Il parroco di San Teodoro assolve i pellegrinaggi

Don Alessandro Cossu replica alle accuse di don Tamponi: «Aiutano a crescere nella fede»

OLBIA. Le sue parole sono state come un terremoto. Dalla Gallura il caso è diventato direttamente nazionale. Dopo l’intervista rilasciata alla Nuova Sardegna sul focolaio partito all’indomani del pellegrinaggio a Medjugorje, don Francesco Tamponi, direttore responsabile dell’Ufficio beni culturali ecclesiastici della Sardegna, giovedì sera è apparso in collegamento anche su Rai3, ospite di Geppi Cucciari a Che Succ3de?. In tv don Tamponi è tornato a ribadire con forza la sua posizione. «La Gallura è stata colpita da un cluster portato in nome della Madonna» ha detto. E poi un nuovo attacco a chi incentiva e organizza i pellegrinaggi a Medjugorje, già definiti «una gigantesca macchina da soldi». Parole che dividono e che trovano sia consensi che critiche. Molti altri sacerdoti, in ogni caso, preferiscono non intervenire e non salire sul ring della polemica. Invece don Alessandro Cossu, parroco di San Teodoro e famoso per le rivisitazioni dei grandi classici pop in chiave religiosa, ha voluto dire la sua. Su YouTube, il canale da lui preferito, ha pubblicato un videomessaggio girato sulla spiaggia della Cinta in cui difende i pellegrinaggi al cospetto delle statue mariane. «Ci tengo a dire che sono vaccinato e che sono molto prudente e attento – specifica subito il sacerdote –. Dobbiamo dare ascolto a chi ne sa più di noi, io mi fido della sanità e di chi ha studiato la medicina. Però vorrei anche dire che io sono frutto dei pellegrinaggi. Lo è la mia vocazione. Sono favorevole: non è né superstizione né devozione negativa. La mia crescita spirituale è stata grazie ai pellegrinaggi a Lourdes, a Fatima, a Medjugorje e in tanti altri luoghi». Poi la difesa dell’agenzia olbiese che aveva organizzato il viaggio conclusosi con decine di positivi al coronavirus. «Per spezzare una lancia a favore di Renata Travel, dico che i pellegrinaggi non sono negativi e che non sono il motivo della diffusione del Covid – prosegue il parroco –. Sinceramente parlando, mi trovo spesso a viaggiare. Cosa dovremmo dire degli aerei, dei bus, delle navi, dei locali? Dovremmo condannare tutti? Credo che il pellegrinaggio sia un motivo in più per stare attenti, ma non vuol dire che non si debbano fare. In questo periodo ne ho fatti due: in uno eravamo in mille e nell’altro quasi cento. Grazie a Dio è andato tutto bene, perché siamo stati prudenti. Non si può condannare un’agenzia che ha fatto il suo dovere e che è stata molto attenta nel far rispettare le regole. Ma il Covid purtroppo c’è. Allora bisognerebbe richiudere tutto. Sono favorevole al tornare pian piano alla normalità, stando però sempre attenti. Smettiamola di condannare i pellegrinaggi. Siamo tutti colpevoli se qualche volta abbassiamo la guardia».

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