Impegno dell’ateneo sassarese per la ricerca e l’innovazione
di Roberto Sanna
La cerimonia ufficiale al Verdi alla presenza della presidente del Senato e del governatore: Solinas ha rilanciato la proposta di congelare il numero chiuso nella facoltà di Medicina
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SASSARI. L’anno accademico della ripartenza è stato ufficialmente inaugurato poco dopo le 13, al termine di una mattinata solenne al Teatro Verdi. Il rettore Gavino Mariotti, che lo scorso anno, appena eletto, aveva dovuto sottostare alle restrizioni della pandemia, quest’anno ha voluto celebrare con le massime autorità l’inizio di quello che per l’Ateneo sassarese sarà l’anno accademico numero 460: a dare il via alla mattinata è stato l’intervento della presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, al quale è seguito quello del presidente della Regione Christian Solinas. Interventi sempre aperti dalle parole di vicinanza alle famiglie duramente colpite dal maltempo di domenica, che ha avuto conseguenze pesantissime e in qualche caso anche tragiche.
Una cerimonia molto istituzionale, nella quale solo, come da programma, i rappresentanti della goliardia sassarese sono usciti dai binari. La presidente del Senato aveva fatto sapere sin da prima mattina che non avrebbe rilasciato alcuna dichiarazione extra, poi Christian Solinas e Gavino Mariotti hanno voluto ribadire il forte legame che unisce la Regione e gli atenei sardi in una collaborazione che spazia su diversi fronti, dallo sviluppo, all’economia, alla ricerca e all’autonomia «Soprattutto in un momento come questo, segnato da due anni particolarmente duri – ha detto Solinas – che hanno modificato il nostro modo di vivere. In questa situazione i nostri atenei hanno contribuito, col loro operato a distanza, a tenere vivi tanti giovani e le loro famiglie rivestendo ancora una volta un ruolo fondamentale di motore del territorio». «Le nostre Università e la Regione devono marciare nella stessa direzione per consentire alla Sardegna di essere soggetti e non oggetto – ha aggiunto –, un’unione fondamentale per la nostra crescita economica». Il presidente della Regione si è soffermato anche sulla storia dell’Ateneo sassarese (che ha preso il via nel 1562 come Collegio di studi dei gesuiti per poi ricevere il grado universitario nel 1617 con le facoltà di Filosofia e Teologia) anche per sottolineare il ruolo fondamentale che può ricoprire: «L’Università di Sassari investe tantissimo nella ricerca, che in questo momento è un settore chiave – ha detto –. E l’Università è un luogo dove si sperimenta e ci si confronta, un ente che sa essere protagonista nella consapevolezza dell’identità e dell’autonomia. La cultura sarda è una forza regolatrice di tutto il sistema verso l’autonomia, che ribalti il rapporto con lo Stato che purtroppo è stato concepito troppo spesso in maniera subalterna». Infine Christian Solinas ha toccato il punto dolente della sanità sarda rivolgendosi alla presidente del Senato: «La carenza di medici ci sta mettendo in difficoltà. E’ evidente che c’è stato un errore di programmazione, e adesso serve una normativa di emergenza alla quale va anche unita una programmazione a medio e lungo termine».
«L’inaugurazione di un nuovo anno accademico, per sua natura, ispira sentimenti di rinascita e di ripartenza, portando con sé nuove prospettive – ha detto il rettore Gavino Mariotti all’inizio del suo intervento, incentrato soprattutto su quanto Uniss ha saputo produrre nel primo anno del suo mandato –. L’Università di Sassari si appresta ad affrontare questo nuovo inizio, basando la sua azione su tre direttrici: comunità, territorio e rilancio. Direttrici che costituiscono gli anelli di una catena in grado di esprimere pienamente il senso della nostra impostazione strategica e operativa sistemica». «L’impostazione di una nuova alleanza tra l’Università di Sassari e gli attori del proprio sistema territoriale, ci consente di essere maggiormente incisivi rispetto ad alcune dimensioni di crescita e sviluppo, con positive ripercussioni – ha aggiunto – sul contesto socioeconomico del Nord Sardegna e dell’intera isola. La concretezza di tale alleanza si rinviene soprattutto nella dimostrata capacità di saper individuare nuovi punti di convergenza tra reti locali e reti globali, oltre che nell’attivazione di innovativi processi di valorizzazione delle nostre tante specificità. Il nostro impegno è volto a far sì che un investimento su tali asset, che avevo anticipati nel mio programma elettorale, possa condurre in breve tempo a configuraree una “dorsale dell’economia regionale incardinata nel sistema accademico”, capace di consentire al nostro territorio di progredire nei diversi campi in cui disponiamo di un notevole potenziale di crescita».
Una cerimonia molto istituzionale, nella quale solo, come da programma, i rappresentanti della goliardia sassarese sono usciti dai binari. La presidente del Senato aveva fatto sapere sin da prima mattina che non avrebbe rilasciato alcuna dichiarazione extra, poi Christian Solinas e Gavino Mariotti hanno voluto ribadire il forte legame che unisce la Regione e gli atenei sardi in una collaborazione che spazia su diversi fronti, dallo sviluppo, all’economia, alla ricerca e all’autonomia «Soprattutto in un momento come questo, segnato da due anni particolarmente duri – ha detto Solinas – che hanno modificato il nostro modo di vivere. In questa situazione i nostri atenei hanno contribuito, col loro operato a distanza, a tenere vivi tanti giovani e le loro famiglie rivestendo ancora una volta un ruolo fondamentale di motore del territorio». «Le nostre Università e la Regione devono marciare nella stessa direzione per consentire alla Sardegna di essere soggetti e non oggetto – ha aggiunto –, un’unione fondamentale per la nostra crescita economica». Il presidente della Regione si è soffermato anche sulla storia dell’Ateneo sassarese (che ha preso il via nel 1562 come Collegio di studi dei gesuiti per poi ricevere il grado universitario nel 1617 con le facoltà di Filosofia e Teologia) anche per sottolineare il ruolo fondamentale che può ricoprire: «L’Università di Sassari investe tantissimo nella ricerca, che in questo momento è un settore chiave – ha detto –. E l’Università è un luogo dove si sperimenta e ci si confronta, un ente che sa essere protagonista nella consapevolezza dell’identità e dell’autonomia. La cultura sarda è una forza regolatrice di tutto il sistema verso l’autonomia, che ribalti il rapporto con lo Stato che purtroppo è stato concepito troppo spesso in maniera subalterna». Infine Christian Solinas ha toccato il punto dolente della sanità sarda rivolgendosi alla presidente del Senato: «La carenza di medici ci sta mettendo in difficoltà. E’ evidente che c’è stato un errore di programmazione, e adesso serve una normativa di emergenza alla quale va anche unita una programmazione a medio e lungo termine».
«L’inaugurazione di un nuovo anno accademico, per sua natura, ispira sentimenti di rinascita e di ripartenza, portando con sé nuove prospettive – ha detto il rettore Gavino Mariotti all’inizio del suo intervento, incentrato soprattutto su quanto Uniss ha saputo produrre nel primo anno del suo mandato –. L’Università di Sassari si appresta ad affrontare questo nuovo inizio, basando la sua azione su tre direttrici: comunità, territorio e rilancio. Direttrici che costituiscono gli anelli di una catena in grado di esprimere pienamente il senso della nostra impostazione strategica e operativa sistemica». «L’impostazione di una nuova alleanza tra l’Università di Sassari e gli attori del proprio sistema territoriale, ci consente di essere maggiormente incisivi rispetto ad alcune dimensioni di crescita e sviluppo, con positive ripercussioni – ha aggiunto – sul contesto socioeconomico del Nord Sardegna e dell’intera isola. La concretezza di tale alleanza si rinviene soprattutto nella dimostrata capacità di saper individuare nuovi punti di convergenza tra reti locali e reti globali, oltre che nell’attivazione di innovativi processi di valorizzazione delle nostre tante specificità. Il nostro impegno è volto a far sì che un investimento su tali asset, che avevo anticipati nel mio programma elettorale, possa condurre in breve tempo a configuraree una “dorsale dell’economia regionale incardinata nel sistema accademico”, capace di consentire al nostro territorio di progredire nei diversi campi in cui disponiamo di un notevole potenziale di crescita».
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