La Nuova Sardegna

Dati in peggioramento ma l’isola resta sicura

di Claudio Zoccheddu
Dati in peggioramento ma l’isola resta sicura

Balzo dell’indice Rt e del numero dei nuovi casi ogni 100mila persone  Segnalati 129 contagi ma i ricoveri restano sotto la soglia di saturazione

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SASSARI. Durante le prime fasi della pandemia era uno degli indicatori in grado di far scattare l’allarme rosso e determinare restrizioni o addirittura chiusure. Negli ultimi tempi l’indice Rt, quello che misura la trasmissibilità del virus sui soggetti sintomatici, è passato di moda ed è stato sostituito da parametri più pratici e comprensibili. È forse per questo motivo che l’impennata dell’Rt in Sardegna è passata sotto traccia e non ha determinato alcun allarme o cambio di rotta. La validità del calcolo, tuttavia, resta. E la Sardegna ha il terzo indice Rt più alto d’Italia, secondo i dati prodotti dall’ultimo monitoraggio dell’Istituto superiore di sanità: 1.43. Peggio hanno fatto solo la Provincia autonoma di Bolzano e il Friuli Venezia Giulia, entrambe stabilizzate nell’ultima settimana sull’1.45. L’isola, dunque, è sicuramente una delle regioni sotto osservazione perché la circolazione virale dovrebbe aumentare più velocemente rispetto alle zone in cui l’indice di trasmissibilità è più basso.

I parametri verdi. L’impennata dell’indice Rt è dimostrato nella pratica dall’aumento dei contagi, ormai stabilmente sopra i cento casi giornalieri, ma non inciderà in alcun modo sulle possibili restrizioni. Ora i parametri per il cambio di colore sono altri, come numero dei positivi ogni 100mila abitanti che non deve superare le 50 unità. Ma la Sardegna, secondo le rilevazioni della Fondazione Gimbe effettuate tra il 3 e il 16 novembre, ha raggiunto quota 63, ben al di sopra della soglia. Un numero che però cala quando si restringe a sette giorni il riferimento temporale, come dimostra l’ultimo bollettino diffuso dall’Istituto superiore di Sanità che, tra il 12 e il 19 novembre ha stimato in 40,8 casi ogni 100mila abitanti l’incidenza settimanale del virus in Sardegna. E, ovviamente, è solo il dato settimanale ad essere preso in considerazione.

A far dormire sonni tranquilli ci pensano anche gli altri due parametri, abbondantemente sotto la soglia imposta dal Governo: secondo i dati raccolti il 19 novembre il tasso di occupazione delle terapie intensive nell’isola è fermo al 5 per cento mentre quello delle aree mediche si è stabilizzato al 3 per cento. Perché si possa parlare di rischio saturazione la terapie intensive devono superare il 10 per cento e le aree mediche il 15 per cento.

Il bollettino. In Sardegna nelle ultime 24 ore è stato registrato un decesso, si tratta di un 79enne residente nella provincia di Sassari, e sono stati confermati 129 nuovi casi di positività al Covid, sulla base di 3.054 persone testate. Sono stati processati in totale, fra molecolari e antigenici, 11.022 test che hanno portato il tasso di positività all'1,1 per cento, in netto calo rispetto a ieri. I pazienti ricoverati nei reparti di terapia intensiva sono 9 (1 in meno di ieri), mentre quelli in area medica sono 50 (6 in più rispetto all’ultima comunicazione). Crescono anche le persone in isolamento domiciliare, 2.139 sin tutta l’isola, 60 in più nelle ultime 24 ore. La diffusione del virus su base territoriale è stata più capillare nella provincia di Sassari, dove sono stati segnalati 52 nuovi casi. Nell’area della Città metropolitana di Cagliari i nuovi positivi sono invece 36, nel Sud Sardegna i nuovi contagi sono stati 22, mentre a Nuoro, 15, e a Oristano, 4, i contagi sono in netto calo.

Vaccini. L’isola resta nel gruppo delle regioni virtuose nella somministrazione dei vaccini. Eppure le ottime percentuali registrate nella prima fase della vaccinazione rischiano di essere vanificate da quella della terza dose, in cui la Sardegna è in netto ritardo rispetto al trend nazionale. Escludendo quella che ormai tutti chiamano “dose booster”, i dati sulle somministrazioni dicono che oltre il 90 per cento della popolazione over 60 ha ricevuto la seconda dose, con un picco del 93,9 per cento nella fascia d’età compresa tra i 70 e i 79 anni. La percentuale totale dei sardi che hanno effettuato le prime due dosi di vaccino è del 78,2 per cento, contro una media nazionale del 73,9 per cento. I dati diventano però decisamnente meno lusinghieri quando le percentuali sono riferite alle somministrazioni delle terze dosi, ferme nell’isola al 46,9 per cento contro una media nazionale del 53,3 per cento. A dare una spinta alle inoculazioni delle terze dosi potrebbe sicuramente contribuire l’apertura delle prenotazioni alla fascia d’età compresa tra i 40 e i 59 anni che, da mercoledì, potranno accedere nuovamente agli hub vaccinali per ricevere l’ultima dose di vaccino.

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