«A 55 anni faccio la modella: invecchiare è una bellezza»

Valeria Sechi, cinque figli, alle spalle una vita complicata e tanti lavori umili Poi la svolta: «Ricomincio da me e rappresento tutte le donne “invisibili”»

SASSARI. Le ventenni in felpa e micro shorts l’hanno squadrata da capo a piedi per poi sentenziare: «Beh però, per l’età che hai sei ancora figa». L’età che ha Valeria Sechi è 55 anni, un’età da mamma, da zia, da «sciura milanese con gonna al ginocchio e tacco 5»: non l’età di una modella che insieme a un gruppo di poco più che adolescenti fa veloci cambi d’abito in un furgone durante un servizio fotografico. E invece Valeria Sechi modella lo è da 5 anni, dopo essere stata commessa, donna delle pulizie, operaia agricola, venditrice nei mercati rionali e porta a porta, telefonista, fattorino e tanti altri lavori, oltre che moglie (per più di 25 anni) e mamma di cinque figli, tre femmine e due maschi tra i 16 e i 30 anni. Valeria è una modella nonostante le prime proposte ricevute (e rifiutate) fossero pubblicità di pannoloni per l’incontinenza, montascale e adesivi per dentiere. «E sai perché? Perché dopo i 50 le donne sono viste come quelle che perdono i denti, non riescono a salire le scale da sole e se la fanno anche addosso. Ma quando mai... Io voglio testimoniare che invecchiare è un privilegio, che le donne over 50 hanno un’infinità di cose da dare e da fare, che “ormai è tardi” non esiste perché forse il meglio deve ancora venire. Io a 50 anni mi sono accorta che stavo per rientrare nella categoria delle invisibili, come tutte le donne della mia età considerate “anzianotte” e ignorate dalla moda e dalla pubblicità: perché a promuovere le creme antirughe sono modelle di 20 anni che le rughe non sanno neanche cosa siano? È una presa per.... i fondelli. Allora mi sono lanciata, sperando che il paracadute si aprisse. È andata, ho iniziato a fare la modella over anta con il mio sedere poco tonico, il seno non pervenuto e la pancia di 5 tagli cesarei. Ma sono io».

Più di 30 anni fa. Valeria Sechi arriva da Carbonia e i suoi primi 23 anni li ha trascorsi a Cagliari. «Quando ho conosciuto il mio futuro marito, in Sardegna per il servizio militare, ero convinta che fosse solo l’amore a spingermi a seguirlo, in realtà – ma l’ho capito dopo – non vedevo l’ora di andare via». La sua infanzia e adolescenza non sono state facili: «Mio padre era ludopatico, spendeva ogni centesimo al gioco. Era mia madre con il suo stipendio da insegnante a tenere in piedi la famiglia. Non l’ha mai lasciato e io l’ho incolpata per non averlo fatto, per averci fatto vivere tra sfratti e ufficiali giudiziari. Poi da adulta ho iniziato a comprenderla, so quanto ha sofferto e che miracoli ha fatto. A 23 anni me ne sono andata con mio marito, ho ricominciato la mia vita a Brescia. Sognavo la famiglia stile Mulino Bianco, volevo tanti figli e dedicarmi a loro. Invece il passato mi ha inseguito e mi sono ritrovata con un uomo accanto molto diverso da quello che immaginavo e molto simile a mio padre. Spendaccione, incapace di gestire il denaro: per 30 anni ha inseguito i suoi sogni mentre io mettevo insieme il pranzo con la cena per i miei cinque figli. Ho fatto qualunque lavoro, anche il più umile. Quando ci staccavano la luce e portavano via i mobili ai ragazzi sorridevo, dicevo “domani andrà meglio”. Con pochi soldi cercavo di provvedere almeno all’essenziale, come cibo, quaderni e dentista, mia madre è stata bravissima a insegnarmi come si fa. Non so cosa sia una crema per il viso o per il corpo, un trattamento estetico, quando i capelli a 30 anni hanno iniziato a diventare grigi ho deciso di non tingerli: un po’ perché costava, un po’ perché quel grigiore era un segno di me, del tempo che passa e meno male che passa. Non li ho mai tinti neanche dopo, quando avrei potuto». A un certo punto però Valeria ha detto basta. «Ho compiuto 50 anni, davanti a me ho visto meno tempo di quello indietro. Ho chiuso con mio marito e sono andata via con i miei figli. Ne avevo 4 ancora a carico, abbiamo cambiato casa, ho trovato lavoro come fattorino, il mio primo posto fisso: 700 euro al mese, più gli extra con le pulizie nelle case. L’inizio della mia, la nostra rinascita».

Donne overanta. Ma non era abbastanza, perché dopo tanta fatica Valeria sentiva di dover fare qualcosa per se stessa: «Volevo dire che ci sono, esisto, come tutte le over 50 che lavorano, spendono, soffrono e vanno avanti con una forza incredibile. Siamo il motore di un paese che invecchia, dobbiamo stare al centro e non all’angolo». Ecco le prime foto, del viso e a figura intera, e le prime mail spedite a decine e decine di agenzia «senza filtri e photoshop, anzi con i difetti ben descritti caso mai non li notassero, come le gambe storte». Le immagini girano e dopo i primi rifiuti a pannoloni e roba simili, Valeria inizia a diventare popolare grazie alla pagina Instagram vale−greymodel dove pubblica le sue foto e di sè scrive: “La bellezza non ha età, mamma di 5 e ancora viva, spaccio ottimismo”. Nella pagina che oggi conta 17mila follower c’è spazio per il decalogo della rinascita, pezzo forte del blog “Materia grigia, il blog che ti valerizza”. A luglio Valeria Sechi si è licenziata: «Ho lasciato il posto fisso da fattorino, mia madre ha detto “sei pazza”». Ha aperto un’attività che si chiama Vipuntozero, accessori moda come borse, stole, fasce e abiti realizzati con materiali recuperati. E continua a sfilare «anche intimo per Calvin Klein», e a posare per aziende di abbigliamento e cosmetici, protagonista di copertine e campagne pubblicitarie internazionali. Senza paura, a 55 anni, di sentirsi bellissima.

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