati, rischia di spegnere la voce di una ventina di piccole e medie emittenti locali.
Tutto nasce dalla necessità di trovare spazio nelle frequenze fino a ieri utilizzate dalle televisioni locali per i servizi della telefonia 5G. Di fatto il governo - su sollecitazione dell’Unione Europea - ha deciso di trasformare quella che era un’autostrada a quattro corsie in una provinciale destinando una buona metà della carreggiata ad altri scopi. Le frequenze sono state concentrate e date in concessione a due grandi gruppi nazionali che si sono assicurati la gestione di tutti i ponti radio del Paese. In Sardegna l’appalto è stato vinto da EI Towers, un colosso che ha in pancia anche le ex torri Mediaset e che ha sede e Lissone, in Lombardia. La società sarà il punto di riferimento per le emittenti regionali ma a un costo che non tutte si possono permettere. Il passaggio alla nuova tecnologia, infatti, se da un lato assicura un segnale più chiaro e stabile dall’altro ha un prezzo decisamente più alto. Si parla di 50 mila euro più Iva per le emittenti a carattere regionale (quelle cosidette di primo livello) con uno “sconto” per le più piccole: quelle cittadine o provinciali. Il problema è che in Sardegna questo secondo livello è stato riconosciuto solo per la provincia di Nuoro. Le emittenti cagliatane, sassaresi, oristanesi e della Gallura rientrano tutte nella prima fascia. E dunque non hanno alternative: chi vuole continuare a trasmettere deve mettere mano al portafoglio e pagare il nuovo servizio. Quante ci riusciranno? Al momento solo le grandi hanno firmato il contratto (parliamo di Videolina, Sardegna 1, Tcs, Telesardegna e poche altre) ma decine di emittenti, alcune anche storiche, hanno annunciato la resa. Alcune chiuderanno, altre sperano nell’intervento il zona Cesarini della politica, qualcuna sta organizzando il passaggio al web. Una situazione che nessuno aveva previsto e che fa della Sardegna un laboratorio di quello che succederà nei prossimi mesi in campo nazionale.
Un grande pasticcio anche perchè i tempi per cercare un rimedio sono molto stretti. Già oggi lo switch-off interesserà Cagliari e l’area metropolitana, nei prossimi giorni sarà la volta dell’Oristanene e poi, il 23 novembre, del Sassarese. Un problema del quale si è fatto portavoce solitario il consigliere regionale del M5s Alessandro Solinas che ha ha presentato una mozione per chiedere l’intervento del Presidente della Regione e della Giunta. «Non possiamo accettare– ha detto – che la Regione resti a guardare mentre tanti voci verranno messe a tacere per effetto di un meccanismo che necessita di urgenti correttivi».
«Inspiegabilmente – ha concluso – per la Sardegna è stato previsto il secondo Livello solo per le province di Nuoro e Ogliastra. Bisogna intervenire subito per salvaguardare tanti posti di lavoro e per tutelare il diritto all'informazione dei cittadini sardi». (a.l.)
Tutto nasce dalla necessità di trovare spazio nelle frequenze fino a ieri utilizzate dalle televisioni locali per i servizi della telefonia 5G. Di fatto il governo - su sollecitazione dell’Unione Europea - ha deciso di trasformare quella che era un’autostrada a quattro corsie in una provinciale destinando una buona metà della carreggiata ad altri scopi. Le frequenze sono state concentrate e date in concessione a due grandi gruppi nazionali che si sono assicurati la gestione di tutti i ponti radio del Paese. In Sardegna l’appalto è stato vinto da EI Towers, un colosso che ha in pancia anche le ex torri Mediaset e che ha sede e Lissone, in Lombardia. La società sarà il punto di riferimento per le emittenti regionali ma a un costo che non tutte si possono permettere. Il passaggio alla nuova tecnologia, infatti, se da un lato assicura un segnale più chiaro e stabile dall’altro ha un prezzo decisamente più alto. Si parla di 50 mila euro più Iva per le emittenti a carattere regionale (quelle cosidette di primo livello) con uno “sconto” per le più piccole: quelle cittadine o provinciali. Il problema è che in Sardegna questo secondo livello è stato riconosciuto solo per la provincia di Nuoro. Le emittenti cagliatane, sassaresi, oristanesi e della Gallura rientrano tutte nella prima fascia. E dunque non hanno alternative: chi vuole continuare a trasmettere deve mettere mano al portafoglio e pagare il nuovo servizio. Quante ci riusciranno? Al momento solo le grandi hanno firmato il contratto (parliamo di Videolina, Sardegna 1, Tcs, Telesardegna e poche altre) ma decine di emittenti, alcune anche storiche, hanno annunciato la resa. Alcune chiuderanno, altre sperano nell’intervento il zona Cesarini della politica, qualcuna sta organizzando il passaggio al web. Una situazione che nessuno aveva previsto e che fa della Sardegna un laboratorio di quello che succederà nei prossimi mesi in campo nazionale.
Un grande pasticcio anche perchè i tempi per cercare un rimedio sono molto stretti. Già oggi lo switch-off interesserà Cagliari e l’area metropolitana, nei prossimi giorni sarà la volta dell’Oristanene e poi, il 23 novembre, del Sassarese. Un problema del quale si è fatto portavoce solitario il consigliere regionale del M5s Alessandro Solinas che ha ha presentato una mozione per chiedere l’intervento del Presidente della Regione e della Giunta. «Non possiamo accettare– ha detto – che la Regione resti a guardare mentre tanti voci verranno messe a tacere per effetto di un meccanismo che necessita di urgenti correttivi».
«Inspiegabilmente – ha concluso – per la Sardegna è stato previsto il secondo Livello solo per le province di Nuoro e Ogliastra. Bisogna intervenire subito per salvaguardare tanti posti di lavoro e per tutelare il diritto all'informazione dei cittadini sardi». (a.l.)
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